Le sostanze naturali: un valido aiuto contro Ansia, Insonnia e Depressione

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    Le sostanze naturali: un valido aiuto contro Ansia, Insonnia e Depressione


    Insonnia
    La durata del sonno necessaria per l’uomo varia notevolmente in
    relazione alla condizione del soggetto, all’età, alle abitudini di
    vita: alcuni individui, infatti, in condizioni assolutamente normali,
    hanno bisogno di meno ore di sonno di altri. Con l’avanzare
    dell’età, inoltre, la quantità totale di sonno tende a diminuire, e
    il sonno stesso a diventare più frammentario. Se tuttavia ciò non
    porta a modificazioni dello stato di benessere, non dovrebbe
    destare particolare preoccupazione.
    Si parla di insonnia
    ogni volta che l’individuo denuncia uno
    scarso potere ristoratore del proprio sonno, che si traduce in
    sonnolenza diurna con relativo calo delle prestazioni quotidiane
    ed importante influenza sui rapporti interpersonali e sullo stato
    di benessere individuale.
    Spesso gli ansiosi e i depressi soffrono d’insonnia: l’ansia provoca
    generalmente un allungamento dei tempi di addormentamento,
    mentre la depressione induce di solito un risveglio precoce;
    entrambe presentano una riduzione degli stadi del sonno profondo,
    con facili risvegli notturni accompagnati da difficoltà nel riprendere
    sonno.
    Una breve definizione di…
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    Ansia
    Se adeguata alle varie situazioni di stimolo l’ansia rappresenta
    un normale meccanismo di difesa dell’organismo, fondamentale
    nel determinare la migliore risposta di ciascun individuo, sia
    biologica che comportamentale, a sollecitazioni esterne.
    Diventa invece una reazione “patologica” quando assume le
    caratteristiche di uno stato di allarme persistente, dominato da
    preoccupazione eccessiva verso molte situazioni della vita valutate
    in modo sproporzionato e da un sentimento di minaccia immi-nente,
    come di timore indefinito nei confronti di un generico pericolo.
    Spesso accompagnata da tensione muscolare, tremori, palpitazioni,
    sudorazione eccessiva, difficoltà di concentrazione, insonnia,
    frequentemente l’ansia è associata alla depressione, e si parla in
    questo caso di
    disturbo ansioso-depressivo
    .
    Depressione
    Chiamata anche “ male oscuro” o “ noia di vivere”, rappresenta
    un disturbo sempre più diffuso nelle nazioni occidentali, specie
    nella sua forma non grave definita
    lieve o moderata
    .
    Diversa dalle comuni variazioni del tono dell’umore che possono
    essere causate da circostanze sfavorevoli della vita, consiste in
    uno stato di sconforto, tristezza e abbattimento senza apparente
    via d’uscita; mancanza della capacità di reagire, diminuito interesse
    o piacere per tutte, o quasi, le attività; scarsa autostima e sensi di
    colpa inappropriati.
    La malattia depressiva può sopraggiungere senza una ragione
    apparente, oppure a seguito di periodi difficili della vita. Ma
    anche alcune malattie, farmaci, o eventi naturali e fisiologici come
    il parto, il ciclo mestruale, la pubertà o l’avanzare dell’età, possono
    innescarla.
    Anche le forme lievi di depressione influiscono in modo impor-
    tante sulla qualità della vita, sulla produttività lavorativa, sulle
    normali relazioni di amicizia, sui rapporti familiari. Le più recenti
    ricerche suggeriscono inoltre come la depressione possa abbassare
    la capacità di reazione del sistema immunitario, per cui i depressi
    si ammalano più facilmente.
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    Che cosa succede nel cervello
    Come funziona il cervello
    Il nostro cervello è formato da miliardi di cellule chiamate
    neuroni
    .
    L’attività di tutto il Sistema Nervoso (SNC) si basa sulla trasmissione
    di determinati messaggi elettrici da un neurone all’altro, a velocità
    elevatissima. Il passaggio di questi impulsi avviene attraverso dei
    punti di contatto tra una cellula nervosa e l’altra, chiamati
    sinapsi
    .
