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La terra degli uomini rossi – Birdwatchers – da venerdì 19 a mercoledì 24 settembre

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Cinema delle Rose – Piano di Sorrento
              Tel. 081 878 61 65

 


 


da venerdì 19 a mercoledì 24 settembre – sala 2


 


 




LA TERRA DEGLI UOMINI ROSSI – BIRDWATCHERS



 


Orario spettacoli: 18.00 – 20.15 – 22.30
Costo biglietto: 6.00 euro
Regia: Marco Bechis
Cast:
Abrisio da Silva Pedro, Alicelia Batista Cabreira, Claudio Santamaria, Matheus Nachtergaele, Ademilson Concianza Verga, Ambrosio Vilhava, Chiara Caselli, Fabiane Pereira da Silva
Genere: Drammatico
Durata: 108′


Trama:
Mato Grosso do Sul (Brasile), 2008. I fazendeiro conducono la loro esistenza ricca e annoiata. Possiedono campi di coltivazioni transgeniche che si perdono a vista d’occhio e trascorrono le serate in compagnia dei turisti venuti a guardare gli uccelli [birdwatchers]. Ai limiti delle loro proprietà, cresce il disagio degli indio che di quelle terre erano i legittimi abitanti. Costretti in riserve, senza altra prospettiva se non quella di andare a lavorare in condizioni di semi schiavitù nelle piantagioni di canna da zucchero, moltissimi giovani si suicidano. A scatenare la ribellione è proprio un suicidio. Guidati da un leader, Nadio, e da uno sciamano, un gruppo di Guarani-Kaiowà si accampa ai confini di una proprietà per reclamare la restituzione delle terre. Due mondi contrapposti si fronteggiano. Si fanno una guerra prima metaforica e poi reale. Ma non cessano mai di studiarsi. A provare la “curiosità dell’altro” sono soprattutto i giovani. Una curiosità che avvicinerà il giovane apprendista sciamano Osvaldo alla figlia di un fazendeiro..


“Il più grande genocidio della storia”, così il regista Marco Bechis definisce lo sterminio degli indios operato dai coloni europei dal sedicesimo secolo in poi. Vederne gli effetti oggi, non solo sul territorio, ma anche sulle menti di ciò che rimane dei loro discendenti, è alla base di “La terra degli uomini rossi”. L’autore italiano, ma di origini cilene, continua con questo film la sua esplorazione delle conseguenze dei grandi drammi storici dell’America latina. Dopo i desaparecidos di Garage Olimpo e Hijos (una storia che Bechis conosce bene essendo stato sequestrato anche lui dalle forze militari argentine quando si trasferì a Buenos Aires), il suo sguardo si sposta in Brasile dove la difficile integrazione fra gli aborigeni americani ormai relegati nelle riserve e i fazenderos che da generazioni hanno occupato e fatto propria una terra che eticamente non gli appartiene, è il punto di partenza per un conflitto storicamente inesploso.
E’ proprio questa miccia impolverata da anni di sopraffazioni e sofferenze, da dolori così profondi da essere tramandati geneticamente e che significano mesta accettazione di una vita ai margini, negazione di come la natura ha dato e creato, quella che Bechis accende per dare il “la” alla sua vicenda. Se è vero che gli uomini “bianchi” sono i possessori legali dei campi, gli “uomini rossi” sono quegli stessi campi. Non c’è costruzione sociale che regga, non c’è possibile giustificazione.
Lo scontro diventa quindi inevitabile. E’ atavico, e (la panoramica finale dei campi completamente coltivati lo dimostra), non accetta compromessi.
Le varie fasi del fenomeno di “rientro” vengono caratterizzate scandite quasi pedissequamente, approfondendo non solo il confronto della comunità di autoctoni verso gli altri, il fuori, ma anche al proprio interno. Non c’è la volontà di dare un’immagine di santità alle vittime e questo al di là del fatto che ciò che sono ora è anche il frutto di scompensi culturali dati dalla storia: a Bechis basta raccontare le cose per quello che sono, senza furbe ruffianerie. E’ questo il maggior pregio di un film sicuramente lento e non particolarmente ispirato a livello di regia (nonostante qualche spunto, l’animalità dell’uomo viene enfatizzata più dal sonoro che dalle immagini), ma che comunque si candida ad essere la migliore opera italiana al 65esimo Festival del cinema di Venezia.


 


inserito da Annalisa Cinque



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