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In viaggio per Santana

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Il cielo ha dato spettacolo di sé sparpagliando una miriade di nuvole soffici a strati, bianche e spumeggianti o nere e cariche di pioggia. L’inverno sembra lontano, radenti, i raggi del sole s’infilano a squarciare l’aria illuminando l’asfalto di scie dorate.


In auto la musica sintonizza il conducente su di un andamento vagamente nostalgico: induce a pensieri di comunicazione profonda. In silenzio, entrambi consapevoli della nostra completa estraneità e al cospetto della vita, degna di essere attraversata ogni minuto. Il viaggio è ineffabile per motivi diversi, per ognuno di noi che conversa con le nubi e con il sole.  Seimilaquattrocento chilometri macinati nel vento con la determinazione di tornare sui nostri passi, per portare indietro soltanto molto poco di ciò che è stato e quasi nessun commento.


Infatti non posso dire di aver usato parole per affascinare il sole e non posso dire di aver piegato il vento che opprime il nostro sguardo fisso sulla strada. Non posso dire di avere voluto semplicemente farmi toccare da una esperienza che non sia dimenticare me stessa: un errore.


Non c’è pericolo di cadere nella trappola del compromesso e i ricatti non ci appartengono.  Pedaggio effettuato.  Il cuore vuole andare a Lisbona ma il conducente ignora lasciando spazio soltanto a soffici disegni alati, nuvole a profusione, origami sfuggiti dalle mani, confusi nelle ore che scendono verso il buio della sera.


Quando il nuovo giorno appare la luce si posa ancora sulle facce stralunate e irradia luccichii nelle nostre vite, arcobaleni decisi, totali, contrastanti con l’ostinato presagio di un volere nefasto e con l’insperata la gioia che ci assale vedendoci scavalcare ogni possibile altrove. Per un momento il cuore batte e la mente prepara dissacranti bugie. Vento forte che torna a trionfare, il sole dopo giorni di pioggia, adesso il tempo è mite, bagnato di oceano con i colori dell’inverno e un silenzio soffice e umido di strade lasciate andare.


Alla fine siamo partiti lasciandoci scorrere nel film spettacolare inseguendo la strada l’impetuoso fluire di ricordi.


Aquilotti, cuccioli che provano i primi agguati, l’azzurro limpido e stemperato nelle nubi come stracci appesi nel cielo azzurro, batuffoli morbidi di soffice neve o panna e tutto il verde che possiamo desiderare.


Breve momento di pausa tra un acquazzone e l’altro.


 


 


 


 


 


                                                                                               Giovanna Mangiaracina


 


 


 


 


 

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