    Quando l’impulso elettrico generato da un neurone arriva alla
    sinapsi provoca il rilascio di specifiche sostanze chimiche, i
    neurotrasmettitori
    , che passano al neurone successivo, dove
    provocano la partenza di un nuovo segnale elettrico. I neurotra-
    smettitori, che funzionano quindi come “messaggeri” fra i vari
    neuroni, sono di diversi tipi: serotonina, noradrenalina, dopamina,
    acetilcolina, GABA (acido gamma-aminobutirrico).
    I neuroni tendono a “specializzarsi” utilizzando prevalentemente
    un tipo di neurotrasmettitore e formando dei “sistemi”: i neuroni
    che utilizzano la serotonina costituiscono il
    sistema serotoninergico
    quelli che utilizzano la noradrenalina il s
    istema noradrenergico
    e così via.
    Accanto al Sistema Nervoso svolge poi un ruolo-chiave nella
    regolazione delle funzioni metaboliche fondamentali, dell’istintività
    e della sfera affettiva,
    l’ipotalamo
    una piccola ghiandola che
    coordina e dirige l’intero Sistema Endocrino. Direttamente sensibile
    ai bisogni dell’organismo attraverso dei recettori specifici, esso
    controlla il rilascio degli
    ormoni
    un altro tipo di messaggeri
    chimici liberati direttamente nel torrente sanguigno, il quale li
    trasporta alle cellule bersaglio di tutto l’organismo.
    I due sistemi regolatori, nervoso ed endocrino, sono strettamente
    interconnessi: in diversi casi la liberazione di ormoni viene stimolata
    o inibita dal sistema nervoso, mentre alcuni ormoni possono
    stimolare o inibire gli impulsi nervosi. Basti pensare alla produzione
    di adrenalina (un ormone) in situazioni di stress, oppure all’azione
    sedativa sul SNC della melatonina (un altro ormone).
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    Ansia e Depressione: il ruolo dei neurotrasmettitori
    I disturbi dell’umore, quali ansia e depressione, sono soprattutto
    legati ad un “cattivo funzionamento” della trasmissione dei segnali
    fra neuroni, dovuta all’alterazione delle quantità di alcuni neuro-
    trasmettitori a livello cerebrale. In particolare:
    Alla base della
    depressione

    vi è una carenza del neurotra-smettitore serotonina tra le sinapsi delle cellule nervose del
    sistema serotoninergico, con ripercussioni sul tono dell’umore,
    sull’affettività, sulla vita di relazione e su numerose altre funzioni
    fisiologiche importanti.
    L’ansia è invece attribuita ad un’eccessiva produzione di
    altri tipi di neurotrasmettitori ad azione eccitatoria (beta-carboline,
    acido aspartico, acido glutammico). Normalmente prodotte in
    quantità maggiore in situazioni di ansia fisiologica, dove costitu-
    iscono il normale adattamento dell’organismo ad una situazione
    di emergenza, in caso di sindrome ansiosa queste sostanze per-
    mangono in elevate quantità nel cervello senza una causa apparente.
    Insonnia: le onde del cervello e le fasi del sonno
    Durante l’addormentamento, passando dai primi stadi del sonno
    (fasi 1 e 2) agli stadi del sonno profondo (fasi 3 e 4), si verifica
    una progressiva sospensione dello stato di coscienza, delle attività
    corporee e della sensibilità. Ciò corrisponde ad un aumento di
    ampiezza delle onde cerebrali, che da frequenti e di scarsa ampiezza
    (onde alfa nel soggetto a riposo, onde beta nel soggetto in stato
    di veglia) diventano molto più ampie e lente (onde delta, tipiche
    del sonno profondo).
    Segue la cosiddetta fase REM, nella quale, anche se il corpo è
    addormentato, l’attività elettrica del cervello riprende come nello
    stato di veglia, e si sogna. Questa sequenza di fasi si ripete
    ciclicamente durante il sonno ad intervalli di circa 90 minuti.
    Negli insonni il corretto susseguirsi delle fasi del sonnofisiologico
    risulta alterato: c’è chi impiega più tempo per arrivare
    al sonno profondo, c’è chi ha un “sonno leggero”, ovvero presenta
    una significativa riduzione di queste importantissime fasi. Questo
    implica ovviamente un insufficiente riposo dell’organismo, che,
    se prolungato nel tempo, può portare sia a disturbi psichici
    (stanchezza cronica, ansia e stati depressivi), che fisici.
