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Mi presento , sono laureata in  teologia  e ho
conseguito anche  un dottorato in teologia pastorale. Sono impegnata,oltre
che nella famiglia come moglie e madre, sia all’università , dove sono
assistente a storia del cristianesimo che in gruppi dove faccio catechesi da
svariati anni ,e dove desto ……un certo interesse .

Questo fatto  mi ha
dato l’idea di  offrire  uno  spazio “dello Spirito”   anche
a degli  eventuali lettori della costiera
amalfitana ,nel tentativo e nella speranza di contribuire al miglioramento
innanzitutto del mio e poi  del loro esistere e perchè no del…nostro stesso
essere.

 Secondo me vale la
pena approfondire la questione .

L’uomo che dialoga , che si pone in relazione profonda con
se stesso e con l’altro, svelando lentamente la sua verità,  apre all’altro il suo spazio sacro, il
giardino  interiore recintato, per farsi
ri-conoscere. E’ in questo incontro che 
si fa  religione( dalla parola
latina religare> recintare) .

Ma  quando la religione resta ancorata alla storia
e dimentica il suo referente , il trascendente, può diventare altro,
addirittura motivo di conflitto, come troppo spesso assistiamo, anche se  nella maggioranza dei casi, non è esatto
parlare di guerre di religione, ma di guerre etniche a sfondo nazionalistico,
verniciate poi di religioso.

 Proprio per evitare
equivoci   , secondo me ,  è giusto ricordare che non si può parlare di
uomini credenti se prima non si parla di uomini pensanti .Infatti è solo quando
si pensa che si dialoga, e quando si dialoga su qualcosa che sta a cuore, si
migliora sia dal punto di vista umano e personale che sociale. Da lì può
scaturire tanto….

 E allora vorrei “parlarvi” di un  testo 
del I° secolo dc, piccolo di mole , ma estremamente ricco di contenuti,
dal titolo “ lettera  a Diogneto”,che
sebbene lontanissimo nel tempo è molto attuale per le sue tematiche, le quali
anzi sembrano interrogarci, soprattutto in questo contesto.

 Il destinatario della lettera è un pagano
(Dio-gneto) colto, un uomo come noi che si fa domande per capire e fa domande
ad un ignoto interlocutore per conoscere la natura del messaggio cristiano  e 
indagare sulla fondatezza di quanto si diceva sui seguaci della nuova
religione, che le persecuzioni non erano riuscite ad estirpare .

Il libro comincia con la condanna
dell’idolatria e continua  con la critica
al ritualismo (nella fattispecie ebraico) per presentare poi il  senso del paradosso cristiano.

In sostanza il testo ci dice che
l’idolatria in ogni tempo è perversione per l’’uomo di ogni tempo. Nel momento
in cui egli se ne rende conto, e comprende che l’Assoluto non è nulla di ciò
che è nel mondo, esce fuori dalla prigione degli idoli, e  si libera .

Riporto per meglio chiarire, un
pezzo significativo della Lettera a Diogneto:

“E non stupirti che un uomo possa farsi imitatore di Dio:l’uomo lo può.
La felicità non consiste nel tiranneggiare il prossimo, nel prevaricare sui più
deboli, nell’avere ricchezze, nel far violenza a chi è sottoposto .Non si può
imitare Dio con azioni del genere, del tutto contrarie alla sua maestà.. Imita
Dio invece chi prende su di sé i pesi degli altri, chi nel campo in cui ha una
qualche superiorità vuol fare del bene ad altri meno fortunati, chi dà con
liberalità a quelli che ne hanno bisogno quei beni che passano per le sue mani,
ma che sono stati ricevuti da Dio. Imitando la misericordia, si diventa un dio
agli occhi di chi è beneficato

L’uomo “religioso”,di qualunque religione sia, è
allora l’uomo che sa di avere un valore, ai suoi occhi e a quelli degli altri,
è l’uomo che ha la testa più alta della società in cui vive, come dirà il
filosofo russo Berdiaeff.Questo uomo è quello che terrà sempre aperte due porte
avanti a sé, una verso il Divino, l’altra verso l’uomo, porte che non potrà  più chiudere se non insieme.


Trudy Borriello

email: trudy.vitolo@fastwebnet.it

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