Positano News - Notizie della Costiera Amalfitana Penisola Sorrentina Campania - Positano News

Piccole gemme per violino e pianoforte

Più informazioni su

Domenica 1 febbraio l’Associazione “Antonio Vivaldi” ospita il duo composto dai giovanissimi Gennaro Cardaropoli e Pier Carmine Garzillo


 


 


Abituale appuntamento domenica 1 febbraio nell’auditorium delle scuole elementari “J.F.Kennedy” alle ore 19, con il cartellone dei concerti dell’Associazione “A.Vivaldi” di Sapri, presieduta da Antonio Marotta e Maria Cristina Branda. La serata vedrà protagonisti due giovanissimi musicisti, il dodicenne violinista Gennaro Cardaropoli, allievo del nostro conservatorio del M° Giuliano Bisceglia e il quattordicenne pianista Pier Carmine Garzillo, pupillo dell’alto magistero, volto alla ricerca della luce apollinea del tocco, del M° Francesco Nicolosi, i quali divideranno l’impegnativo programma. Ad inaugurare la “scaletta” dei brani, il concerto in La minore BWV 1041 di Johann Sebastian Bach. Quanto era stato preannunciato da Bach nelle parti solistiche dei Brandeburghesi, trova compimento nei concerti per violino, composti al solito con la doppia funzione di repertorio per solisti (e per questo in La minore pensiamo al violinista Joseph Spiess) e di esaurire tutte le risorse di uno strumento, prima di abbandonarlo e passare ad altro. Torna in questa pagina la forma vivaldiana del concerto in tre movimenti con l’introduzione di un nuovo, modernissimo tipo di scrittura. Il primo movimento vede un’alternanza simmetrica e perfetta tra solo e tutti, mentre l’Andante ha per protagonista il violino su di una figurazione ostinata del basso: una parte di primo piano che viene conservata nel terzo movimento, in movenze di giga. Caratteristico è senza dubbio il trattamento del tema, di volta in volta assorbito dal tutti o elaborato fino al suo totale esaurimento. Pier Carmine Garzillo proporrà, poi, all’esigente pubblico di Sapri, la Sonata in Fa minore op. 57 portata a termine da Ludwig van Beethoven nel 1805. Non mette conto, come sempre, interrogarsi sulla liceità del sottotitolo “Appassionata” escogitato postumo dall’editore Cranz di Amburgo e comunemente accolto da allora a designare questa composizione. La Sonata si articola in tre soli movimenti (manca lo Scherzo), ed una sorta di impressionante forza tellurica sembra scuotere i due movimenti estremi, conducendo il principio eminentemente beethoveniano dello scontro e dell’elaborazione dialettica dei temi a livelli di inaudita potenza espressiva. A far da mirabile contrasto con i due granitici movimenti veloci sta poi il sereno Andante con moto in Re bemolle maggiore, in cui un tema solenne come quello di un corale funge da pretesto per tre luminose variazioni.


Ancora in duo per il concerto in La minore n°1 di Jean-Baptiste Accolay , un insegnante belga di violino, violinista, direttore d’orchestra e compositore del periodo romantico. La sua composizione più conosciuta è certamente questa pagina in un solo movimento, un Allegro moderato. Scritto originariamente nel 1868 per violino e orchestra, il concerto in la minore composto nel 1868 è uno dei più interessanti concerti didattici per violino, ancora oggi studiato universalmente. Sebbene la sue richieste esecutive siano lievi, questo spontaneo e piacevole pezzo evidenzia uno dei grandi paradossi della musica, che il potere espressivo spesso deriva dal più semplice di mezzi tecnici.


Ancora il pianoforte solo, stavolta per lo studio n° 4 dell’op.1 di Franz Liszt. Per cogliere nel suo complesso l’importanza degli studi lisztiani, occorre innanzi tutto ricordare le sue eccezionali doti di virtuoso: tutti coloro che lo ascoltarono sono concordi nel sottolineare la forza straordinaria di un’esecuzione che era il risultato di tutta una serie di peculiarità mai riscontrate prima in un solo artista. In questa pagina l’autore è ancora tutto pervaso dalla tecnica brillante dell’inizio del secolo, quale era stata messa a punto da Clementi, Dussek, Hummel, Ries, Cramer e dal suo insegnante Carl Czerny, scale ascendenti e discendenti, arpeggi, accordi spezzati, tratti volubili che consentono un’esecuzione cristallina ed entusiasmante. Gran finale con il concerto op. III n° 6 RV 356 in La minore di Antonio Vivaldi. E’ questo il concerto che conclude il primo libro de’ “L’Estro Armonico”. L’Allegro iniziale denota subito una particolarità: tanto nel ritornello, quanto negli episodi solistici, le parti melodicamente prominenti si appropriano, in maniera sistematica, dell’appoggio ritmico della battuta, lasciando ai bassi un insistito commento acefalo, l’effetto di questa inversione dei ruoli è singolare e di notevole dinamicità. Nel successivo Largo, la linea del solista non è che una fioritura realizzata sulle note presenti nell’accompagnamento, mentre il Presto di chiusura ha il metro e le spigliate movenze dell’  “Ungarese”, generante un serrato dialogo fra il violino e il pianoforte risolto solo nella cadenza conclusiva.


 


Olga Chieffi


 


 


 

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Positano News, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.