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    Quanto incide lo stress?
    Lo stress
    riguarda più o meno tutti noi come conseguenza dei
    frenetici ritmi imposti dalla società moderna. L’organismo possiede
    un’eccezionale sistema di adattamento allo stress, rappresentato
    da tutta una serie di meccanismi compensatori che ci permettono
    di “adattarci” a qualsiasi situazione avversa.
    Quando però lo stress diventa cronico, lo “stato di allarme”
    permanente, riservato in condizioni normali solo a situazioni
    eccezionali, può, col tempo, causare delle vere e proprie patologie.
    Comunemente definiti
    disturbi psicosomatici
    , comprendono
    sia disturbi della sfera comportamentale (ansia, insonnia, stati
    depressivi, aggressività eccessiva o apatia, etc.) che disturbi fisici
    veri e propri (disfunzioni cardiovascolari, patologie cutanee,
    manifestazioni allergiche, disfunzioni dell’appetito, problemi
    digestivi, etc.).
    Stress e problemi digestivi
    Una delle più comuni conseguenze della tensione nervosa da
    stress, unitamente ad un’alimentazione frettolosa e spesso poco
    equilibrata, è una cattiva digestione.
    Bruciori allo stomaco, spasmi addominali, colite e gonfiori al
    basso ventre rappresentano i sintomi più ricorrenti.
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    L’influenza dell’alimentazione
    Coricarsi ogni sera alla stessa ora
    Evitare il caffé o altre sostanze eccitanti, specialmente nella seconda metà
    della giornata
    Consumare pasti leggeri alla sera e cenare almeno due ore prima di coricarsi
    Praticare una qualsiasi attività fisica per scaricare le tensioni quotidiane
    Predisporre un ambiente confortevole dove riposare
    Utilizzare cuscini bassi e materassi rigidi; evitare indumenti troppo stretti e
    costrittivi. Lenzuola e pigiami vanno preferiti in materiale naturale (cotone,
    lino, seta) perché consentono una migliore traspirazione
    Prima di coricarsi fare un bagno caldo e/o dedicarsi per alcuni minuti ad
    attività rilassanti
    Evitare di stare svegli nel letto a lungo, affinché non si instauri un’associazione
    mentale tra lo stare a letto e l’essere inquieti
    Stile di vita e alimentazione
    Esistono delle semplici regole igienico-alimentari da mettere in
    atto contro questi disturbi.
    Innanzitutto può essere utile la riduzione di tutte le sostanze
    eccitanti o stimolanti
    come il caffè, il the, i preparati a base di
    guaranà (che vengono serviti anche nei bar delle discoteche), le
    droghe, le sostanze anoressizzanti (quelle che servono a perdere
    l’appetito). Queste sostanze, infatti, possono diminuire le ore di
    sonno e far emergere, in persone predisposte, stati ansiosi e/o
    depressivi che in caso contrario non sarebbero magari comparsi.
    Ricordate poi che l’assunzione di notevoli quantità di
    bevandealcoliche
    specie alla sera, può accorciare il sonno e provocare la
    comparsa di sintomi di astinenza al mattino presto, per cui ci si
    sveglia irrequieti e agitati.
    Sarebbe infine buona norma praticare una costante, sia pure
    leggera, attività fisica quotidiana per “scaricare” le piccole ansie
    della giornata (sono sufficienti 10-15 minuti al giorno, anche di
    una semplice passeggiata).
    Se si hanno problemi d’insonnia, anche lievi, possono essere di
    aiuto alcuni “piccoli trucchi”:
    La qualità del sonno al primo posto
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    Qual’é il tuo problema ?
    Sono depresso, sono ansioso o sono solo stanco?
    I segni della depressione possono sembrare simili, in molti casi,
    a quelli di una forte stanchezza o di uno stato ansioso. Inoltre va
    precisato che ansia e depressione spesso si associano, e si parla in
    questo caso di disturbi ansioso-depressivi, che costituiscono circa
    il 60% del totale dei casi di depressione.

