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Le sostanze naturali: un valido aiuto contro Ansia, Insonnia e Depressione

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Le sostanze naturali: un valido aiuto contro Ansia, Insonnia e Depressione


Insonnia
La durata del sonno necessaria per l’uomo varia notevolmente in
relazione alla condizione del soggetto, all’età, alle abitudini di
vita: alcuni individui, infatti, in condizioni assolutamente normali,
hanno bisogno di meno ore di sonno di altri. Con l’avanzare
dell’età, inoltre, la quantità totale di sonno tende a diminuire, e
il sonno stesso a diventare più frammentario. Se tuttavia ciò non
porta a modificazioni dello stato di benessere, non dovrebbe
destare particolare preoccupazione.
Si parla di insonnia
ogni volta che l’individuo denuncia uno
scarso potere ristoratore del proprio sonno, che si traduce in
sonnolenza diurna con relativo calo delle prestazioni quotidiane
ed importante influenza sui rapporti interpersonali e sullo stato
di benessere individuale.
Spesso gli ansiosi e i depressi soffrono d’insonnia: l’ansia provoca
generalmente un allungamento dei tempi di addormentamento,
mentre la depressione induce di solito un risveglio precoce;
entrambe presentano una riduzione degli stadi del sonno profondo,
con facili risvegli notturni accompagnati da difficoltà nel riprendere
sonno.
Una breve definizione di…
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Ansia
Se adeguata alle varie situazioni di stimolo l’ansia rappresenta
un normale meccanismo di difesa dell’organismo, fondamentale
nel determinare la migliore risposta di ciascun individuo, sia
biologica che comportamentale, a sollecitazioni esterne.
Diventa invece una reazione “patologica” quando assume le
caratteristiche di uno stato di allarme persistente, dominato da
preoccupazione eccessiva verso molte situazioni della vita valutate
in modo sproporzionato e da un sentimento di minaccia immi-nente,
come di timore indefinito nei confronti di un generico pericolo.
Spesso accompagnata da tensione muscolare, tremori, palpitazioni,
sudorazione eccessiva, difficoltà di concentrazione, insonnia,
frequentemente l’ansia è associata alla depressione, e si parla in
questo caso di
disturbo ansioso-depressivo
.
Depressione
Chiamata anche “ male oscuro” o “ noia di vivere”, rappresenta
un disturbo sempre più diffuso nelle nazioni occidentali, specie
nella sua forma non grave definita
lieve o moderata
.
Diversa dalle comuni variazioni del tono dell’umore che possono
essere causate da circostanze sfavorevoli della vita, consiste in
uno stato di sconforto, tristezza e abbattimento senza apparente
via d’uscita; mancanza della capacità di reagire, diminuito interesse
o piacere per tutte, o quasi, le attività; scarsa autostima e sensi di
colpa inappropriati.
La malattia depressiva può sopraggiungere senza una ragione
apparente, oppure a seguito di periodi difficili della vita. Ma
anche alcune malattie, farmaci, o eventi naturali e fisiologici come
il parto, il ciclo mestruale, la pubertà o l’avanzare dell’età, possono
innescarla.
Anche le forme lievi di depressione influiscono in modo impor-
tante sulla qualità della vita, sulla produttività lavorativa, sulle
normali relazioni di amicizia, sui rapporti familiari. Le più recenti
ricerche suggeriscono inoltre come la depressione possa abbassare
la capacità di reazione del sistema immunitario, per cui i depressi
si ammalano più facilmente.
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Che cosa succede nel cervello
Come funziona il cervello
Il nostro cervello è formato da miliardi di cellule chiamate
neuroni
.
L’attività di tutto il Sistema Nervoso (SNC) si basa sulla trasmissione
di determinati messaggi elettrici da un neurone all’altro, a velocità
elevatissima. Il passaggio di questi impulsi avviene attraverso dei
punti di contatto tra una cellula nervosa e l’altra, chiamati
sinapsi
.
