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Le origini del presepio napoletano(?) a Maiori

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Due anni fa ho ricevuto dei testi da Enzo Mammato, vigile di Maiori, per pubblicarli su Wikipedia. Gli articoli verrebbero però cancellate o fortemente modificate, visto che sono state scritte per un altro tipo di pubblicazione. Quindi colgo l’occasione di proporre i testi, un po’ alla volta, al pubblico di Positanonews.

Sabine Cretella

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Ecco il testo del primo articolo, appunto intitolato “Le origini del presepio napoletano (?) a Maiori”.

Il Cuciniello, autore del più celebre presepio napoletano, ha definito il PRESEPIO, un passo del Vangelo scritto in dialetto napoletano.
Per potersi aggettivare napoletano esso deve, obbligatoriamente, avere come luogo di nascita … ruderi di un tempio pagano … ma a Maiori con la presenza, già dal XV° secolo, dei fratelli di S. Francesco, il primo a rappresentare la sacra natalità di quel di Gubbio, si è avuto quest’espansione devozionale-artistica, culturale-sacra che richiama dal nostro intimo la figura del fanciullino, la figura dell’animo umano che unendo innocenza e fantasia rende i personaggi della Santa Notte ambientandoli nella natura circostante, riportata in miniatura con macere, vicoli, fontane, grotte e case rurali.
Oltre alla presenza dei francescani, di cui ricordiamo i famosi presepi di P. Antonio Cinque, non va dimenticata la presenza in zona di S. Alfonso Maria de’Liguori, autore sia del “Quanno nascette Ninno” che del “Tu scendi dalle stelle” che hanno avviato e alimentato questa devozionale tradizione.
A Maiori, in Collegiata, fino alla ricostruzione dell’Ottocento intrapresa dall’architetto Pietro Valente (1794-1859), vi era un’altare denominata del Presepe che, sicuramente doveva essere sormontato da un quadro con siffatta rappresentazione scenica, e nel Monastero di Corso Reginna al soffitto vi sono affreschi riproducenti “L’adorazione dei Magi”, inoltre gli artisti locali della Bottega dei D’Amato (XVI° secono) ai pittori dei giorni nostri hanno rappresentato la nascita del Bambino, di questi ricordiamo:
– di GiovannAntonio D’Amato, (doc. 1615-1643) a Napoli, “La Natività” presente nel Monastero di S. Chiara, “L’adorazione dei pastori” della chiesa di S. Teresa agli scalzi oggi la Sovrintendenza e “La Natività” di S. Maria Materdomini (1643);
– di Gaetano Capone, (1845-1924) in collezione privata, “La visita del presepe” (1892-1893), ambientata sull’altare della chiesa di S. Domenico a Maiori;
– di Girolamo Cenatiermpo (doc. 1705-1742) a Maiori, in collegiata, “La Natività” (Inizio XVIII° sec.) e nel Convento di S. Francesco “L’adorazione dei Re Magi” e ancora La Natività” copia dal Pomarancio, tele che una volta erano sugli altari della chiesa;
– di Nicoletti Manfredi (1891-1978) in collezioni private, “Fedeli al presepe” del 1928 e “Prespe” del 1934;
– di Matteo Chiarello, nella sacrestia della Cllegiata, “La Natività” (1728) opera che si trovava su un altare dell’interno della chiesa di S. Domenico;
– dello scultore Raffaele Capone (1862-1937), vi sono, custoditi, gelosamente, presepi in creta in scarabattoli e sotto campane di vetro;
– del pittore-ceramista Vittorio Accabbo il “Gesù Bambino” (1989) nell’edicola di via Campo; dell’intagliatore Paolo Palermo “La Natività” (1979) nel laboratorio di Corso Reginna;
– del pittore Ulderico Forcellini (1906-1992) ancora vengono utilizzate le sagome dipinte dei pastori all’interno del Giardino di Palazzo Mezzacapo a cornicel del presepe dell’Ass. “Amici del presepio”.

Nel Seicento i pittori con le immagini di devozione operavano come gli oratori nelle prediche, persuadere il popolo e tirarlo col mezzo della pittura ad abbacciare cose pertinenti la religione. Ebbene queste rappresentazioni sacre della Nascita e adorazione di Gesù nel corso dei secoli hanno tramandato ai giorni nostri questa devozionale tradizione che adulti, giovani e bambini lasciano, attualmente, trasparire con le loro opere che diventano, utilizzando chiese e baracche costruite appositamente, espressioni di rioni, fraioni generando una sana competizione che arricchisce l’animo di chi opera e di chi è attratto ad osservarle.
Questo è un lavoro di assieme, particolarmente, giovanile che va promozionato e sostenuto, ma non va dimenticato il presepe casalingo, che sarà più piccolo per dimensione, ma non per tecnica e costruzione, in cui si cimenta il papà e la mamma per soddisfare la richiesta dei bambini che privilegiano i presepi agli alberi natalizi.
Difatti anche se l’albero di Natale richiede meno tempo di preparazione i maioresi preferiscono costruire, compilare il presepe che dà la possibilità di spaziare con la fantasia.
E quando qualcuno invitava il napoletano disoccupato a lavorar di fantasia … Ebbene a questi rispondiamo “pecché fin’ a mò ch’ avimmo fatto?”
E siamo fieri di farlo ancora, ben venga il Natale!
Ma a te una domanda di eduardiana memoria: “Te piace ‘o presebbio?”

Enzo Mammato

Questo articolo è pubblicato sotto licenza GFDL e Creative Commons CC-BY-SA.

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