    La terapia I farmaci
    Gli ipnotici-ansiolitici più utilizzati sono le
    benzodiazepine, che
    agiscono stimolando la liberazione del GABA, un neurotrasmettitore
    ad azione sedativa sul SNC. Gli
    antidepressivi attualmente di più
    largo impiego terapeutico, detti anche
    di nuova generazione,
    agiscono invece potenziando la trasmissione serotoninergica, in
    accordo con la teoria per cui alla base della depressione vi sarebbe
    una carenza di questo neurotrasmettitore tra le cellule nervose.
    Si tratta di molecole potenti, appositamente “progettate” per
    esercitare un’azione mirata su specifici “siti-bersaglio” (i recettori
    dei neurotrasmettitori). Oltre all’indubbia efficacia, presentano
    tuttavia diversi effetti collaterali.
    Per questo motivo l’uso dei farmaci deve essere limitato ai casi
    di effettiva necessità e solo se il medico lo ritiene opportuno in
    base ad un’attenta valutazione della gravità del caso, per evitare
    di combattere con “armi” troppo potenti un problema occasionale
    o comunque altrimenti risolvibile.
    Le sostanze naturali
    Le piante medicinali ad azione sedativa, ansiolitica e antidepressiva,
    dall’efficacia ormai scientificamente dimostrata da moderni studi
    clinici e delle quali sono noti i principali meccanismi dell’azione
    farmacologica, possono senz’altro affiancare ed integrare l’approccio
    terapeutico classico di questi disturbi.
    Per le forme di grado lieve e moderato o occasionali possono
    rappresentare una valida alternativa, da consigliare senz’altro a
    tutti prima di optare per i farmaci di sintesi, specie se non si è
    mai intrapresa una terapia di tipo farmacologico.
    In tutti gli altri casi, o per chi è già in trattamento, possono
    comunque rappresentare un valido contributo al benessere
    generale dell’organismo.
    Questo sia nella prospettiva di integrare un trattamento farmaco-
    logico in alcuni casi indispensabile, sia, ove opportuno, nella
    prospettiva di sostituire gradualmente il trattamento con farmaci
    a vantaggio di una terapia esclusivamente naturale.
    Poche regole, ma da rispettare
    La regola più importante è quella di non sospendere la terapia
    farmacologica in modo brusco e di propria iniziativa.
    In caso di assunzione di antidepressivi in particolare è opportuno
    consultare sempre il medico prima di apportare eventuali variazioni
    al tipo e al dosaggio dei farmaci che si stanno assumendo.
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    Una medicina antica che segue tutte le regole della scienza
    medica moderna

    Basandosi su principi scientificamente dimostrabili, la Fitoterapia
    si serve delle sostanze attive naturalmente presenti nelle piante
    utilizzando l’intero fitocomplesso.
    Con il termine “fitocomplesso”
    si indica il complesso dei principi
    attivi (le sostanze di dimostrata attività biologica, indicate nel
    Titolo del prodotto) e delle altre sostanze originariamente presenti
    nella pianta. Queste “altre sostanze” sono importanti perché
    modulano l’azione dei principi attivi e ne regolano l’assorbimento.
    È proprio l’insieme di tutti i componenti del fitocomplesso, una
    complicata e perfetta formulazione realizzata dalla natura
    e non ottenibile con il farmaco di sintesi, a garantire il successo
    del prodotto fitoterapico.
    I vantaggi del fitocomplesso rispetto al singolo principio attivo
    vanno dai minimi effetti collaterali ad un’azione molto più
    equilibrata e completa nei confronti dell’organismo.
    È un’azione più lenta e graduale rispetto ai farmaci che conosciamo,
    ma spesso sufficiente per risolvere molti dei più comuni disturbi
    che ci affliggono quotidianamente. Anche quando non possono
    sostituire del tutto il farmaco, comunque, i prodotti naturali sono
    un partner ideale per esso, sia nel supportarne l’azione che per
    ridurne gli effetti collaterali.
    Dalle piante un insieme di sostanze utili
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    Spesso legate tra loro, l’una può essere la causa dell’altra e viceversa.
