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Quando Croce trasformò Sorrento in scuola di democrazia

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Aveva quasi ottanta anni Benedetto Croce quando la Seconda guerra mondiale era agli sgoccioli e l’Italia si trovava a vivere un momento drammatico, tra il disinteresse del re Vittorio Emanuele III, che aveva abbandonato Roma per la più sicura Brindisi, le minacce dei tedeschi che da alleati si erano trasformati in occupanti e lo sbarco degli anglo-americani che si avviavano a capovolgere definitivamente la situazione politica del Paese.
Il filosofo diventa, così, il punto di riferimento di quanti in lui vedevano un esempio impeccabile di coerenza e di impegno civile. Di questa fondamentale figura e del ruolo che ha ricoperto durante il periodo fascista è incentrata la mostra itinerante storico – documentaria dal titolo «Benedetto Croce dalla Costituente alla nascita della Repubblica 1943-1948», che si terrà a Salerno, nel Complesso Monumentale di Santa Sofia, da domani, fino all’11 novembre.
Organizzata dal Comune di Salerno, in collaborazione con il Centro per la Promozione del Libro, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, l’Istituto per gli Studi Storici e la Società Filosofica Italiana, verrà inaugurata alle ore 17,30 con gli interventi dei professori Aniello Montano e Luigi Parente delle rispettive Università degli Stud i di Salerno e de L’Orientale di Napoli.
Sessanta i pannelli, a cui si intervallano le riproduzioni di oltre trecento documenti d’epoca tratti da lettere, quotidiani, periodici, fotografie e tavole di illustratori italiani e stranieri. Il senso della mostra è quello di far comprendere, soprattutto alle giovani generazioni, l’importanza che Croce ebbe dalla caduta del fascismo alla formazione del primo governo di unità nazionale, con sede proprio a Salerno. «Trasferitosi da Napoli a Sorrento — ricorda il professor Montano — il filosofo aprì la sua casa a importanti politici, antifascisti e intellettuali. Si riunivano quotidianamente a Villa Tritone che divenne, così, un piccolo parlamento dove si prendevano decisioni vitali per il Paese. Croce — prosegue — veniva ammirato per la sua costanza nel contrastare il regime fascista, cosa che fece sin dal 1925, quando redasse, su proposta di Giovanni Amendola, il Manifesto degli intellettuali antifascisti».
Soffermandosi sui documenti esposti, sarà interessante scoprire che gli eventi e le epoche possono essere, forse, tutti produttivi, giusto le parole dello stesso Croce: «Non solo nessuno di essi è al lume della storia condannabile, ma tutti sono laudabili e venerabili». Curioso destino poi che il re fosse rifugiato, a pochi chilometri, a Ravello, in Costiera Amalfitana
Francesca Blasi
Dal Corriere del Mezzogiorno

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