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Il 17 giugno al Teatro delle Rose danza sulla diversità

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Piano di Sorrento- E’ l’appuntamento primaverile più atteso in Costiera sorrentina. Lo spettacolo di danza che si terrà presso il Teatro delle Rose a Piano di Sorrento nei giorni 17, 18 e 19. Ad organizzarlo il Dance Studio di Raffaella Pandolfi in collaborazione con il Dance World di Mariella Romano e il Danzart di Diana Gargiulo. Della Pandolfi, da sempre molto sensibile a temi spinosi per la nostra contemporaneità, ricordiamo giustappunto lo spettacolo “Io allo specchio…Una donna racconta” del 2005, in cui i ricordi, la carriera, la delusione, la malattia e la rivalsa su di essa di una donna che incarna un po’ tutte le donne, è presentata con grazia senza appesantire ne’ però alleggerire in qualsivoglia maniera la portata del messaggio che si voleva dare. Quest’anno la Pandolfi ha scelto per il suo spettacolo d un campo minato su cui far ballare: la diversità.


Nasce così “Under Ground- Questione di Pelle” col chiaro intento di dare un vero e proprio scossone alla nostra società così ipocritamente aperta alla novità, ma in realtà così radicalmente ancorata a una tradizione di intolleranza razziale e culturale.


Underground, non è più solo la ferrovia londinese, non è più solo il mero sottosuolo ma si trasforma, diviene una “rete sotterranea di resistenza”. Il fango, dove la nostra società schiaccia i diversi. Coloro che invece di soffrire, sudare e lottare per essere chiamati “normali” dalla nostra società, così fintamente democratica e inter-razziale, si lasciano schiacciare comprendendo che la diversità non è che l’altro nome con cui si può chiamare la vera forza. Non quella delle potenze che nasce dalla moltitudine e dalla sicurezza dell’anonimato, ma quella delle minoranze che si lasciano infangare, ma non perdono la loro identità.


Il Dance Studio ci ricorda che il sottosuolo non è fango, non è fogna, non è male ma che esso è Vita. Questo spettacolo, audace, per la difficoltà dei temi trattati è una sfida a questo comune modo di vedersi, alla nostra bellezza costruita, alla forza nascosta nella moltitudine che non è altro che la sicurezza di non essere individuati.


Una storia che inizia nell’ America degli indiani, passa nel Far West e si conclude nella torbida Brooklyn di fine anni Settanta divisa fra le bande dei Free Boy, dei Yankee e degli Spanks.

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