    Le piante medicinali efficaci in questi disturbi agiscono favorendo
    il rilassamento e predisponendo l’organismo ad un sonno
    fisiologico. Non inducono dipendenza, non lasciano intorpidi-
    mento al risveglio e non modificano in alcun modo l’efficienza
    del soggetto durante il giorno.
    Nessuno dei fitocomplessi successivamente descritti presenta
    particolari controindicazioni o effetti collaterali di rilievo. In caso
    di gravidanza, per le madri che allattano e per i neonati si consiglia
    comunque, come precauzione generale, di consultare sempre il
    proprio medico.
    Passiflora.Passiflora incarnata
    È chiamata “Fiore della passione” per
    la forma del fiore che ricorda gli
    strumenti della crocifissione di Cristo.
    Impiegata fin dal 1800 per la sua efficace
    attività sedativa ed ansiolitica, la
    Passiflora veniva somministrata ai soldati
    durante il primo conflitto mondiale
    contro la cosiddetta “angoscia di guerra”.
    Indicata anche per i bambini, è molto utile nell’ansia e nei casi
    di insonnia provocati da stati ansiosi.
    Da studi in seguito a trattamento prolungato l’attività sedativa
    della Passiflora appare altamente selettiva e priva di qualsiasi
    tossicità. Mostra inoltre una buona azione antispastica a livello
    del tratto digerente e genito-urinario.
    La qualità è espressa dal Titolo in flavonoidi totali, localizzati nelle
    sommità. Si consiglia di assumere una quantità di estratto corri-
    spondente a circa 60 mg al giorno di flavonoidi totali, eventual-
    mente da ridurre nel caso di associazioni con altre piante sedative.
    Ansia e insonnia: come porvi rimedio in modo
    naturale e senza effetti collaterali
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    Valeriana.
    Valeriana officinalis
    Probabilmente la più conosciuta tra le piante sedative, nota sin
    dal lontano Medioevo, è forse anche quella che vanta il maggior
    numero di studi e ricerche.
    Indicata in modo particolare in caso di
    insonnia, è in grado di ridurre in maniera
    significativa il tempo necessario per ad-
    dormentarsi. Induce un sonno fisiologico
    e non interferisce con l’assunzione di alcolici.
    Utile anche negli spasmi gastrointestinali,
    specie se di origine nervosa, e in caso di
    tachicardia.
    La qualità è espressa dal Titolo in acidi
    valerenici totali, contenuti nella radice. Si
    consiglia di assumere una quantità di estratto
    corrispondente a circa 2,5 mg al giorno di
    acidi valerenici, eventualmente da ridurre
    nel caso di associazioni con altre piante
    sedative.
    Escolzia.
    Eschscholtzia californica
    Detta anche “Papavero della California”
    (Californian Poppy), questa papaveracea
    veniva anticamente utilizzata dagli indiani
    d’America come sedativo ed analgesico.
    Indicata come efficace induttore del
    sonno, ha un’effetto di tipo riequilibratore
    generale, sedativo e non narcotico. Mostra
    inoltre una buona azione antispastica a
    livello dell’intestino, utile in caso di colite,
    e viene efficacemente impiegata contro
    le cefalee (il mal di testa).
    Diversamente dal papavero, suo “stretto
    parente”, non induce dipendenza ed è
    praticamente priva di tossicità.
    La qualità é espressa dal Titolo in protopina, presente nelle sommità.
    Si consiglia di assumere una quantità di estratto corrispondente
    a circa 0,3 mg di protopina, da ridurre nel caso di associazioni
    con altre piante sedative.
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    Melissa.
    Melissa officinalis
    Viene definita “la pianta nervina dalla nota carminativa” per
    sottolineare la duplice azione calmante della Melissa sia sul Sistema
    Nervoso che sugli spasmi dolorosi dello stomaco e dell’intestino.
    Indicata soprattutto in caso di ansia, è
    altrettanto efficace nella terapia dei disturbi
    funzionali gastroenterici (dolori gastrici,
    colite spastica, colon irritabile, dispepsie).
    L’acido rosmarinico, uno dei principali
    componenti del fitocomplesso della Me-
    lissa, è infatti dotato di una buona attività
    analgesica ed antinfiammatoria.
