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Il Ritratto di una voce: Renata Fusco

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Musicalità naturale ma controllatissima, docilità d’interpretazione sempre vitale, in cui raggiunge l’autonomia drammaturgica in qualsiasi pagina le venga sottoposta, un tipo di seduzione che arrotonda e scalda il fraseggio, è il ritratto in poche battute del soprano Renata Fusco, che abbiamo incontrato al termine della sua performance a Salerno, ospite del XXI Festival di Musica Antica, a fianco del liutista Massimo Lonardi e dei chitarristi Matteo Mela e Lorenzo Micheli, una serata in cui la abbiamo applaudita in un florilegio di arie barocche spazianti dal Caccini di “Tu ch’ai le penne Amore” al Giovanni Stefani dell’ “Amante felice”, sino al Claudio Monteverdi di “Si dolce è il tormento”.


O.C. “Renata, dopo l’esibizione salernitana parteciperai il 26 a Napoli al concerto “Voci e suoni per il Natale 2008” proposto da Roberto De Simone all’Auditorium della Rai”.


R.F. “Si, è una replica del concerto che abbiamo tenuto nel giorno dell’Immacolata al teatro di Corte di Caserta. In effetti, la prima parte della serata sarà una sintesi de’ “Lo Vommaro a duello”, l’ultima fatica del M° De Simone, che è stata presentata al Festival di Napoli. L’opera originale  nasce dalla fusione della commedia di Pasquale Starace Lo Vommaro, del 1742, e de’ “Il duello”, farsa in musica di Giovanni Paisiello del 1774. Lo spettacolo procede, quindi, su due binari paralleli, tra scene recitate e frammenti musicali d’opera comica, in modo da alternare, intersecare e fondere le due diverse compagnie: di cantanti lirici e di attori di prosa. Senza seguire una vera trama “Lo Vommaro a duello” è propriamente teatro: l’esposizione dei materiali si arresta proprio al giungere della sua conclusione, ma senza una fine razionale o risolutiva. Come spiega Roberto De Simone, nella commedia «l’opera in musica si interrompe e lascia spazio alla commedia, ma ad un tratto anche questa si arresta e riprende la musica…». Lo spettacolo pone molto attenzione ai testi scritti in una vera e propria lingua napoletana in continuo equilibrio tra la letterarietà barocca e il vernacolo popolare, il quale viene continuamente adoperato come materiale fonetico o ritmico, da cui ciascuno può trarre godimento. A questo linguaggio, colto in tutta la sua straordinaria ricchezza iperbolica, si contrappone un linguaggio musicale altrettanto ricco, in cui il Paisiello consegue risultati eccezionali nell’elaborare i modelli tipici della melodia con componenti ritmiche singolarissime. All’auditorium di Napoli, però, presenteremo solo le musiche che De Simone ha scritto per la commedia di Starace, un modo anche di tenerle “in caldo” per la recita dell’intera operina, prevista per ottobre al teatro Bellini di Napoli”.


O.C. “Che ruolo ricopre in questo spettacolo?”


R.F.  “Io sono Rina che è proprio la ragazza per cui tutti si sfidano e che nel finale sposerà il suo amore”.


O.C.  “Allora è la protagonista”


R.F.   “Sa bene che nelle opere di De Simone nessuno è protagonista. Il 26 sarà in scena un ricco ensemble musicale di grande spessore artistico formato da 13 cantanti tra i quali Giovanni Maurielllo, Antonella Morea, Raffaello Converso, Marina Bruno, 12 solisti, 4 pianisti e dall’Ensemble Vocale di Napoli diretta da Antonio Spagnolo, con la direzione orchestrale del Maestro Renato Piemontese. Il programma del concerto prevede la Suite da “Lo Vommaro a duello” di Roberto De Simone, Lo ’ngaudio – (Le nozze) di Igor Stravinsky ed. Chester Music – revisione in lingua garganica di Roberto De Simone e Funzione del Centenario di Roberto De Simone”.


O.C. “Una raffinatissima accoppiata “Lo Vommaro a duello” con le scene coreografiche di Igor Stravinskij dedicate a Sergej Djagilev


R.F.  “Roberto de Simone è un vero genio. Ho l’onore di collaborarvi da circa otto anni e non finisce mai di stupirmi e stupirci. Nel gioco de’ “Lo Vommaro”, sempre appassionante del doppio, doppia è anche l’orchestrazione cui ricorre l’autore, scegliendo all’organico barocco nell’opera di Paisiello, altrove, invece, utilizzando plettri, fisarmonica, clarinetto e percussioni riesce a modellare un tessuto sonoro straniante e per certi aspetti stravinskiano. Così prende forma quella «operazione contemporanea sui linguaggi teatrali del Settecento» così cara al Maestro.


O.C. “ Lei è latrice di diversissimi eppure correlati linguaggi, dalla danza al doppiaggio, sino al canto antico quali sono i suoi prossimi impegni sui diversi fronti?”


R.F.  “Si, riesco a dividermi tra il musical e il doppiaggio dei film della Walt Disney, ma il mio prossimo impegno sarà ancora con la musica barocca e l’ensemble di Massimo Lonardi. Sono stata iniziata a questo genere proprio qui a Salerno, con gli amici dell’Antica Consonanza con cui ho inciso la “Leggenda di Tristano e Isotta”. Poi, l’incontro con Massimo Lonardi, al quale quasi non credetti quando mi telefonò, con il quale ho inciso già due cd. “La figurazione delle cose invisibili, Musica al tempo di Leonardo” e per la rivista Amadeus, le “Villanelle alla napoletana”. Al più presto ci ritireremo in una chiesetta dimenticata da Dio e tra quelle antiche pietre incideremo proprio il programma che avete ascoltato questa sera “La suave melodia”, un omaggio ad Andrea Falconieri e ai maestri del suo tempo”.


Olga Chieffi


 


 


 


 

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