La Costiera nella Preistoria. Gli antichi segni dell´uomo nell´area amalfitana

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    Lo studio del passato, o più specificamente dei fatti umani del passato, è un’ indagine critica e scientifica effettuata attraverso vari tipi di fonti, che porta ad una interpretazione ricostruttiva di diversi aspetti della sfera umana (e del loro sviluppo/evoluzione nel tempo): sociale, politico, economico, militare…

    In sintesi, esistono due differenti metodologie di studio (che possono sovrapporsi, completarsi o procedere autonomamente) che permettono di arrivare ad una “ricostruzione storica”: un metodo prettamente storico (intendendo in questo caso per storia il periodo caratterizzato dall’uso della scrittura), cioè che si basa sullo studio dei documenti scritti; e un metodo “archeologico”, che utilizza una diversa tipologia di informazioni, ovvero il documento materiale. Per quanto riguarda lo “studio del passato” della Costiera Amalfitana si nota, già all’interno delle opere ottocentesche e fino ad oggi, una tendenza ad applicare maggiormente una metodologia di ricerca  “storica”, concentrandosi quasi esclusivamente sul floridissimo periodo del Ducato (forse per il fascino che esercita questo momento che vide un piccolo territorio dominare il Mediterraneo).

     A questa tendenza si contrappone una scarsa applicazione dell’altra metodologia, tanto che il criterio di indagine archeologico è rimasto legato essenzialmente al ritrovamento fortuito (tranne poche eccezioni), senza che mai si instaurasse una prassi di studio e ricerca sistematica in questo campo ( forse perché “fare” archeologia è più complesso -istituzionalmente- e costoso  del “fare” storia).

    Tra le suddette poche eccezioni, cioè tra i rari esempi di studio archeologico effettuato metodicamente nel nostro territorio, può essere annoverato l’operato dell’archeologo Antonio M. Radmilli dell’Università di Pisa.

    Questi, nel periodo compreso tra la metà degli anni ’50 e la fine degli anni ’60 del secolo scorso, scelse il versante amalfitano della Penisola Sorrentina per compiere una serie di ispezioni al fine di individuare tracce di frequentazioni antropiche preistoriche dell’area.

    Le indagini iniziali, condotte a partire dal 1955, si concentrarono soprattutto nel territorio di Positano, dove furono indagate numerose grotte e ripari sotto roccia; servirono ad individuare i siti (grotta La Porta, grotta Erica e grotta del Mezzogiorno) dove si concentrarono ed approfondirono le ricerche.

    Gli scavi condotti in queste tre cavità consentirono di accertare la presenza dell’uomo in questo territorio a partire almeno dal Paleolitico Superiore e fino al Mesolitico, mentre probabilmente tracce più recenti non si erano conservate a causa di profondi cambiamenti climatici avvenuti nei periodi successivi.

    All’incirca 12.000 anni fa (Paleolitico Superiore) la costiera  presentava caratteristiche ambientali notevolmente differenti da quelle attuali: il livello del mare molto basso, per l’azione della glaciazione Wurm che intrappolava le acque in grandi ghiacciai, scopriva ai piedi di quelli che saranno i monti Lattari una piana costiera ampia e boscosa; gli uomini che abitavano le cavità a ridosso di questa piana, si nutrivano soprattutto di  mammiferi di grossa e media taglia quali stambecchi, camosci, volpi  che popolavano questo territorio grazie al clima freddo che consentiva la presenza del bosco a basse altitudini.

    Fra le particolarità di queste popolazioni dell’ultima fase del paleolitico, oltre alla costruzione di strumenti litici di vario tipo, vi era l’usanza di incidere su ciottoli di pietra la figura animale da cacciare a scopi propiziatori (ne è stato ritrovato uno nella grotta La Porta).

    Nei periodi successivi si verificarono ulteriori cambiamenti: l’innalzamento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacciai provocarono, nel territorio in questione, una risalita del livello del mare, la scomparsa del bosco ad alto fusto e dei grandi mammiferi (innalzamento del livello altimetrico della vegetazione).

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