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VELLUTATA E GENOVESE, VICINI ALLA META

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Il Critico Maccheronico Antonio Fiore è arrivato a Meta di Sorrento (Napoli) Le tovaglie sono di canapone indiano, i sottopiatti di vimini vengono da Manila, ma gli esotismi (conseguenza piacevole dell’avere un coniuge che fa il pilota d’aereo) si fermano qui: nei piatti, i colori e i sapori della costa, del mare e dei monti (Lattari) assemblati in un locale di appartata, moderna eleganza acquattato al pianterreno di un edificio settecentesco; modellini di velieri all’ingresso e interni rosa salmone pallido e verde squillante, a scriverlo fa uno strano effetto ma il luogo è di assoluta piacevolezza, luci giuste e giallo tulipano a centrotavola, la signora Tiziana l’aveva pensato qualche anno fa come regno del grill (da cui il nome).
MENU «GIOVANE» – Le braci restano, ma via via s’è aggiunto molto altro, a comporre un menu appetitoso e nemmeno tanto ristretto, attualmente affidato alle cure d’una coppia di giovani, Claudio (22 anni) e Nico (27). E allora, sul nostro tavolo accanto al camino (un sorprendente camino a piastrelle irregolari e multicolori, sembra un gilet futurista di Depero, non per niente la figlia di Tiziana si occupa di arte) arriva un piacevole stuzzichino, una «bruschetta» di polenta calda con lardo di Faicchio e ricotta di fuscella e pomodori, appena spruzzata di pepe. Buoni e caldi e varii i pani, anzi i panini: alle olive nere, alle noci, al pomodoro, al sesamo nero, pane di Nola su richiesta. Arriva anche il calice di benvenuto: prosecco?, no grazie, e lo sostituisce ben più autorevolmente un Franciacorta brut rosé, con cui ci avviciniamo alla ricca zona antipasti, forte di sette proposte cucinate (più il tagliere di Nero casertano e la selezione di formaggi campani): optiamo per il carciofo (Schito) ripieno di pane e salame con patate a vapore e pomodori secchi.
IN CARTA SOLO VINI ROSSI – Buono, ma alla voce «eccellenza» trovo la vellutata di piselli con al centro l’umile e saporitissimo sauro profumato alla menta, che ti sembra quasi di essere nel giardino adiacente dalle grandi felci, aperto in bella stagione. Rapiti dalla bontà del piatto, quasi ci dimentichiamo di ordinare il vino. In carta solo rossi (la titolare ha idee precise in merito) ma scelti con estrema cura e competenza non solo campana, e qualche escursione latinoamericana (la figlia artista attualmente vive in Argentina, e il Malbec sta lì a ricordarcelo); i bianchi si ordinano a voce, e la nostra scelta cade sull’«Alenta », Falanghina sannita di Nifo Sarrapochiello di bella struttura, meno potente della sua «cugina» casertana di Telaro ma di grande raffinatezza (e niente barrique) per accompagnare i primi: i piccoli cannelloni con purea di patate e gamberi rossi sono troppo patatosi e poco gamberosi, li riscatta la vellutata di fave novelle (l’orto familiare sta dietro casa), che nel colore richiama chiaramente il verde delle rifiniture in sala. Ma la contemporanea genovese di manzo che condisce le candele spezzate è finalmente (dopo tanti tentativi e altrettante mezze delusioni collezionate nelle ultime recensioni) tirata, scura e lucida come dio (o almeno la tradizione) comanda.
SECONDI PIATTI DANTESCHI – Con un pensierino (se tanto mi dà tanto…) ai paccheri gragnanesi con ragù di braciola, viriamo sui secondi, e dunque sul rosso, che abbiamo fatto previdentemente stappare a inizio pranzo: è un «Inferi» 2003, uno dei modi più piacevoli che conosco per andare all’Inferno. Etichetta di danteschi supplizi, colore rubino cupo, ma al naso mora, vaniglia, liquirizia, cacao, tabacco e pepe nero, questo Montepulciano di Marramiero ha quanto mi basta per espiare i peccati della carne: ci sarebbe il filetto di Nero casertano rosolato in padella su crema di patate e Monaco con composta di annurca ma — tanto per dare soddisfazione anche al grill — vado sulla costata dei Lattari, meno nobile (e costosa) delle pur presenti Marchigiana e Chianina, riscattata però da una generosa manciata di sale di Maldon servito a parte, magico cristallo inglese che io trovo sublime anche sulla cioccolata. A proposito, ora tocca ai dolci: il predessert è un perfetto/sorbetto di agrumi con salsa alle fragoline, i dolci ben rappresentati dal soufflé caldo di pastiera e dalla zappetta (refuso: zuppetta) fredda di pere con semifredda piramide di ricotta e streusel (composto a base di burro, farina e zucchero) di nocciola; sorseggio appagato un dito di Talisker ma il richiamo dei formaggi è troppo forte: selezione a cura di Salvatore della «Tradizione» a Seiano, una garanzia assoluta. Incarto e porto a casa un pezzo di erborinato di bufala e un altro di Monaco. Saranno il mio ultimo frugale pasto campano prima di salire sull’aereo che mi condurrà in Cina alla testa di un manipolo di maccheronici. Sabato prossimo il reportage della prima tappa: Pechino.
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CHI ristorante «Grillerie del Casale» si trova a Meta
DOV’È Per raggiungerlo bisogna percorrere l’autostrada Napoli-Salerno e uscire al casello di Castellammare di Stabia, proseguendo poi verso il centro storico di Meta
Antonio Fiore

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