Quando l’impulso elettrico generato da un neurone arriva alla
sinapsi provoca il rilascio di specifiche sostanze chimiche, i
neurotrasmettitori
, che passano al neurone successivo, dove
provocano la partenza di un nuovo segnale elettrico. I neurotra-
smettitori, che funzionano quindi come “messaggeri” fra i vari
neuroni, sono di diversi tipi: serotonina, noradrenalina, dopamina,
acetilcolina, GABA (acido gamma-aminobutirrico).
I neuroni tendono a “specializzarsi” utilizzando prevalentemente
un tipo di neurotrasmettitore e formando dei “sistemi”: i neuroni
che utilizzano la serotonina costituiscono il
sistema serotoninergico
quelli che utilizzano la noradrenalina il s
istema noradrenergico
e così via.
Accanto al Sistema Nervoso svolge poi un ruolo-chiave nella
regolazione delle funzioni metaboliche fondamentali, dell’istintività
e della sfera affettiva,
l’ipotalamo
una piccola ghiandola che
coordina e dirige l’intero Sistema Endocrino. Direttamente sensibile
ai bisogni dell’organismo attraverso dei recettori specifici, esso
controlla il rilascio degli
ormoni
un altro tipo di messaggeri
chimici liberati direttamente nel torrente sanguigno, il quale li
trasporta alle cellule bersaglio di tutto l’organismo.
I due sistemi regolatori, nervoso ed endocrino, sono strettamente
interconnessi: in diversi casi la liberazione di ormoni viene stimolata
o inibita dal sistema nervoso, mentre alcuni ormoni possono
stimolare o inibire gli impulsi nervosi. Basti pensare alla produzione
di adrenalina (un ormone) in situazioni di stress, oppure all’azione
sedativa sul SNC della melatonina (un altro ormone).
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Ansia e Depressione: il ruolo dei neurotrasmettitori
I disturbi dell’umore, quali ansia e depressione, sono soprattutto
legati ad un “cattivo funzionamento” della trasmissione dei segnali
fra neuroni, dovuta all’alterazione delle quantità di alcuni neuro-
trasmettitori a livello cerebrale. In particolare:
Alla base della
depressione

vi è una carenza del neurotra-smettitore serotonina tra le sinapsi delle cellule nervose del
sistema serotoninergico, con ripercussioni sul tono dell’umore,
sull’affettività, sulla vita di relazione e su numerose altre funzioni
fisiologiche importanti.
L’ansia è invece attribuita ad un’eccessiva produzione di
altri tipi di neurotrasmettitori ad azione eccitatoria (beta-carboline,
acido aspartico, acido glutammico). Normalmente prodotte in
quantità maggiore in situazioni di ansia fisiologica, dove costitu-
iscono il normale adattamento dell’organismo ad una situazione
di emergenza, in caso di sindrome ansiosa queste sostanze per-
mangono in elevate quantità nel cervello senza una causa apparente.
Insonnia: le onde del cervello e le fasi del sonno
Durante l’addormentamento, passando dai primi stadi del sonno
(fasi 1 e 2) agli stadi del sonno profondo (fasi 3 e 4), si verifica
una progressiva sospensione dello stato di coscienza, delle attività
corporee e della sensibilità. Ciò corrisponde ad un aumento di
ampiezza delle onde cerebrali, che da frequenti e di scarsa ampiezza
(onde alfa nel soggetto a riposo, onde beta nel soggetto in stato
di veglia) diventano molto più ampie e lente (onde delta, tipiche
del sonno profondo).
Segue la cosiddetta fase REM, nella quale, anche se il corpo è
addormentato, l’attività elettrica del cervello riprende come nello
stato di veglia, e si sogna. Questa sequenza di fasi si ripete
ciclicamente durante il sonno ad intervalli di circa 90 minuti.
Negli insonni il corretto susseguirsi delle fasi del sonnofisiologico
risulta alterato: c’è chi impiega più tempo per arrivare
al sonno profondo, c’è chi ha un “sonno leggero”, ovvero presenta
una significativa riduzione di queste importantissime fasi. Questo
implica ovviamente un insufficiente riposo dell’organismo, che,
se prolungato nel tempo, può portare sia a disturbi psichici
(stanchezza cronica, ansia e stati depressivi), che fisici.
