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PIANO DI SORRENTO, ARRIVA BIUTIFUL CAUNTRI ERAVAMO IL BEL PAESE

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Se volete capire veramente che succede nel triangolo della morte dei rifiuti (“Questa è la Cernobyl italiana”, dice alla fine un medico, e vedrete che è così), capire perchè in Campania abbiamo tanti tumori, vedere concretamente sul serio che succede nella vicenda diossina il teatro cinema Delle Rose a Piano di Sorrento dopo Gomorra ci riserva una nuova sorpresa, fino a mercoledì, ci sarà per una settimana in programmazione Biutiful cauntry (eravamo il Bel Paese, beautiful country!), scritto e diretto da un nome importante del montaggio, Esmeralda Calabria, da un documentarista onesto e impegnato come Andrea D’Ambrosio e dal giornalista Peppe Ruggiero. Un film che è stato distribuito in sole 20 copie in Italia e che sarà proiettato solo in un paio di sale a Napoli e poi a Piano di Sorrento e a nessuna altra parte in Campania. Questo a dimostrare che al di là dei fiumi di parole e delle migliaia di articoli non si vuole vedere la realtà.

Prodotto con coraggio da Lionello Cerri (ripagato dall’interesse di stupefatti spettatori a Torino, a Rotterdam e fra poco a Londra) andrebbe proiettato in Parlamento, nelle scuole e in televisione in prima serata. Capiremmo meglio la reazione di quelle persone che facevano le barricate per impedire la riapertura delle discariche nei giorni dell’invasione di mondezza. Che in questi anni hanno raccolto un’unica certezza da amministratori e imprenditori: discariche costruite non a norma e un territorio avvelenato ben oltre il visibile.

Arrivato in un periodo vivace per il nostro “cinema del reale”, non è visivamente accattivante come l’altrettanto bellissimo Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi,, né ha spunti polemici e provocatori alla Michael Moore. Tutto quello che si vede, senza retorica, senza effetti, senza filtro, è una carneficina in tempo reale, una morte lenta intorno a cui si sente un silenzio assordante. Assomiglia sicuramente a Forse Dio è malato, il doc di Franco Brogi Taviani girato tra la disperata infanzia africana.

Questo viaggio nel nostro “Terzo mondo” viene prima e va oltre il problema dei rifiuti per le strade. Quel pugno nell’occhio, quelle scene ingiuriose della dignità delle persone sono la parte più esposta ma paradossalmente meno grave della questione nel suo complesso. Che comprende l’aspetto più occultato delle 1200 discariche abusive e incontrollate che stanno martoriando il suolo campano.

Nate di notte o in pieno giorno, e alimentate da scarti industriali e rifiuti tossici provenienti soprattutto da stabilimenti del centro-nord Italia, sono diventate l’emblema di 14 anni di cosiddetta “emergenza” (dichiarata nel 1994), che dopo 10 milioni di tonnellate di rifiuti sversati e 7 commissari straordinari (l’ultimo, De Gennaro, “scade” tra 60 giorni), ormai si può considerare una consuetudine, un modus operandi, un paradigma di quello che di peggio il nostro Paese può produrre. Con la complicità della grande industria, della Massoneria (Licio Gelli nel ’90 inaugurò “la discarica Campania”) e della camorra.

Di questi giorni le richieste di rinvio a giudizio della Procura di Santa Maria Capua Vetere per 28 tra politici e imprenditori: il governatore Bassolino, ultimo di una schiera di amministratori e, tra gli altri, di due Romiti della Sefi-Impregilo, la società che da diversi anni gestisce con sconcertante incapacità l’intero ciclo dei rifiuti, dal trasporto all’ incenerimento. Aggiudicatasi l’appalto con un’offerta economicamente imbattibile – i criteri di assegnazione infatti erano basati per 2/3 sul criterio economico, 1/3 su quello tecnico e di impatto – la Sefi ora ha 750 milioni sequestrati preventivamente, l’inceneritore di Acerra mai avviato perché costruito fuori norma e, paradossalmente, continua a raccogliere rifiuti. I bandi di gara per riassegnare la commessa infatti vanno deserti: serve troppo denaro da mettere sul piatto e soprattutto le imprese straniere non si fidano della situazione politica.

Le persone intercettate al telefono, nelle registrazioni fornite dalla Procura, hanno accenti che non si possono definire campani e un cinismo spaventoso. Trattano sversamenti nei campi di tonnellate di amianto, cobalto, alluminio, arsenico, di tonnellate di metri cubi di percolato nerastro e velenoso nelle fogne e nei fiumi. L’unica precauzione è di non dare troppo nell’ occhio perché sennò “arrivano quei quattro stronzi di comunisti con le bandiere”, né si può rischiare che ne parlino i giornali che “ingigantiscono la faccenda”. Risate. L’esterrefatto Procuratore parla di un verosimile “effetto Cernobyl”.

Virgilio all’Inferno per gli allibiti spettatori è Raffaele Del Giudice, combattivo educatore ambientale che da anni denuncia, controlla, sensibilizza su una situazione che pare un piano inclinato. Il doc è girato tra Aversa, Qualiano, Giugliano e Villaricca, appena 25 km da Napoli e un tasso di diossina anche 100mila volte oltre la soglia consentita, ed è un pugno nello stomaco che scoraggerà anche i più fedeli cultori della mozzarella di bufala e dei pomodori rossi.

Stringe il cuore vedere contadini e allevatori strozzati dai veleni, che si portano l’acqua da casa per innaffiare le pesche che non maturano, che distruggono un raccolto di fragole perché non possono permettersi di venderlo, che giornalmente consegnano al camion di una ditta specializzata le pecore morte. Animali che vedi pascolare inginocchiati sul davanti, pian piano sempre più deboli e agonizzanti. I bambini si avvicinano, li trascinano per le zampe, hanno familiarità con quella morte. Secondo gli esperti quella zona, tradizionalmente votata all’allevamento, almeno per i prossimi dieci anni sarà inadatta al pascolo. I magistrati hanno ingiunto di abbattere gli ultimi greggi rimasti.

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