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Salerno Il critico "ben temperato"

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M’è d’ obbligo rispondere alla letterina Natale inviatami dai docenti appartenenti al dipartimento di canto e teatro musicale del nostro conservatorio.


Il Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci” di Salerno ai cui maestri, Domenico Giordano, Giusto Pappacena e su tutti Vittorio Ambrosio devo l’incoraggiamento deciso e affettuoso ad intraprendere la strada della critica musicale, da qualche tempo sta divenendo specchio del pubblico salernitano, il quale pur rispettando il Totem della Cultura, è portato ad attribuire il preventivo assenso a coloro che gli vien detto incarnare tale obelisco.


La stampa è da tempo “rassegnata”, per non parlar delle pagine culturali e del gusto della recensione finemente tecnica, non di “colore”, che è ormai scomparsa da qualche decennio. La nostra testata, grazie alle larghe vedute, speziate da un briciolo d’incoscienza, del direttore Tommaso D’Angelo, ha fatto della recensione musicale, teatrale e d’arte una delle sue caratteristiche, ospitando, tra l’altro settimanalmente, “Vanità”, firmata da Rino Mele. Ebbene, la galleria degli spettacoli di Cronache del Mezzogiorno, in diverse occasioni è divenuta una specie di macigno provocante piccoli maremoti nella morta gora della cultura salernitana, sgretolando falsi miti cittadini creati da una stampa asservita e consenziente.


 Nelle maglie della pagina culturale del nostro quotidiano, è incappato anche lo spettacolo confezionato dal Conservatorio, “Caro Puccini”. Gentili docenti, nelle note introduttive del libretto di sala si legge che “L’evento rappresenta l’acme di una serie di programmazioni del nostro conservatorio” e ancora, che con questo spettacolo il “Conservatorio diventa finalmente anello di congiunzione tra la “scuola” e la “Professione”. Se questo è il preludio alla “Professione”, buonanotte ai suonatori! Nella recensione di “Caro Puccini”, ci siamo permessi unicamente di fotografare i fatti e neanche tutti. Conosco le condizioni del Conservatorio di Salerno, vi abbiamo ultimato gli studi al principio degli anni Novanta e, purtroppo, logisticamente non è cambiato assolutamente nulla. Sicuramente si è abbassato notevolmente il senso critico di docenti e allievi, unitamente all’umiltà nei confronti della Musica, che, allora, li contraddistingueva. La cara Musetta, Elena Memoli, ha addirittura avuto il coraggio di pubblicare una contro- recensione favorevole, naturalmente non firmata, riguardo “Caro Puccini”, sulle nostre stesse pagine, attraverso committenti di “Ave Maria” per il proprio matrimonio, e noi abbiamo lasciato fare anche questo “auto-incensamento” (ma non mette la testa sotto terra al solo pensiero?); ai saggi di canto vengono pretestuosamente presentati allievi dei primi anni a storpiare il duetto del fiore della Lakmè “Viens, Mallika, les lianes en fleurs… Dôme épais, le jasmin” o l’aria di sortita di Norina dal Don Pasquale. Ma dove si trova il fondo di questo oscuro baratro? La Musica, mi è stato sempre ripetuto dai miei maestri, è una cosa seria! Riguardo il docente Danilo Serraiocco, purtroppo solo supplente, certo che ho da meravigliarmi e applaudire: sono pochi gli insegnanti della nostra istituzione che suonano e sono in grado di affrontare “dignitosamente” il pubblico. Chiudo con la direttrice Cristina Galasso: il coro a bocca chiusa della Madame Butterfly era gnaulante e andava fermato, se effettivamente disunito dal malessere di una componente, sono pur sempre allievi e devono imparare il rispetto per la pagina, la giusta esecuzione e l’uditorio. Purtroppo, era gnaulante e inascoltabile anche l’esecuzione della Petite Messe Solennelle di Gioacchino Rossini a Sapri e si è scelto di non scriverne perché pregata di chiudere occhi ed orecchie sull’esecuzione dalla stessa direzione artistica dell’associazione promotrice del concerto e da alcuni docenti presenti in sala, basiti quanto me. D’altra parte, abbiamo ascoltato la stessa didatta Galasso gnaulare “Die Forelle” di Franz Schubert al Casinò Sociale di Salerno, accompagnata dalla pianista Anna Monacelli, in occasione del matrimonio del suo collega Adiutore Loffredo, celebrato da Giovanni Carlo Cuciniello. E qui il cerchio ha da chiudersi e senza ulteriori repliche. Unica raccomandazione: ricordate in ogni momento ai vostri allievi, che l’esibizione è un agone al quale partecipano musicisti e uditorio, che il giudizio dell’ascoltatore è sacro, ed è da tenere a mente in ogni momento che tra il pubblico ci può sempre essere qualcuno che intende qualcosina di musica, in grado di esprimere un giudizio tecnico. Buon anno e buon lavoro.


Olga Chieffi

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