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Quanto incide lo stress?
Lo stress
riguarda più o meno tutti noi come conseguenza dei
frenetici ritmi imposti dalla società moderna. L’organismo possiede
un’eccezionale sistema di adattamento allo stress, rappresentato
da tutta una serie di meccanismi compensatori che ci permettono
di “adattarci” a qualsiasi situazione avversa.
Quando però lo stress diventa cronico, lo “stato di allarme”
permanente, riservato in condizioni normali solo a situazioni
eccezionali, può, col tempo, causare delle vere e proprie patologie.
Comunemente definiti
disturbi psicosomatici
, comprendono
sia disturbi della sfera comportamentale (ansia, insonnia, stati
depressivi, aggressività eccessiva o apatia, etc.) che disturbi fisici
veri e propri (disfunzioni cardiovascolari, patologie cutanee,
manifestazioni allergiche, disfunzioni dell’appetito, problemi
digestivi, etc.).
Stress e problemi digestivi
Una delle più comuni conseguenze della tensione nervosa da
stress, unitamente ad un’alimentazione frettolosa e spesso poco
equilibrata, è una cattiva digestione.
Bruciori allo stomaco, spasmi addominali, colite e gonfiori al
basso ventre rappresentano i sintomi più ricorrenti.
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L’influenza dell’alimentazione
Coricarsi ogni sera alla stessa ora
Evitare il caffé o altre sostanze eccitanti, specialmente nella seconda metà
della giornata
Consumare pasti leggeri alla sera e cenare almeno due ore prima di coricarsi
Praticare una qualsiasi attività fisica per scaricare le tensioni quotidiane
Predisporre un ambiente confortevole dove riposare
Utilizzare cuscini bassi e materassi rigidi; evitare indumenti troppo stretti e
costrittivi. Lenzuola e pigiami vanno preferiti in materiale naturale (cotone,
lino, seta) perché consentono una migliore traspirazione
Prima di coricarsi fare un bagno caldo e/o dedicarsi per alcuni minuti ad
attività rilassanti
Evitare di stare svegli nel letto a lungo, affinché non si instauri un’associazione
mentale tra lo stare a letto e l’essere inquieti
Stile di vita e alimentazione
Esistono delle semplici regole igienico-alimentari da mettere in
atto contro questi disturbi.
Innanzitutto può essere utile la riduzione di tutte le sostanze
eccitanti o stimolanti
come il caffè, il the, i preparati a base di
guaranà (che vengono serviti anche nei bar delle discoteche), le
droghe, le sostanze anoressizzanti (quelle che servono a perdere
l’appetito). Queste sostanze, infatti, possono diminuire le ore di
sonno e far emergere, in persone predisposte, stati ansiosi e/o
depressivi che in caso contrario non sarebbero magari comparsi.
Ricordate poi che l’assunzione di notevoli quantità di
bevandealcoliche
specie alla sera, può accorciare il sonno e provocare la
comparsa di sintomi di astinenza al mattino presto, per cui ci si
sveglia irrequieti e agitati.
Sarebbe infine buona norma praticare una costante, sia pure
leggera, attività fisica quotidiana per “scaricare” le piccole ansie
della giornata (sono sufficienti 10-15 minuti al giorno, anche di
una semplice passeggiata).
Se si hanno problemi d’insonnia, anche lievi, possono essere di
aiuto alcuni “piccoli trucchi”:
La qualità del sonno al primo posto
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Qual’é il tuo problema ?
Sono depresso, sono ansioso o sono solo stanco?
I segni della depressione possono sembrare simili, in molti casi,
a quelli di una forte stanchezza o di uno stato ansioso. Inoltre va
precisato che ansia e depressione spesso si associano, e si parla in
questo caso di disturbi ansioso-depressivi, che costituiscono circa
il 60% del totale dei casi di depressione.

