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Baronissi Roberto D’Auria a lezione dai Solisti dell’Opera di Monaco

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Sesta edizione per il Baronissi Europa Festival, promosso dalla Amministrazione comunale e diretto dalla pianista Serafina Sabatino, supportata da Raffele Pastore, che già da un anno vanta l’alto riconoscimento scientifico del “Saggiatore musicale – SagGEM – gruppo per l’educazione musicale”, svoltosi nella Chiesa Maria Santissima di Costantinopoli domenica scorsa. Ospiti della rassegna dedicata alla grande musica d’Arte, che principia con il seguitissimo concerto dell’Epifania, che ha il merito di rivelare ad ogni edizione una giovane promessa della nostra provincia, i Solisti del Teatro dell’Opera di Monaco, la violinista Kaoru Yamamoto,   il violista Tilo Widenmeyer e il violoncellista Dietrich Von Kaltenborn, i quali hanno incrociato corde e archetti con la tastiera di Oliver Kern e il violino del quattordicenne Roberto D’Auria.


Debutto in quartetto del piccolo violinista di Siano, il quale “accompagnato per mano” da Kern, Widenmeyer e von Kaltenborn, ha provato l’emozione della combinazione strumentale, della sintonia, della conversazione, della ricerca di quattro diversi modi d’intendere la pagina. I quattro musicisti si sono incontrati sull’Allegro del quartetto KV 478 in Sol Minore di Wolfgang Amadeus Mozart. I tre maestri hanno insegnato a Roberto che dietro la ricchezza delle immagini, contabilità tutt’altro che inibita, vivacità ritmica ed energia, bisogna affidarsi sempre alla coerenza dell’insieme alla misura del “suono” e alla stabilità – inesausta!- del tempo. Roberto D’Auria ha, poi, proposto l’Allegretto espressivo, alla Romanza, dalla Sonata in Do Minore n°3 op.45 di Edvard Grieg, in cui D’Auria, al di là della difficoltà della pagina, ha rivelato in nuce una precisa concezione della musica, una concezione virile, di estrema sobrietà, estranea all’esibizione virtuosistica fine a se stesa e ai suoi cascami istrioneschi come al sentimentalismo. Applausi scroscianti per il violinista in erba e il bis, Recitativo e Scherzo di Fritz Kreisler, certamente il brano meglio eseguito, quasi in ascetica concentrazione, ma con impeto e slancio temperati da uno spiccato senso dell’equilibrio e della misura.


Nella seconda parte della serata sono saliti in cattedra Oliver Kern con i Solisti di Monaco. Brano d’apertura il quartetto n°1 op.15 di Gabriel Faurè, in cui gli interpreti hanno puntato tutto sul canto, un aspetto sempre temperato e permeato di riservatezza, discrezione e aristocrazia. In questo quartetto il pianoforte costituisce una vera e propria guida, con una scrittura talmente serrata da far pensare a un concerto per pianoforte e archi. La “pudicizia” estrema, tipica del compositore francese e il raffinato abbinamento fra la tastiera e i frequenti passaggi all’unisono degli archi sono la spina dorsale di questa pagina che pone, però, la centralità pianistica al servizio di una sensibile e sottile espressività del trio d’archi. Oliver Kern è riuscito ad amalgamare una tavolozza timbrica volutamente estremizzata con quella altrettanto ricca dei Solisti dell’Opera di monaco, cercando di mantenere al contempo un livello di sonorità appropriato ad una parte solistica.


Gran finale con l’anima slava dell’Antonin Dvoràk del Quartetto in Mi bemolle maggiore n°2 op.87. La qualità di ognuno, la resa di tutti, la precisione e la sensibilità, la chiarezza e il calore, il gusto del dettaglio e la visione del tutto, una profonda cordialità nel fare musica insieme, la facilità con cui risolvono passaggi difficili, superandoli non solo con il gesto tecnico, ma con la qualità del risultato musicale, hanno schizzato gli abbandoni al canto della pagina del genio slavo, così attento a reinventare le melodie popolari della propria terra. L’esecuzione dell’opera 87 è stata attraversata da un’emozione interiore,calibrata sulla tensione progettuale dei singoli movimenti,  quasi una guida all’interpretazione nello sperimentalismo dei percorsi formali e nella robusta nobiltà di un’eloquenza che non può conoscere cedimenti sentimentalistici. Non meno significative sono la regolare naturalezza della condotta ritmica e la sensibilità di suono con cui sono rese le inflessioni e le sfumature di fraseggio, tanto più efficaci quanto meno appariscenti. Ancora una volta Oliver Kern ha saputo offrire assieme agli archi di Monaco con musicalità davvero rara una lezione di entusiasmante intelligenza interpretativa. Festa della premiazione per Roberto D’Auria, con il sindaco Franco Cosimato e i suoi assessori, e bis dei Solisti di Monaco con il secondo tempo del quartetto con pianoforte op.47 di Robert Schumann, con il suo motivo struggente, generante quella dialettica avvincente augurio di nuovi feraci dialoghi per il nuovo anno.


Olga Chieffi


 


 

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