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Con Dino Risi al Résidence Aldrovandi: un omaggio e il ricordo di una bella emozione

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Carlo insisteva moltissimo con me, perché andassi a conoscere ciò che rimaneva del grande cinema italiano. Cercava in tutti i modi di spingermi fuori dal guscio, di farmi conoscere. Recalcitravo e anche parecchio, per quale motivo avrei dovuto andare a trovare gli illustri personaggi che mi nominava? cosa avrei potuto raccontare loro, io, che mi sentivo così ‘piccola’, così incapace di fronte a tanta fama? Carlo si arrabbiava moltissimo. Non era ancora cieco quando mi aveva conosciuta e i suoi occhi avevano potuto, anche se per poco, incontrare i miei, poi, mi aveva descritta in due delle sue Strofe Sfiziose. Ma io, recalcitravo e la mia timidezza, il senso di non essere all’altezza, la ferita che mi attraversava, mi impedivano di prendere la vita con la dovuta leggerezza e volare alto come invece sarebbe convenuto che facessi. Un giorno però, Carlo mi mise di fronte all’impossibilità di indietreggiare. Bisognava andare a ritirare i disegni che alcuni artisti avevano realizzato per le sue Strofe Sfiziose e lui aveva selezionato accuratamente i nomi delle persone da cui sarei dovuta andare io. Con un compito da portare a termine, come al solito, non mi tirai indietro ed ecco che, in un primo pomeriggio estivo, mi trovai ad oltrepassare, ai Parioli, proprio dietro casa di Carlo, la soglia dell’Aldrovandi dove mi aspettava, per consegnarmi il suo disegno, niente po-po di meno che, il grande regista Dino Risi.  La strada era stata spianata, e lui, mi attendeva. Con la gola stretta dall’emozione bussai alla sua porta e mi ritrovai in quello che era un vero e proprio appartamento deliziosamente arredato e immerso nel verde. Risi era già un uomo di una certa età, anche se non ancora ‘antico’ come Carlo e ci vedeva benissimo. Mi fece entrare e accomodare su una comoda poltrona e subito mi descrisse il suo completo disinteresse per il mondo, che lo aveva spinto a rifugiarsi molti anni prima nel Résidence tra i più accoglienti e lussuosi di Roma. Scelta, mi disse, fatta per essere accudito al meglio stando quanto più lontano possibile dalla cosiddetta mondanità. Chissà, ma forse, fu anche questo a mettermi a mio agio. Mi offrì qualcosa da bere e poi mi fece alcune domande. A tali domande sentii di rispondere con tutta me stessa cercando la forma migliore e aprendo il mio cuore. Dopo un po’ di tempo fui stupita che non si fosse fermato ad un paio di domande formali, ma che mi avesse incalzato sempre di più, rilanciando e facendomi parlare a lungo, stupita, insomma, di aver suscitato il suo interesse.  E tanto a lungo mi interrogò e mi fece parlare che, ad un certo punto, il sole stava calando e nella stanza le ombre della sera avanzarono. Alla fine si alzò, prese il disegno e me lo consegnò. Aveva scelto la poesia Ansia d’amare ed aveva descritto il volto di Carlo, con l’immancabile coppola, circondato dai corpi di quattro donne in pose discinte, come sirene ammaliatrici. Tutto sommato era divertente, coglieva l’aspetto di Carlo che più condividevano: l’amore per le donne, in modo ironico e sfacciato. Lo ringraziai. Mi  accompagnò alla porta e in un attimo, guardandomi dritto negli occhi mi disse: “Sei una donna affascinante e bella, ma quando la smetterai di avercela così tanto con te stessa?”


Subito pensai che era più o meno ciò che mi ripeteva Carlo e se glielo avessi raccontato mi avrebbe ancora una volta preso bonariamente a ‘male parole’. Così, gli portai il disegno e conservai in un ripostiglio della memoria l’incontro con il grande regista e sceneggiatore Dino Risi. Mi aveva detto che ero una donna affascinate e lui, di donne belle e affascinanti ne aveva sì conosciute, perciò per una volta,  potevo davvero crederci.


 


 


(Carlo è Carlo Ludovico Bragaglia)


                            


                                                           Giovanna Mangiaracina

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