La terapia I farmaci
Gli ipnotici-ansiolitici più utilizzati sono le
benzodiazepine, che
agiscono stimolando la liberazione del GABA, un neurotrasmettitore
ad azione sedativa sul SNC. Gli
antidepressivi attualmente di più
largo impiego terapeutico, detti anche
di nuova generazione,
agiscono invece potenziando la trasmissione serotoninergica, in
accordo con la teoria per cui alla base della depressione vi sarebbe
una carenza di questo neurotrasmettitore tra le cellule nervose.
Si tratta di molecole potenti, appositamente “progettate” per
esercitare un’azione mirata su specifici “siti-bersaglio” (i recettori
dei neurotrasmettitori). Oltre all’indubbia efficacia, presentano
tuttavia diversi effetti collaterali.
Per questo motivo l’uso dei farmaci deve essere limitato ai casi
di effettiva necessità e solo se il medico lo ritiene opportuno in
base ad un’attenta valutazione della gravità del caso, per evitare
di combattere con “armi” troppo potenti un problema occasionale
o comunque altrimenti risolvibile.
Le sostanze naturali
Le piante medicinali ad azione sedativa, ansiolitica e antidepressiva,
dall’efficacia ormai scientificamente dimostrata da moderni studi
clinici e delle quali sono noti i principali meccanismi dell’azione
farmacologica, possono senz’altro affiancare ed integrare l’approccio
terapeutico classico di questi disturbi.
Per le forme di grado lieve e moderato o occasionali possono
rappresentare una valida alternativa, da consigliare senz’altro a
tutti prima di optare per i farmaci di sintesi, specie se non si è
mai intrapresa una terapia di tipo farmacologico.
In tutti gli altri casi, o per chi è già in trattamento, possono
comunque rappresentare un valido contributo al benessere
generale dell’organismo.
Questo sia nella prospettiva di integrare un trattamento farmaco-
logico in alcuni casi indispensabile, sia, ove opportuno, nella
prospettiva di sostituire gradualmente il trattamento con farmaci
a vantaggio di una terapia esclusivamente naturale.
Poche regole, ma da rispettare
La regola più importante è quella di non sospendere la terapia
farmacologica in modo brusco e di propria iniziativa.
In caso di assunzione di antidepressivi in particolare è opportuno
consultare sempre il medico prima di apportare eventuali variazioni
al tipo e al dosaggio dei farmaci che si stanno assumendo.
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Una medicina antica che segue tutte le regole della scienza
medica moderna

Basandosi su principi scientificamente dimostrabili, la Fitoterapia
si serve delle sostanze attive naturalmente presenti nelle piante
utilizzando l’intero fitocomplesso.
Con il termine “fitocomplesso”
si indica il complesso dei principi
attivi (le sostanze di dimostrata attività biologica, indicate nel
Titolo del prodotto) e delle altre sostanze originariamente presenti
nella pianta. Queste “altre sostanze” sono importanti perché
modulano l’azione dei principi attivi e ne regolano l’assorbimento.
È proprio l’insieme di tutti i componenti del fitocomplesso, una
complicata e perfetta formulazione realizzata dalla natura
e non ottenibile con il farmaco di sintesi, a garantire il successo
del prodotto fitoterapico.
I vantaggi del fitocomplesso rispetto al singolo principio attivo
vanno dai minimi effetti collaterali ad un’azione molto più
equilibrata e completa nei confronti dell’organismo.
È un’azione più lenta e graduale rispetto ai farmaci che conosciamo,
ma spesso sufficiente per risolvere molti dei più comuni disturbi
che ci affliggono quotidianamente. Anche quando non possono
sostituire del tutto il farmaco, comunque, i prodotti naturali sono
un partner ideale per esso, sia nel supportarne l’azione che per
ridurne gli effetti collaterali.
Dalle piante un insieme di sostanze utili
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Spesso legate tra loro, l’una può essere la causa dell’altra e viceversa.
