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Lucciole di domani!

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La lucciola è un coleottero lungo 8-10 mm. Il maschio e la femmina sono molto diversi tra loro. Il primo è un buon volatore, mentre la femmina non vola per niente. Le larve hanno un corpo appiattito con capo retrattile e mandibole atte a predare per un periodo molto lungo. L’efficienza di una lampadina di casa è solo del 5% ciò significa che soltanto un ventesimo dell’energia entrante viene convertita in luce, mentre il resto si disperde come calore. La maggior parte degli animali che emettono luce si trova nei mari più profondi. Le lucciole sono gli unici animali terrestri che emettono luce. La luce emessa non produce quasi alcun calore, i coleotteri emettono una luce cosiddetta fredda. Come la nostra lampadina la lanterna della lucciola è composta di tre strati. Il primo strato è composto di cristalli di sali riflettenti che impediscono alla luce di entrare nel corpo Nelle cellule che producono la luce un elevato numero di mitocondri  sono preposti alla produzione di energia. Infine vi è uno strato trasparente che racchiude l’organo fotogeno. La luce viene prodotta dall’ossidazione della luciferina, sostanza chimica, ad opera di un enzima, la luciferase. Le larve delle lucciole sono predatrici agguerritissime di chiocciole e lumache che non vedono ma di cui seguono la scia. La larva è in grado di cibarsi di lumache grandi anche quindici volte più del suo corpo. Consumato il pasto si ritira per digerire. Via via che la larva cresce la pelle viene mutata più volte e questo per un paio di estati. La vita degli adulti è estremamente breve, da qualche giorno a un paio di settimane e rivolta alla riproduzione, infatti non si nutrono e vivono grazie alle scorte accumulate durante lo stato larvale. E’ di questi giorni la notizia per certi versi straordinaria che ricercatori britannici del National Medical laser Centre dell’University College di Londra sostengono che le lucciole potrebbero rappresentare una efficace arma contro le patologie tumorali. Al fine di provocare una serie di eventi per combattere i tumori, i ricercatori hanno impiantato il gene della lucciola responsabile della bioluminescenza all’interno di una cultura di cellule tumorali modificate. L’innesco di questa sorgente, cioè la luciferina ha dato brillantezza alle cellule modificate riproducendo la dinamica luminescente delle lucciole. Dopo aver aggiunto un agente foto sensibilizzatore hanno potuto osservare che la combinazione ottenuta si è rivelata letale. Le cellule del tumore sono state modificate esprimendo il gene luciferasi e poi incubate con luciferina in laboratorio. Le cellule sono diventate lampade in miniatura emettendo luce necessaria alla loro distruzione dimostrando che è la sorgente luminosa generata dalle stesse cellule del tumore ad innescare la propria distruzione. Con la tecnica BioLuminescence Activated Destruction of cancer si potrebbe affinare la terapia fotodinamica cura che utilizza lampi luminescenti per attaccare le cellule malate vicino la superficie dell’epidermide oppure degli organi interni. La sperimentazione della tecnica BLADe ha avuto come scopo quello di tentare di curare tumori in profondità innescando il fascio luminoso all’interno delle cellule malate. La ricerca è stata divulgata dal periodico ‘Cancer Research’


 


                                                                                             inserito da Giovanna Mangiaracina

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