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JEUX DE CRITIQUE Una domenica in musica

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Inaugurati i concerti del Conservatorio al Casinò sociale di Salerno, con il primo dei quindici appuntamenti che ci accompagneranno sino a giugno


Quando la stagione teatrale è nel suo pieno sviluppo, il critico è come il somarello che sotto la frusta cerca lungo il sentiero di strappare coi denti qualche foglia di lauro alle siepi. Correndo col suo taccuino da uno spettacolo all’altro, egli s’industria di comporre una frase, di definire un ricordo, di masticare una recensione. Domenica pomeriggio siamo intervenuti al Casinò sociale di Salerno che ha concesso la Sala Rossa per i concerti del Conservatorio. Un vero e proprio cartellone è stato allestito dal Presidente e dal direttore del Conservatorio, quindici appuntamenti che vedranno allievi e maestri del Martucci impegnati in diversi concerti. Scorrendo il libretto di sala, oltre alle diverse imprecisioni grafiche, notiamo il continuo inserimento nei vari cartelloni che ospitano il conservatorio, sempre degli stessi allievi, degli stessi “magisteri”, nonché degli stessi strumenti: dipartimento di canto rappresentatissimo, pianistini a volontà, così pure i figli d’arte, naturalmente quartetti, archi, con l’inserimento devo dire del clavicembalo, della chitarra, della fisarmonica e addirittura dell’ ensemble dell’istituzione diretta da Massimiliano Carlini ( assente a questo punto ingiustificata dal progetto Caro Puccini) che eseguirà niente meno che ragtimes, waltz e march di Scott Joplin. Molti i maestri, ma quando sono state bandite le audizioni? Ricordiamo il pianista e docente Matteo Napoli, ignominiosamente  “esaminato” da un suo mediocre collega allo scopo di ottenere il pass per esibirsi al teatro Verdi al Festival delle Arti! Fiati sempre esclusi fatta eccezione per i flautisti in erba del M° Domenico Giordano: possibile che non ci siano sassofonisti, oboisti, clarinettisti, cornisti, trombonisti, trombettisti, fagottisti, tubisti, validi, tra maestri e allievi, in grado di proporre un mezzo programma?  Domenica pomeriggio si sono esibiti il pianista Angelo Villari, che ha eseguito la Caccia Selvaggia di Franz Liszt, unico pezzo che abbiamo ascoltato, con tocco pesante e tecnica abbastanza imprecisa, per poi passare il testimone ai cantanti Nunzia De Falco e Clemente Antonio Daliotti, accompagnati da un inesperto Antonio Anastasio (sostenere i solisti non è arte semplice!), dei quali abbiamo apprezzato in particolare la buona interpretazione dei due brani mozartiani il gioco buffonesco dei due Papageni, dal “Die Zauberflote”, dapprima esitanti e poi sempre più entusiasticamente ravvicinati e tumultuosi e il celebre duetto dal Don Giovanni tra Zerlina e il dissoluto, “Là ci darem la mano”, evocato, dobbiamo dire con fine senso di caratterizzazione nelle diverse maniere di ripartire la melodia tra le due voci, nelle piccole variazioni melodiche, che producono un’immensa differenza nel significato poetico delle frasi. Il finale della nostra domenica in musica è stato caratterizzato dal suono assoluto dei sassofoni di Antonio Florio, docente del Conservatorio statale di Musica di Salerno, che ricordiamo in concerto negli anni ’80 al teatro Verdi di Salerno accompagnato ci pare, ma il ricordo è un po’ sbiadito, al pianoforte dal M° Giovanni Carlo Cuciniello (si potrebbe riproporre il duo!), che ha proposto un’impegnativa scaletta di brani del repertorio del jazz classico, mirabilmente arrangiati, al Solluan di Cava de’ Tirreni. Panorami e generi musicali diversi provenienti dalla stessa radice, quell’edificio “sgarrupato” a getto sul mare che da troppo tempo sta riflettendo un’immagine speculare di musica “ficta”.


(o.c.)

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