Le piante medicinali efficaci in questi disturbi agiscono favorendo
il rilassamento e predisponendo l’organismo ad un sonno
fisiologico. Non inducono dipendenza, non lasciano intorpidi-
mento al risveglio e non modificano in alcun modo l’efficienza
del soggetto durante il giorno.
Nessuno dei fitocomplessi successivamente descritti presenta
particolari controindicazioni o effetti collaterali di rilievo. In caso
di gravidanza, per le madri che allattano e per i neonati si consiglia
comunque, come precauzione generale, di consultare sempre il
proprio medico.
Passiflora.Passiflora incarnata
È chiamata “Fiore della passione” per
la forma del fiore che ricorda gli
strumenti della crocifissione di Cristo.
Impiegata fin dal 1800 per la sua efficace
attività sedativa ed ansiolitica, la
Passiflora veniva somministrata ai soldati
durante il primo conflitto mondiale
contro la cosiddetta “angoscia di guerra”.
Indicata anche per i bambini, è molto utile nell’ansia e nei casi
di insonnia provocati da stati ansiosi.
Da studi in seguito a trattamento prolungato l’attività sedativa
della Passiflora appare altamente selettiva e priva di qualsiasi
tossicità. Mostra inoltre una buona azione antispastica a livello
del tratto digerente e genito-urinario.
La qualità è espressa dal Titolo in flavonoidi totali, localizzati nelle
sommità. Si consiglia di assumere una quantità di estratto corri-
spondente a circa 60 mg al giorno di flavonoidi totali, eventual-
mente da ridurre nel caso di associazioni con altre piante sedative.
Ansia e insonnia: come porvi rimedio in modo
naturale e senza effetti collaterali
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Valeriana.
Valeriana officinalis
Probabilmente la più conosciuta tra le piante sedative, nota sin
dal lontano Medioevo, è forse anche quella che vanta il maggior
numero di studi e ricerche.
Indicata in modo particolare in caso di
insonnia, è in grado di ridurre in maniera
significativa il tempo necessario per ad-
dormentarsi. Induce un sonno fisiologico
e non interferisce con l’assunzione di alcolici.
Utile anche negli spasmi gastrointestinali,
specie se di origine nervosa, e in caso di
tachicardia.
La qualità è espressa dal Titolo in acidi
valerenici totali, contenuti nella radice. Si
consiglia di assumere una quantità di estratto
corrispondente a circa 2,5 mg al giorno di
acidi valerenici, eventualmente da ridurre
nel caso di associazioni con altre piante
sedative.
Escolzia.
Eschscholtzia californica
Detta anche “Papavero della California”
(Californian Poppy), questa papaveracea
veniva anticamente utilizzata dagli indiani
d’America come sedativo ed analgesico.
Indicata come efficace induttore del
sonno, ha un’effetto di tipo riequilibratore
generale, sedativo e non narcotico. Mostra
inoltre una buona azione antispastica a
livello dell’intestino, utile in caso di colite,
e viene efficacemente impiegata contro
le cefalee (il mal di testa).
Diversamente dal papavero, suo “stretto
parente”, non induce dipendenza ed è
praticamente priva di tossicità.
La qualità é espressa dal Titolo in protopina, presente nelle sommità.
Si consiglia di assumere una quantità di estratto corrispondente
a circa 0,3 mg di protopina, da ridurre nel caso di associazioni
con altre piante sedative.
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Melissa.
Melissa officinalis
Viene definita “la pianta nervina dalla nota carminativa” per
sottolineare la duplice azione calmante della Melissa sia sul Sistema
Nervoso che sugli spasmi dolorosi dello stomaco e dell’intestino.
Indicata soprattutto in caso di ansia, è
altrettanto efficace nella terapia dei disturbi
funzionali gastroenterici (dolori gastrici,
colite spastica, colon irritabile, dispepsie).
L’acido rosmarinico, uno dei principali
componenti del fitocomplesso della Me-
lissa, è infatti dotato di una buona attività
analgesica ed antinfiammatoria.
La qualità è espressa dal Titolo in acido
rosmarinico, presente nelle foglie. Si con-
siglia di assumere una quantità di estratto
corrispondente a circa 70 mg al giorno di
acido rosmarinico, da ridurre nel caso di
associazioni.
