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PISCIOTTA DA PER BACCO SI CONTINUA LA FILOSOFIA SLOW

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Ci troviamo nel pieno Cilento marino a Pisciotta da Per Bacco, lo abbiamo visitato sabato 26 luglio, ospiti al resort Capo D’Arena, aperto di recente ed ideale per le famiglie, e ci rechiamo a visitare la storica osteria Slow che più di vent’anni fa Vito Puglia aprì questo ritrovo tra gli olivi millenari della sua splendida proprietà che dalla Statale, poco prima di entrare nel paese, scende sino a toccare il mare dei pescatori di alici di Menaica. Ci troviamo anche una mostra di grande interesse e dell’artista Eduardo Giannattasio che vive a Sieti il “paese albergo” di Giffoni Valle Piana, con le sue opere dipinte a fuoco, e un clima conviviale veramente “Slow” con personaggi interessanti, che da Londra hanno deciso di aprire un agriturismo a San Giovanni a Piro, critici d’arte e varia umanità cenando sotto ad un ulivo di 1500 anni. La cena inizia con un misto di antipasti fior di zucca e tortino di alici di mennaica, fusilli al pesto, grigliata di carne mista, un assaggio di un pezzo di agnello, maiale e bufala,  annaffiata a un Primitivo di Manduria e per finire due ottime creme di pesca con passito mentre noi gustavamo la piccola Anna scorrazza con gli altri bambini felice fra i tavoli.  Da allora il paesaggio non è cambiato molto, la zona resta poco antropizzata e non è difficile trovare, anche d’estate, bellissime sorprese nelle ceste delle barche rientrate nel languido porticciolo, a cominciare dalle aragostine di Palinuro o qualche buon tonnacchio. Certo, rispetto agli anni ’80, anche le dimensioni del pescato iniziano a ridursi perché il mare non è una risorsa infinita, ma lo stacco rispetto ad altri tratti di costa è palpabile. Per conoscere le origini della slow food in Campania bisogna venire qui, sempre pochi posti, sempre slow, trovi sempre qualcuno o qualcosa di interessante. Nello spazio circoscritto dal muro a secco l’atmosfera è slow e al tempo stesso soft, un po’ di musica di sottofondo, il padrone di casa ha trovato nuove motivazioni dopo essere stato il fondatore di Slow Food in Campania e punto di riferimento nazionale sui presidi insieme a Pietro Sardo. La carta dei vini è invidiabile. La materia prima è costituita soprattutto dal pesce azzurro, citiamo ovviamente il tortino di alici, il pesce bandiera in foglia di limone, il lacerto grigliato, oppure la tagliata di ricciola o di tonno, la parmigiana di melanzane o di zucchine. Citazione cilentana classica con i fusilli fatti a mano conditi con il ragù o il pomodorino fresco e citazione napoletana con il pacchero di Gragnano al Pomodoro san Marzano. Buoni gli spaghetti al pesto cilentano o quelli ammollicati ai frutti di mare. Infine una selezione di formaggi scelti di Vito e di salumi per chi ha solo voglia di bere una buona bottiglia spiluccando qualcosa. Il grasso della cucina è l’olio dell’olivo pisciottano, la cultivar del Cilento capace di segnare il paesaggio con le oltre 600.000 piante giganti tra il Gelbison, Ascea, Pisciotta, sino a Palinuro. Il locale è una sintesi della filosofia originaria di Slow Food ben declinata sul territorio e senza alcuna concessione commerciale in senso stretto: la serata entra rapidamente nella notte, Vito si siede al tavolo e si chiacchiera a lungo, magari tornando sui dolci tra i quali il must e la caprese. Pagherete sui 30 euro, vini esclusi. Lo abbiamo ritrovato uguale a se stesso, con gli stessi tavoli e la stessa filosofia. Il Dia Logos qui è di casa…


Michele Cinque


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