Positano News - Notizie della Costiera Amalfitana Penisola Sorrentina Campania - Positano News

Atelier Amalfi, gli archetipi dell´eleganza foto

Più informazioni su

Una mostra da non perdere per il significato storico e artistico per Amalfi e la Costiera Amalfitana quella che si tiene nella Basilica del Crocefisso fino al 6 gennaio organizzata dal Centro di Storia e Cultura Amalfitana. Nella cornice della cultura di fine Ottocento Amalfi e la sua Costa ritrovano una loro nuova proiezione nell’immaginario europeo, o meglio, diventano un motivo che riesce a riassumere ed esaltare il concetto di passato e di antico, perfettamente calato in una natura suggestiva ed incontaminata.
È un’immagine che, rapidamente, si inserisce in quel vasto circuito di cui si nutre, facendo la sua fortuna, il turismo a cavallo dei due secoli: vedute e scorci vivificati da una gioia e da un’eleganza che tratteggiano un luogo della felicità proposto quale suggestione sia per la narrativa dei primi decenni del nuovo secolo, sia per un itinerario “da farsi”, restituendo la pulsione immaginativa dell’emozione o sollecitando il ricordo di essa, improntato dalla sensazione del déjà-vu, di quella tendenza all’appropriazione, carattere specifico del turismo di massa.
La mostra Atelier Amalfi. Gli archetipi della gioia e dell’eleganza al tempo di Pietro Scoppetta, promossa dal Centro di Storia e Cultura Amalfitana e realizzata con il contributo della Regione Campania e del Comune di Amalfi, mira a ricostruire tale momento della storia amalfitana agli albori della modernità, tracciando un fil rouge che intreccia momenti e personalità della vita sociale ed artistica: un arco di tempo che dai primi degli anni Novanta del secolo Decimonono va al 1920, vale a dire allo scorcio finale di un decennio difficile e drammatico, segnato dalla tragedia della Grande Guerra, ma anche dalla scomparsa di Pietro Scoppetta, certamente tra i grandi interpreti di tale stagione e, principalmente, della rinascita di una Napoli belle époque.
Intorno alla personalità di Pietro Scoppetta, pittore della nuova borghesia, disegnatore e illustratore di grande eleganza, dal raffinato orecchio musicale, ruota il percorso espositivo della mostra: Scoppetta e i luoghi della sua formazione e della sua celebrità, in pratica la scena eterna di una Costa che si fa materia e corpo di un’esperienza, la pittura, e che unisce le vite di giovani artisti, i maioresi, cioè Raffaele d’Amato, Angelo Della Mura, Antonio Ferrigno e Luigi Paolillo, formatisi tra lo studio di Gaetano Capone, riferimento indiscusso della cultura artistica ottocentesca sulla Costa, e l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Compagine di artisti entro la quale si formerà Antonio Rocco, altro amalfitano, avviato alla pittura, all’alba del nuovo secolo, proprio da Scoppetta.
È un tracciato che registra l’ondeggiante movimento dello sguardo tra l’antica capitale del regno borbonico e la frastagliata ansa di un Mediterraneo mitico e solare, tratteggiando attraverso un itinerario di paesaggi, di ritratti, di figure e, innanzitutto, di cartoline illustrate e di spartiti, lo stile di una vita lontana dal caos della modernità, pervasa da atmosfere che fondono immagini ai versi e alle note che hanno fatto celebre la canzone napoletana nel mondo.
A tal proposito, nel 1964 Alfredo Schettini rileva: “Ogni canzone di quel tempo è legata ad un ricordo, ad un episodio della mia prima giovinezza, e, particolarmente, a Pietro Scoppetta delle popolari ‘Piedigrotte Bideri’: caratterizzate dalla grazia inventiva delle sue vignette colorate di idilli campagnuoli, di serenate, figurine femminili tutt’occhi e sorriso (borghesucce, popolane, contadine dalle movenze armoniose ed eleganti, che già allora, erano tipicamente ‘scoppettiane’). […] Pietro Scoppetta era dunque il naturale illustratore delle riviste migliori, il fascinoso acquerellista delle nostre canzoni più belle. Il delizioso commento onde si allietano queste pagine su cui contadine, signore, pescatori, lembi di mare, pendii, coste, azzurri di cieli e chiarori lunari fermano l’impressione sempre calda e sempre viva dell’artista, ci parla ancora di una fantasia fertile, di una tecnica abilissima, di un’anima colma di poesia”.
La celebre terrazza dei Cappuccini, o anche la torre dell’Hotel Luna, la grotta del Calvario non ancora franata sulla scogliera, la facciata del Duomo da poco decorata dai mosaici del Morelli, la suggestiva torretta di palazzo Pepinella eternata da quasi tutti i pittori maioresi, oppure le scene di corteggiamento, le tarantelle sull’aia, i balconi costruiti da architetture di fiori che si arrampicano fino al cielo sono le immagini che fanno da sfondo a una scena sociale ove la gioia e l’eleganza ridipingono di nuova luce la quotidianità.
Un immaginifico spettacolo di colori che si ritaglia sull’orizzonte della modernità ed è entrato, sul finire del secolo, definitivamente nel grande circuito del turismo nazionale ed internazionale.
David Herbert Lawrence, nel breve testo di una cartolina postale inviata da Amalfi il 28 gennaio del 1920 all’amico William Hopkin, scrive: “Stiamo facendo una breve gita sulla terraferma – e stiamo in quest’albergo sulla cui terrazza siede un vecchio monaco. È delizioso – caldo come la nostra piena estate – sui pendii i crochi selvatici fioriscono dappertutto, come grandi stelle di lavanda, e ci sono violette e narcisi e anemoni cremisi – bellissimo. Gli aranci sugli alberi sono abbastanza caldi di sole – e gli alberi di pesco e di mandorlo sono come nuvole. È una costa adorabile. […]”L’iniziativa mira a ricostruire tale momento della storia amalfitana agli albori della modernità, tracciando un fil rouge che intreccia momenti e personalità della vita sociale ed artistica: un arco di tempo che dai primi degli anni Novanta del secolo Decimonono va al 1920, vale a dire allo scorcio finale di un decennio difficile e drammatico, segnato dalla tragedia della Grande Guerra, ma anche dalla scomparsa di Pietro Scoppetta, certamente tra i grandi interpreti di tale stagione e, principalmente, della rinascita di una Napoli belle époque.

