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Mostre: a Salerno ´L´enigma degli avori medievali´

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 Oltre cento pezzi unici dal più prezioso e ampio complesso di tavolette d’avorio scolpite esistente al mondo, di carattere tipicamente sacro e conservato da sempre a Salerno, insieme con una serie di manufatti eburnei di impostazione laica provenienti dai principali musei esteri. Questo il corpus della mostra “L’enigma degli avori medievali. Da Amalfi a Salerno”, allestita nel Museo Diocesano “San Matteo” di Salerno e aperta al pubblico fino al 30 aprile 2008. Curata da Ferdinando Bologna, l’esposizione ricostruisce un capitolo fondamentale dell’arte del Medioevo europeo, colto proprio al suo apice.

Attraverso la presentazione dell’importante nucleo di tavolette in avorio, la mostra ripercorre la storia della fiorente scultura eburnea che, tra la fine dell’XI e la prima metà del XII secolo, trovò la sua più alta espressione prima nel Ducato di Amalfi, poi nella città di Salerno al tempo in cui questa divenne, con l’avvento di Roberto il Giuscardo, il centro creativo e il punto di riferimento politico-culturale dei domini normanni. Scopo della mostra è quello di studiare “l’insieme degli avori collegati al cosiddetto ‘paliotto’ – ha spiegato il curatore Ferdinando Bologna – ossia la parte anteriore dell’altare del Duomo di Salerno e tutte le altre tavolette che sono connesse ad esso in quanto appartenenti alla sfera di svolgimento stilistico del nucleo salernitano, abbracciando l’intera cultura del Mediterraneo con particolari influenze del mondo arabo-islamico”.

L’enigma irrisolto al quale allude il titolo della mostra al Museo Diocesano “San Matteo” di Salerno, riguarda la questione, ancora oggi parzialmente aperta, relativa alla “localizzazione delle botteghe – ha aggiunto il curatore Ferdinando Bologna – che hanno realizzato questo imponente complesso di opere. L’ipotesi più plausibile è che sia esistita una prima fase amalfitana alla quale è seguita una fase salernitana, molto più ricca e complessa”.

Al nucleo di 67 tavolette, originariamente collocate sulla parte anteriore dell’altare del Duomo salernitano, la mostra affianca pezzi d’eccezionale fattura come la Cassetta eburnea dei Pantaleoni di Amalfi, prima custodita nella Badia di Farfa ed oggi nella Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma. Anteriore al 1071, la celebre Cassetta eburnea testimonia il culto mariano ritraendo con suggestivi intarsi il funerale della Madonna. A testimoniare la commistione del tema sacro, immortalato nelle tavolette animate dalle vicende del Vecchio e Nuovo Testamento, con quello laico, la mostra espone una selezione di rari pezzi del gioco degli scacchi e una scelta di corni da caccia, detti “olifanti”.

L’esposizione “L’enigma degli avori medievali” si inserisce in un più ampio progetto, finanziato dalla Comunità Europea con 4 milioni di euro, teso alla realizzazione della cosiddetta “‘insula diocesana”, ovvero la promozione dell’area che gravita intorno alla cattedrale di Salerno e che comprende l’ampliamento delle sale del Museo Diocesano e del laboratorio di restauro. “L’intenzione – ha spiegato Giuseppe Zampino, soprintendente per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico per le province di Salerno e Avellino – è quella di realizzare un polo museale comprensivo del Palazzo Vescovile e della nuova sede della soprintendenza dotata di uno spazio espositivo”.

Per l’intero periodo della mostra sono previste visite guidate gratuite su prenotazione lungo un ideale percorso medievale, tra arte normanna e longobarda, toccando chiese come San Pietro a Corte, Santa Maria de Lama e lo stesso Duomo di Salerno, oppure il più antico Orto botanico esistente al mondo dove, tra l’altro, operò la Scuola Medica salernitana. Da gennaio 2008, grazie alla firma di un protocollo d’intesa tra il ministero per i Beni Culturali e l’assessorato al Turismo della regione Campania che ha permesso lo stanziamento di 250.000 euro, prenderà il via “Monumenti sempre aperti”.

Per il ciclo “Monumenti sempre aperti”, tutti i monumenti della città di Salerno saranno, infatti, visitabili ogni giorno con l’ulteriore ausilio di audioguide collegate ad un sistema di trasmissione wireless allestito per l’intero centro storico insieme con una nuova cartellonistica. Per la prossima primavera è inoltre attesa l’apertura, nella chiesa di San Gregorio a Salerno, del primo Museo virtuale in Italia. Un percorso multisensoriale, grazie all’impiego delle più avanzate tecnologie, che permetterà al visitatore di scoprire l’affascinante universo della Scuola Medica salernitana. Immagini in due o tre dimensioni percepibili non solo alla vista ma anche al tatto, grazie all’impiego di sofisticati sensori, ridanno vita ai codici miniati medievali delle pratiche medico-scientifiche introdotte dalla Scuola.

                                MICHELE DE LUCIA (Rassegna stampe, testo tratto da un comunicato stampa)

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