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SALERNO Le tradizioni musicali della Sicilia medievale

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XX FESTIVAL DI MUSICA ANTICA
AL QANTARAH: Abballati,abballati!


Canti e suoni della Sicilia medievale


Salerno: 12  marzo 2008 Chiesa di S.Apollonia ore 20,30 – INGRESSO LIBERO


Info.: info@salernofestival.it  Cell.:328/0503066


 


Le tradizioni musicali della Sicilia medievale


Il gruppo Al Qantarah con lo spettacolo “Abballati,abballati!” chiuderà mercoledì 12 marzo la XX edizione del Festival di Musica Antica promosso da Carmine Mottola


La cultura siciliana fin dall’antichità si è caratterizzata per la compresenza di molteplici influenze: il mondo ellenico, la civiltà italica, la presenza araba e infine la conquista normanna. La Sicilia,  appare quale crocevia di razze, culture, etnie differenti e talvolta lontane; tale dimensione multiforme e cosmopolita si è rivelata con il passare dei secoli ricca di stimoli e apporti culturali che hanno fatto dell’isola una sorta di ponte (Al Qantarah è il nome di un fiume della Sicilia Orientale che in arabo significa appunto il ponte) capace di stabilire un singolare contatto tra civiltà estranee al territorio e che, di fatto, ne sono divenute componente essenziale. La tradizione musicale siciliana ha fatto proprie le suggestioni provenienti dalle modalità espressive arabe, bizantine, provenzali, normanne, conservandone, accanto agli elementi autoctoni, forme e atteggiamenti culturali. Il gruppo Al Qantarah, composto da Fabio Accurso all’ud,daf e voce, Roberto Bolelli, voce e scattagnetti, Donato Sansone, Friscalettu, tamburo, darabukka, daf, symphonia, voce, marranzanu, lira e voce, Igor Niego, tammurreddu, riqq, tammorra, e Fabio Tricomi, viella, tur, ud, zarb, flauto da tamburo, tammurreddu, marranzanu, lira e voce, ridà suono a questa Sicilia medievale multietnica, con brani vocali e strumentali di carattere religioso e laico, colto e popolare, che ascolteremo mercoledì 12 marzo alle ore 20,30, in Santa Apollonia, in occasione della chiusura della XX edizione del Festival di Musica Antica, promosso dall’Associazione Koinè di Carmine Mottola.


La ricostruzione delle Siciliane del Trecento e delle Sequenze del Tropario di Catania, così come dei brani tradizionali del Corpus Favara o delle polifonie popolari della Settimana Santa, seppure prenda le mosse da punti di riferimento certi (utilizzando sia fonti scritte che orali), in molti casi si rifà necessariamente al gusto estetico dei componenti del gruppo. Lo strumentario conferma chiaramente questo aspetto, in perfetta sintonia con la ricostruzione multietnica del repertorio, affiancando a copie di strumenti del medioevo colto gli strumenti della tradizione siciliana, araba e persiana. I brani in programma provengono essenzialmente da due raccolte: i Tropari di Catania del XII secolo, conservati presso la Biblioteca Nazionale di Madrid (ms. 19421) e trascritti da D. Hiley, e il Corpus di musiche popolari siciliane (Palermo, 1957), che contiene i brani raccolti ‘sul campo’ da Alberto Favara quasi un secolo fa. Il gruppo, partendo da queste fonti, che tra l’altro consentono una contestualizzazione ben assortita, spaziando dal religioso al laico, dal colto al popolare, intende tracciare un quadro storico relativo alla cultura dell’età medievale nell’isola, con particolare riferimento all’età federiciana, sottolineando le influenze musicali di origine autoctona, araba, bizantina, normanna, provenzale. Lo strumentario utilizzato appare in evidente sintonia con quest’intento.


Mentre la “sicilianità” del Corpus Favara è fuori discussione, la “catanesità” dei Tropari  deriva soprattutto dal fatto che quei brani, stilisticamente simili alla musica sacra che a quel tempo veniva eseguita un po’ in tutta Europa, erano stati copiati in Sicilia per essere destinati all’attività liturgica della Cattedrale catanese. Tra l’altro, il testo di uno dei brani – Eia fratres – presenta un evidente riferimento locale: si tratta infatti di una sequenza scritta in occasione della traslazione delle spoglie di Sant’Agata, patrona della città di Catania. L’inclusione in repertorio di un contrafactum di un testo di Giacomo da Lentini – Ben m’è venuto – su una melodia del trovatore provenzale Peire Cardinal, documenta un’ipotesi musicologica, mai definitivamente comprovata, secondo cui i rimatori siciliani del ‘200 musicassero i propri versi.


Il programma è completato da un’altra specie di contraffazione o, per essere più precisi, dalla sovrapposizione di un brano di musica persiana, Parandoush, con quel Chiovu Abballati (‘canzone a ballo’ tratta dal Corpus Favara), che è uno dei brani più popolari della tradizione siciliana. La sorprendente somiglianza delle due melodie non deve spingerci a facili fantasticherie musicologiche, anche se rinforza la suggestione evocata da quest’isola in mezzo al Mediterraneo, più che mai “Al Qantarah”, fra le più disparate culture.


L’ Ufficio Stampa                                                                          Olga Chieffi    Cell.:347/8814172


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