Nella cornice della cultura di fine Ottocento Amalfi e la sua Costa ritrovano una loro nuova proiezione nell’immaginario europeo, o meglio, diventano un motivo che riesce a riassumere ed esaltare il concetto di passato e di antico, perfettamente calato in una natura suggestiva ed incontaminata.

È un’immagine che, rapidamente, si inserisce in quel vasto circuito di cui si nutre, facendo la sua fortuna, il turismo a cavallo dei due secoli: vedute e scorci vivificati da una gioia e da un’eleganza che tratteggiano un luogo della felicità proposto quale suggestione sia per la narrativa dei primi decenni del nuovo secolo, sia per un itinerario “da farsi”, restituendo la pulsione immaginativa dell’emozione o sollecitando il ricordo di essa, improntato dalla sensazione del déjà-vu, di quella tendenza all’appropriazione, carattere specifico del turismo di massa.

Intorno alla personalità di Pietro Scoppetta, pittore della nuova borghesia, disegnatore e illustratore di grande eleganza, dal raffinato orecchio musicale, ruota il percorso espositivo della mostra: Scoppetta e i luoghi della sua formazione e della sua celebrità, in pratica la scena eterna di una Costa che si fa materia e corpo di un’esperienza, la pittura, e che unisce le vite di giovani artisti, i maioresi, cioè Raffaele d’Amato, Angelo Della Mura, Antonio Ferrigno e Luigi Paolillo, formatisi tra lo studio di Gaetano Capone, riferimento indiscusso della cultura artistica ottocentesca sulla Costa, e l’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Compagine di artisti entro la quale si formerà Antonio Rocco, altro amalfitano, avviato alla pittura, all’alba del nuovo secolo, proprio da Scoppetta.

Pietro Scoppetta era dunque il naturale illustratore delle riviste migliori, il fascinoso acquerellista delle nostre canzoni più belle. Il delizioso commento onde si allietano queste pagine su cui contadine, signore, pescatori, lembi di mare, pendii, coste, azzurri di cieli e chiarori lunari fermano l’impressione sempre calda e sempre viva dell’artista, ci parla ancora di una fantasia fertile, di una tecnica abilissima, di un’anima colma di poesia”.

“L’esperienza francese di Scoppetta – spiega il critico d’arte Massimo Bignardi – si riversa sulle donne amalfitane ancora imbrigliate in una dimensione domestica, sono raffigurate con gli ermellini, sui divani, rappresentando la scena meravigliosa della borghesia, che è la realtà.

Scoppetta non è un pittore solo del nostro luogo ma europeo, è un artista che ha grande diritto ad avere un posto d’onore in un museo che racchiuda la tradizione pittorica della nostra terra.

Ciò aiuterebbe a far comprendere alle generazioni future che questa terra è un patrimonio da tutelare”.

La mostra allestita presso il museo del Crocifisso, adiacente la Cattedrale di Amalfi, resterà aperta dal 16 dicembre 2007 al 6 gennaio 2008.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Positano News, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.