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Si manifesta con la difficoltà nel prendere sonno e/o con risvegli
frequenti. Può dipendere da una cattiva digestione, dovuta all’abi-
tudine a mangiare durante la notte (le tipiche colichette gassose
dei bambini, ad esempio), dai primi dentini che spuntano, dai
rumori, dalla temperatura dell’ambiente. Ci sono poi i bambini
definiti “iperattivi”, sempre in movimento e spesso distratti e
disattenti a scuola, nei quali l’eccessiva ansia può dipendere da
cause psicologiche che spesso non riescono ad esprimere.
Il trattamento fitoterapico dovrebbe essere orientato sia verso
fitocomplessi blandamente sedativi ed anti-ansia che verso fitocomplessi
ad azione antispastica sulla muscolatura liscia del tratto gastrointe-
stinale, proprio per associare ad un effetto tranquillizzatore generale
un effetto rilassante su stomaco ed intestino.
Ottima la Camomilla, anche in associazione con Passiflora e
Melissa ed eventualmente con altri fitocomplessi dotati di leggera
azione calmante, come Tiglio e Arancio amaro.
Camomilla.
Chamomilla recutita
Pianta ad azione sedativa moderata, la
Camomilla agisce principalmente come
lenitivo ed antispastico sulle mucose
del canale digerente, particolarmente
a livello dello stomaco, sul quale esercita
anche un’efficace azione protettiva nei
confronti di gastriti ed ulcere.
Indicata in modo particolare per l’insonnia dei bambini, è molto
utile nei casi di disturbi del sonno causati da piccoli problemi
digestivi. All’azione calmante associa infatti una decisa azione
antispastica ed antinfiammatoria.
La qualità della droga per infusione è espressa dal Titolo in
essenza. La Farmacopea Ufficiale (FU X) stabilisce un contenuto
minimo di 4 ml/Kg.
La qualità dell’estratto è espressa, sempre secondo la FU X, dal
Titolo in flavonoidi apigenino-simili, localizzati prevalentemente
nelle ligule del capolino (i petali bianchi del fiore).
Utilizzando materie prime selezionate e limitando il processo
estrattivo alle sole ligule, é possibile ottenere un estratto liofilizzato
ad alto Titolo, contenente fino al 4,5% di flavonoidi apigenino-
simili.
L’insonnia e i bambini: la soluzione naturale
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Se non curata la depressione può durare in media otto mesi-un
anno, con grande sofferenza del paziente, ma, quel che è peggio,
è che può anche diventare cronica.
È quindi importante riconoscerla e
curarla.
Se si tratta di una depressione non
grave, in genere caratterizzata da ri-
correnza stagionale o episodica, può
essere sufficiente una terapia di tipo
naturale, fermo restando che deve
sempre essere il medico, in base alle
condizioni del paziente, a decidere la
terapia da adottare valutando tra effetti
collaterali ed effetti benefici della cura.
L’approccio fitoterapico ha mostrato
una significativa efficacia clinica in migliaia di casi di depressione
di grado lieve e moderato, con il grande vantaggio, rispetto ai
farmaci, di non presentare effetti collaterali. Tutti gli studi citati
sono naturalmente riferiti all’Iperico, ormai definito dai mass-
media e dagli studiosi di tutto il mondo “l’antidepressivo vegetale”.
Iperico.
Hypericum perforatum.
Chiamato ”erba di S. Giovanni” (St. John’s wort) perché fiorisce
il 24 giugno, giorno dedicato al santo, viene utilizzato ormai con
successo da diversi anni nel trattamento della depressione. Numerosi
studi clinici controllati sono stati condotti in confronto con
placebo e farmaci di riferimento a conferma dell’efficacia terapeutica
della pianta.
Indicato in caso di depressione lieve e moderata, agisce principal-
mente aumentando la trasmissione serotoninergica, in modo
simile agli antidepressivi di nuova generazione.
