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Randy Brecker: una tromba sopra le righe

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La Salerno Jazz Orchestra ha aperto la stagione 2009 riannodando le fila del discorso intorno alle strade maestre della tromba contemporanea. Dopo aver inaugurato la sua serie di eventi con Tom Harrell, il concerto di martedì sera, al teatro Verdi, è stato introdotto proprio da quel “Train Shuffle” con cui il trombettista dell’ Illinois ci aveva lasciato con la sua peculiare voce strumentale, rotonda, solida al flicorno ed estremamente suggestiva alla tromba, che suona con un timbro caldissimo, sostenendo un fraseggio elegante e fantasioso, dominato da una logica costruttiva infallibile che, a tratti, si apre in ampi squarci agitati da guizzi vertiginosi, pagina che ha acceso i riflettori su di un altro caposcuola di questo strumento, Randy Brecker.


Il cognome dei  Brecker e in particolare il nome di Randy, l’  “hi-tech virtuoso”, come è stato definito, ha creato la forma e il suono del jazz, del rhythm’n’blues e del funk rock da oltre tre decadi, accanto al ben più famoso e amato tenor sax degli Steps Ahead Michael. La fusion è noiosa. Esasperato tecnicismo, autocompiacimento di musicisti super-virtuosi senza un briciolo di ispirazione. Vero, in parte, del tutto falso come è stato dimostrato nel concerto salernitano in cui sono stati proposti dei particolari arrangiamenti di Vice Mendoza , Alan Baylock e Rich Shemaria. Randy Brecker, annunciato dal luminoso sorriso di Concita De Luca, ha esordito sul tema di “You’re in my heart”, in cui ha alimentato un dialogo fecondo, permeato di un astratto romanticismo il climax complessivo sfoderando la giusta dose di grinta nella bellissima versione di “Shanghigh”, per poi  con quel suo incedere asimmetrico, lo zigzagare a vista di piano e tromba e il ritmo sospeso, a galleggiare nell’aria. Dimenticatevi il Randy Brecker rockettaro versione Blood, Sweat & Tears, quello fusion legato ai gruppi di Larry Coryell e Billy Cobham, e quello screziato di funky dei popolari Brecker Brothers. Quello che si è poi ascoltato in “There’s a Mingus a Monkus” e “Free fall” è risultato essere il Brecker dalle salde radici bop, in possesso di una tecnica sopraffina che non ha esibito spudoratamente ma si è piegato docilmente al servizio di un solismo raramente così dolce, misurato ed intenso. In “Levitate” le coordinate son divenute colte ed intellettuali per una composizione di una bellezza non comune, le cui armonie, affidate a ben tre flauti ( difficile ad intonarsi per tre sassofonisti e un clarinetto) diventano anche intricati, senza però rinunciare ad una aperta e cristallina cantabilità, da parte di Randy Brecker, che sostenuta da un pavimento poco solido ha ceduto anch’essa nei confronti dell’intonazione. Un bel colpo di “Sponge”, per cancellare le “nuvole sonore” di evansiana memoria, ed ecco ritornare il Randy Brecker che tutti conosciamo dal fluido fraseggio e dalla scintillante sonorità, prima di chiudere con “Some Skunk Funk”  una pietra miliare di questo genere che non conoscendo rigidità ritmica, ha infiammato il pubblico in sala.


Se con Maurizio Giammarco e Peter Erskine, elegante batterista che ha suonato anche con i fratelli Brecker, avevamo applaudito una Salerno Jazz Orchestra pienamente agli ordini, fino ad assegnare una menzione alla sezione sax, in questo concerto abbiamo notato un certo lassismo da parte del direttore Stefano Giuliano, in particolare nella ricerca del suono delle varie sezioni che, nei brani in tempo lento, è venuta assolutamente a mancare, in particolare tra ance e legni e anche nei soli, in cui sono state prodotte “cascate” di note, alla ricerca di un effettistico virtuosismo, privo di corpo emozionale e “sonoro”. La caratteristica di Vice Mendoza è certamente quella di dare il giusto spazio a tutti i musicisti, manifestando una leggera predilezione per i chitarristi. In Massimo Barrella, una felicissima rivelazione, abbiamo notato qualche buon numero nei suoi misurati interventi in cui ha sbrigliato la fantasia solistica ad illuminare architetture sonore che sono sembrate create apposta per lui. Applausi per tutti e quale bis abbiamo ripreso il “Train shuffle” , questa volta con Brecker alla tromba che ci condurrà verso un nuovo evento della Salerno Jazz Orchestra con un invito al presidente del C.d.A. del nostro conservatorio, intravisto in sala, a dare il “La” per la costituzione di una simile formazione che così tanto successo riscuote nella nostra città.


Olga Chieffi


 

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