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" é da quando sono piccolo… che non voglio proprio crescere!"

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Mi capita spesso di ascoltare i discorsi della gente e sono affascinata dai discorsi dei giovani perché nonostante tutto e nonostante ciò che è stato nel mondo occidentale negli ultimi vent’anni mi piace pensare che il futuro sia nelle loro mani e nella loro capacità di immaginarlo. C’è qualcosa che però mi turba assai e cioè quando sento dire, da giovani e molto meno giovani, la frase. “ è da quando sono piccolo che….” In che senso “da quando sono piccolo”?. Lo studio sistematico degli errori linguistici è piuttosto recente e si è sviluppato anche in discipline che non rientrano nell’ambito linguistico vero e proprio. La definizione più generica che si può dare di “errore linguistico” è quella di “deviazione rispetto alle norme codificate da una comunità linguistica”, nel nostro caso quella italiana. Questa definizione, però, non spiega perché si verifichino gli errori, ed ecco che le risposte variano a seconda delle prospettive di studio: per la psicanalisi l’errore è espressione dell’inconscio, per la neuropsicologia è un disturbo psicofisico da curare con apposite terapie, per la psicolinguistica è la prova pratica di come si produce il linguaggio, per la linguistica – infine – è la causa principale dell’evoluzione di una lingua. L’errore, infatti, se ripetuto da un numero sempre più vasto di persone all’interno della stessa comunità linguistica, finisce per prendere il sopravvento sulla “regola”, sostituendosi ad essa. Basti pensare al passaggio dal latino agli idiomi nazionali attuali. L’italiano, per esempio, nasce dalla naturale evoluzione del latino attraverso semplificazioni ed errori. I grammatici antichi si affannavano nel tentativo di indicare in alcuni dei loro testi gli errori più comuni, con accanto le forme regolari. L’uso, naturalmente, ha preso il sopravvento. Eppure queste grammatiche antiche non sono state inutili: grazie agli elenchi di termini corretti con accanto gli errori, noi abbiamo avuto la possibilità di conoscere meglio quel latino volgare che, escluso dalla letteratura ufficiale, veniva parlato dalla gente comune e si è poi evoluto nelle lingue nazionali moderne. A me piace pensare come mi hanno abituato i miei maestri in termini di psicoanalisi così, ogni qual volta (spesso purtroppo) mi capita di ascoltare baldi giovanotti e adulte signorine che esclamano: “E’ da quando sono piccolo….che mi piace la cioccolata  E’ da quando sono piccola….che ballo sulle punte”, mi viene da ridere in maniera irrefrenabile. Tali adulti non sono mai cresciuti, e proprio non lo vogliono, sono rimasti cristallizzati in una realtà al presente che li vuole eternamente piccoli, eppure votano, pagano le tasse, hanno una vita sessuale, decidono cosa e come comprare,  come e dove viaggiare, sono insomma adulti a tutti gli effetti. Io quando ero piccola desideravo tantissimo crescere, non solo, quando eravamo piccoli noi volevamo assolutamente emanciparci, individuarci, cioè esprimere appieno la nostra individualità. Oggi invece, pare che crescere sia diventato quasi un tabù, se cresci hai delle responsabilità, di decidere chi sei soprattutto, di essere una persona libera di esercitare i tuoi diritti in secondo luogo, e oserei dire pure con metafisico azzardo, di cambiare il mondo. Così non c’è nostalgia dell’epoca in cui ti tenevano in braccio e non potevi decidere alcunché. Ma tant’è,  oggi quasi tutti affermano ‘è da quando sono piccolo’ con una stortura grammaticale che è diventata prassi, e li vedi grandi, cresciuti e pasciuti con un enorme metaforico ciucciotto in bocca anelare la necessaria e per fortuna breve schiavitù della primissima infanzia.


                                                        Giovanna Mangiaracina


 

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