E’ stata tuttavia coniata per l’Iperico la frase: “molti torrenti
portano ad un fiume”, per indicare come, in realtà, non uno ma
una molteplicità di meccanismi siano alla base dell’efficacia del
fitocomplesso.
Nessuno di essi, preso singolarmente, è sufficiente a spiegare
l’azione globale osservata per il fitocomplesso dell’Iperico, ma il
risultato d’insieme è un’azione estremamente bilanciata e priva
di effetti collaterali.
Depressione: dalla natura un valido aiuto
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L’Iperico, accanto ad un’efficace azione antidepressiva, possiede
poi una leggera azione ansiolitica. Tale azione può venire potenziata
e rafforzata dall’associazione con altri fitocomplessi ansiolitici più
specifici, quali Passiflora e Melissa, in una formulazione ottima-
mente indicata in caso di depressione associata ad ansia.
L’Iperico non ha effetti negativi sullo stato di veglia, sull’attenzione
e sulla memoria, non altera le fasi del sonno e non provoca alcuna
dipendenza.
L’unico effetto collaterale riportato in letteratura è una possibile
fotosensibilizzazione cutanea, riscontrata peraltro con l’assunzione
di alte dosi (dalle 30 alle 50 volte la dose consigliata) ed in soggetti
dalla carnagione molto chiara. Durante la terapia con Iperico,
come precauzione generale, si sconsiglia tuttavia la prolungata
esposizione ai raggi solari o a lampade abbronzanti.
La qualità è espressa dal Titolo in ipericina, presente nelle sommità
fiorite. Si consiglia di assumere una quantità di estratto corrispon-
dente ad almeno 1,2 – 1,5 mg al giorno di ipericina.


Come ci dobbiamo regolare?
La Fitoterapia si basa sull’azione biologica dei principi attivi naturali
presenti nelle piante medicinali.
Qualsiasi sostanza dotata di attività biologica, per “funzionare”
deve essere somministrata all’organismo al di sopra di una certa
quantità minima, definita “minima dose efficace”.
Per la Passiflora, ad esempio, questa dose è rappresentata da circa
60 mg al giorno di flavonoidi totali (che sono i principi attivi).
La quantità dei principi attivi presenti negli estratti vegetali, che
dovrebbe sempre essere indicata nel Titolo del prodotto, viene in
genere espressa come valore percentuale. Un alto titolo non è
tuttavia sufficiente a garantire l’efficacia: quello che conta è
assumere la giusta dose di principi attivi nell’arco della giornata.
E allora:
quale è la corretta quantità di estratto
da assumere, per essere certi di aver raggiunto
la dose efficace?
Un esempio pratico
Esaminiamo il nostro estratto di Passiflora.
Per prima cosa leggete il Titolo
Ammettiamo di avere: Titolo in Flavonoidi totali 5%. Ciò significa che
per ogni 100 mg di estratto ho 5 mg di principi attivi.
Guardate poi la quantità di estratto contenuta in ciascun
opercolo (o compressa) del prodotto
Ammettiamo che la quantità di estratto di Passiflora contenuta in
ciascun opercolo sia di 300 mg. In ogni opercolo sono quindi presenti
15 mg di principi attivi (5 mg/100 mg 300 mg = 15 mg).
Per assumere i 60 mg di p.a. consigliati come dose giornaliera
dovrete quindi prendere 4 opercoli al giorno (15mg 4 = 60mg).
In alternativa potete trovare direttamente indicati i milligrammi
di principi attivi contenuti in ciascun opercolo (nel nostro esempio
avremmo: “ciascun opercolo corrisponde a 15 mg di flavonoidi
totali”). Diventa in questo caso ancora più semplice calcolare il
numero di opercoli da assumere per raggiungere la dose giornaliera
consigliata.


Tutte le metodologie, le tecniche, i rimedi suggeriti e quant´altro proposto sono ad esclusivo scopo informativo e non sostituiscono il medico. Per informazioni  viveremeglio@alice.it o al 3343541797, risponde Enrico Romeo Coppola

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