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Positano, Appare una stella

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“Appare una stella”: mostra di opere di Franco Angeli, Battista Marello e Giovanni Tariello.


 


Domenica 21 Dicembre 2008, ore 18.30, Duomo “S. Maria Assunta” in Positano.


 


Gli artisti sono star, sono stelle, astri più o meno luminosi, più o meno solitari, le stelle non stanno a guardare, amano essere osservate, studiate, comprese.


Franco Angeli era stella. Per la su storia, il suo temperamento, la sua qualità artistica. Era un genio prestato alla pittura. Ha vissuto un anno a Caserta a metà degli anni Ottanta, un anno vissuto intensamente.


Si costruirono e si cementarono amicizie, forti, sincere, fatte di frequentazioni quotidiane. Il legame si stabilì grazie alla galleria Studio Oggetto . Angeli visse a San Leucio per preparare la sua mostra di opere inedite al Belvedere.


Tra i pochi, Battista Marello e Giovanni Tariello furono sicuramente i suoi più fedeli interlocutori.


Angeli era un uomo perennemente in fuga da sé e dagli altri, pronto a volare su quell’aeroplano che disegnava ripetutamente sulle sue tele. Eppure, si ancorò a San Leucio, ne fece la sua tana, il suo rifugio, affascinato dal borgo settecentesco e dalla tradizione della seta, forse anche dai suoi nuovi amici. La stella Angeli trovò per un anno un punto fisso nell’orizzonte.


Brilla la stella Angeli, brilla mentre l’aereo cade e i sogni di fuga si spezzano. E poi ecco le stelle e i cuori per un’intima ricorrenza di San Valentino, e stelle e frecce per indicare la strada ai viandanti dell’arte.


Infine, il mezzo dollaro. Cos’è mai un “half dollar”? E pure quell’aquila americana attorniata di stelle è sintesi di potere, di impero, di supremazia. Franco Angeli celebrava così la pop art italiana, anzi romana.


Eccoli gli altri due artisti protagonisti dei giorni e delle opere casertane di Franco Angeli. Eccoli Battista Marello e Giovanni Tariello alle prese con opere stellari, non certo star wars.


E’ una gloria fatta di stelle e di colori, quella che, partendo dal Belvedere, invade anche gli occhi e pervade il cuore.


Marello celebra così il monumento leuciano, che ha il suo “doppio” nella casa operaia, così cara nella sua essenzialità grafica anche allo stesso Angeli. Cara all’artista romano pure la piramide, che Marello pone in una notte senza stelle ma trafitta da bagliori penetranti tra nuvole e venti tumultuosi.


E stelle, tante stelle, brillano all’unisono in altre opere di Marello, fino a farsi scultura, materia plastica, rappresentazione tormentata e spigolosa della “Corona Stellarum Duodecim”.


Non c’è polvere di stelle, ma solo angoli acuti.


Per Giovanni Tariello la stella si fa scultura per stare al fianco dell’asino morronese nel bozzetto del monumento.


E’ una stella familiare, quasi domestica. Bagliore nella notte, la stella è compagna di chi viaggia nei campi.


E nella stella si specchia una star femminile, popolare e affascinante, sensuale. Un tappeto di stelle accompagna i passi cadenzati di donne dalle fattezze sinuose.


Finchè stelle di Tariello non finiscono per rimanere al palo, legate ai sogni e intrise di rosso colore.


Angeli, Marello e Tariello: passa, per questi tre punti di costellazione leuciana, ed approda ora sull’orizzonte del mare di Positano nei giorni in cui una misteriosa stella nuovamente appare a noi per indicare la via.

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