    La qualità è espressa dal Titolo in acido
    rosmarinico, presente nelle foglie. Si con-
    siglia di assumere una quantità di estratto
    corrispondente a circa 70 mg al giorno di
    acido rosmarinico, da ridurre nel caso di
    associazioni.
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    Si manifesta con la difficoltà nel prendere sonno e/o con risvegli
    frequenti. Può dipendere da una cattiva digestione, dovuta all’abi-
    tudine a mangiare durante la notte (le tipiche colichette gassose
    dei bambini, ad esempio), dai primi dentini che spuntano, dai
    rumori, dalla temperatura dell’ambiente. Ci sono poi i bambini
    definiti “iperattivi”, sempre in movimento e spesso distratti e
    disattenti a scuola, nei quali l’eccessiva ansia può dipendere da
    cause psicologiche che spesso non riescono ad esprimere.
    Il trattamento fitoterapico dovrebbe essere orientato sia verso
    fitocomplessi blandamente sedativi ed anti-ansia che verso fitocomplessi
    ad azione antispastica sulla muscolatura liscia del tratto gastrointe-
    stinale, proprio per associare ad un effetto tranquillizzatore generale
    un effetto rilassante su stomaco ed intestino.
    Ottima la Camomilla, anche in associazione con Passiflora e
    Melissa ed eventualmente con altri fitocomplessi dotati di leggera
    azione calmante, come Tiglio e Arancio amaro.
    Camomilla.
    Chamomilla recutita
    Pianta ad azione sedativa moderata, la
    Camomilla agisce principalmente come
    lenitivo ed antispastico sulle mucose
    del canale digerente, particolarmente
    a livello dello stomaco, sul quale esercita
    anche un’efficace azione protettiva nei
    confronti di gastriti ed ulcere.
    Indicata in modo particolare per l’insonnia dei bambini, è molto
    utile nei casi di disturbi del sonno causati da piccoli problemi
    digestivi. All’azione calmante associa infatti una decisa azione
    antispastica ed antinfiammatoria.
    La qualità della droga per infusione è espressa dal Titolo in
    essenza. La Farmacopea Ufficiale (FU X) stabilisce un contenuto
    minimo di 4 ml/Kg.
    La qualità dell’estratto è espressa, sempre secondo la FU X, dal
    Titolo in flavonoidi apigenino-simili, localizzati prevalentemente
    nelle ligule del capolino (i petali bianchi del fiore).
    Utilizzando materie prime selezionate e limitando il processo
    estrattivo alle sole ligule, é possibile ottenere un estratto liofilizzato
    ad alto Titolo, contenente fino al 4,5% di flavonoidi apigenino-
    simili.
    L’insonnia e i bambini: la soluzione naturale
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    Se non curata la depressione può durare in media otto mesi-un
    anno, con grande sofferenza del paziente, ma, quel che è peggio,
    è che può anche diventare cronica.
    È quindi importante riconoscerla e
    curarla.
    Se si tratta di una depressione non
    grave, in genere caratterizzata da ri-
    correnza stagionale o episodica, può
    essere sufficiente una terapia di tipo
    naturale, fermo restando che deve
    sempre essere il medico, in base alle
    condizioni del paziente, a decidere la
    terapia da adottare valutando tra effetti
    collaterali ed effetti benefici della cura.
    L’approccio fitoterapico ha mostrato
    una significativa efficacia clinica in migliaia di casi di depressione
    di grado lieve e moderato, con il grande vantaggio, rispetto ai
    farmaci, di non presentare effetti collaterali. Tutti gli studi citati
    sono naturalmente riferiti all’Iperico, ormai definito dai mass-
    media e dagli studiosi di tutto il mondo “l’antidepressivo vegetale”.
    Iperico.
    Hypericum perforatum.
    Chiamato ”erba di S. Giovanni” (St. John’s wort) perché fiorisce
    il 24 giugno, giorno dedicato al santo, viene utilizzato ormai con
    successo da diversi anni nel trattamento della depressione. Numerosi
    studi clinici controllati sono stati condotti in confronto con
    placebo e farmaci di riferimento a conferma dell’efficacia terapeutica
    della pianta.
