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Phoenix a caccia di permafrost

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Phoenix a caccia di permafrost.


 


La sonda spaziale Phoenix Mars Lander si è posata su Marte da non molte ore dopo una discesa che ha tenuto con il fiato sospeso i tecnici e definita come ‘sette minuti di terrore’. I suo viaggio è durato nove mesi, infatti la sonda è stata lanciata nell’agosto del 2007 dal missile Delta II. Phoenix si è posata dolcemente grazie anche al riutilizzo di componenti e strumentazioni altrimenti abbandonati nei laboratori dopo che nel dicembre del 1999 il Mars Polar Lander si schiantò sulla superficie di Marte a causa dello spegnimento anticipato dei razzi frenanti. La sonda è atterrata in un’area del pianeta rosso chiamata Green Valley ed è la settima sonda che atterra con successo su Marte.  Tutto è andato nel migliore dei modi e ora comincia il lavoro di raccolta dei campioni del suolo da analizzare.  Ci sono grandi aspettative dal momento che Phoenix è la prima sonda ad arrivare al polo di Marte e l’ultima a farlo nei prossimi dieci anni. Il suo scopo è raccogliere informazioni ambientali sulla superficie del pianeta rosso, alla ricerca di forme di vita microbiologiche e di acqua nel sottosuolo. Secondo la Nasa la vita di cui siamo a conoscenza ha bisogno di tre componenti: una fonte energetica da una stella, acqua e alcune molecole organiche che contengono carbonio, ossigeno, idrogeno. Ed è proprio la ricerca del ghiaccio nella regione polare, l’obiettivo di Phoenix ovvero ciò che sulla Terra, oltre i 65° di latitudine nord sotto la Siberia e l’Alaska, chiamiamo permafrost. La missione della sonda-robot, il cui braccio meccanico è stato assemblato in una camera sterile per non esportare microbi terrestri su Marte, durerà ininterrottamente 90 giorni, cioè 92 giorni terrestri. Le prime immagini inviate sulla Terra hanno già scatenato la fantasia collettiva, chi vede un pulcino, chi un volto, chi la sagoma di una sirenetta, immagini che fanno da suggerimento per i più svarati ricordi.  E, tenendo bene a mente la visione della vita e dell’universo presente in tante culture secondo la quale ogni cosa all’esterno di noi e una proiezione di ciò che è nella nostra interiorità, la speranza è di riuscire a intravvedere su Marte quanto di meglio e di buono ci possa essere per noi.


 


                                  Giovanna Mangiaracina

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