    Indicato in caso di depressione lieve e moderata, agisce principal-
    mente aumentando la trasmissione serotoninergica, in modo
    simile agli antidepressivi di nuova generazione.
    E’ stata tuttavia coniata per l’Iperico la frase: “molti torrenti
    portano ad un fiume”, per indicare come, in realtà, non uno ma
    una molteplicità di meccanismi siano alla base dell’efficacia del
    fitocomplesso.
    Nessuno di essi, preso singolarmente, è sufficiente a spiegare
    l’azione globale osservata per il fitocomplesso dell’Iperico, ma il
    risultato d’insieme è un’azione estremamente bilanciata e priva
    di effetti collaterali.
    Depressione: dalla natura un valido aiuto
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    L’Iperico, accanto ad un’efficace azione antidepressiva, possiede
    poi una leggera azione ansiolitica. Tale azione può venire potenziata
    e rafforzata dall’associazione con altri fitocomplessi ansiolitici più
    specifici, quali Passiflora e Melissa, in una formulazione ottima-
    mente indicata in caso di depressione associata ad ansia.
    L’Iperico non ha effetti negativi sullo stato di veglia, sull’attenzione
    e sulla memoria, non altera le fasi del sonno e non provoca alcuna
    dipendenza.
    L’unico effetto collaterale riportato in letteratura è una possibile
    fotosensibilizzazione cutanea, riscontrata peraltro con l’assunzione
    di alte dosi (dalle 30 alle 50 volte la dose consigliata) ed in soggetti
    dalla carnagione molto chiara. Durante la terapia con Iperico,
    come precauzione generale, si sconsiglia tuttavia la prolungata
    esposizione ai raggi solari o a lampade abbronzanti.
    La qualità è espressa dal Titolo in ipericina, presente nelle sommità
    fiorite. Si consiglia di assumere una quantità di estratto corrispon-
    dente ad almeno 1,2 – 1,5 mg al giorno di ipericina.


    Come ci dobbiamo regolare?
    La Fitoterapia si basa sull’azione biologica dei principi attivi naturali
    presenti nelle piante medicinali.
    Qualsiasi sostanza dotata di attività biologica, per “funzionare”
    deve essere somministrata all’organismo al di sopra di una certa
    quantità minima, definita “minima dose efficace”.
    Per la Passiflora, ad esempio, questa dose è rappresentata da circa
    60 mg al giorno di flavonoidi totali (che sono i principi attivi).
    La quantità dei principi attivi presenti negli estratti vegetali, che
    dovrebbe sempre essere indicata nel Titolo del prodotto, viene in
    genere espressa come valore percentuale. Un alto titolo non è
    tuttavia sufficiente a garantire l’efficacia: quello che conta è
    assumere la giusta dose di principi attivi nell’arco della giornata.
    E allora:
    quale è la corretta quantità di estratto
    da assumere, per essere certi di aver raggiunto
    la dose efficace?
    Un esempio pratico
    Esaminiamo il nostro estratto di Passiflora.
    Per prima cosa leggete il Titolo
    Ammettiamo di avere: Titolo in Flavonoidi totali 5%. Ciò significa che
    per ogni 100 mg di estratto ho 5 mg di principi attivi.
    Guardate poi la quantità di estratto contenuta in ciascun
    opercolo (o compressa) del prodotto
    Ammettiamo che la quantità di estratto di Passiflora contenuta in
    ciascun opercolo sia di 300 mg. In ogni opercolo sono quindi presenti
    15 mg di principi attivi (5 mg/100 mg 300 mg = 15 mg).
    Per assumere i 60 mg di p.a. consigliati come dose giornaliera
    dovrete quindi prendere 4 opercoli al giorno (15mg 4 = 60mg).
    In alternativa potete trovare direttamente indicati i milligrammi
    di principi attivi contenuti in ciascun opercolo (nel nostro esempio
    avremmo: “ciascun opercolo corrisponde a 15 mg di flavonoidi
    totali”). Diventa in questo caso ancora più semplice calcolare il
    numero di opercoli da assumere per raggiungere la dose giornaliera
    consigliata.

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