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Ho sempre fatto sogni bellissimi

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SOGNO O SON DESTO?


 


Chi l’ha detto che non si può parlare della morte? E’ il grande tabù del secolo passato ed è la grande messa in scena mediatica del millennio appena in corso, ma è pur sempre un tabù del linguaggio. Vietato approfondire dentro di sé, vietato parlarne! Ma con Carlo L. Bragaglia ne abbiamo discusso, con lui me lo potevo permettere. Riusciva più di ogni altra persona che conoscevo, dall’alto dei suoi ben cento anni, a rendere lieve qualunque argomento, a trasformare le questioni più gravose con grande ottimismo e sottile umorismo. Certo, ne aveva passate di tutti i colori e parlare con lui era sempre uno spasso! All’età di diciotto anni, reclutato nella Grande Guerra, era saltato in aria con un cannone, lo avevano ammonticchiato in una stanza con altri cadaveri, senza sapere che si sarebbe ripreso, e che ripresa! Nonostante svariati interventi chirurgici e una degenza in ospedale di circa due anni, lui adesso era seduto di fronte a me, a chiacchierare sorseggiando un aperitivo e a riflettere se partire insieme in aereo alla volta di Locarno dove lo hanno invitato come ospite d’onore per il centenario del cinema italiano. Roba da chiodi! E’ così divagavamo sulla morte, sui sogni alla morte legati e sugli episodi connessi alla morte accaduti durante la sua lunga vita.


“Ho sempre fatto dei sogni straordinari!” mi dice per trarmi fuori dalle mie giovanili preoccupazioni.


E’ sprofondato nella sua poltrona con la coppola in testa, l’immancabile plaid sulle ginocchia e tra le mani il suo quotidiano bicchiere di wiskey, anzi, un dito di wiskey e due di acqua tonica.


“…e, sognando, ho  sempre trovato le soluzioni per i miei film, che da sveglio mi facevano arrovellare senza risultato”.


Così Carlo risponde alla mia silenziosa domanda sulla ricerca di un senso, alle mie difficoltà di intraprendere una carriera lavorativa e ad altro ancora.


Per sdrammatizzare e per vanità nei miei confronti, che bazzico la psicanalisi junghiana, mi racconta un sogno:


“Ero morto! Mi trovavo disteso in un luogo all’aperto, cullato da una musica bellissima, una melodia che m’incantava e dicevo a me stesso:”Va bene sono morto! E adesso che cosa succede?… Ma non succedeva un bel niente.


Ad un certo punto appare improvvisamente mio fratello Arturo e mi dice: “Ah! Finalmente sei arrivato!”


“Artù, non è colpa mia” rispondo “sono morto, sono qui che aspetto… ma, non si vede nessuno!”


“Ma come?” esclama Arturo insofferente ”non è arrivato proprio nessuno?”


“No!” e aggiungo sconsolato” è tanto tempo che sono qui…”.


“Ah, mamma mia! La solita disorganizzazione… tu aspetta qui… che adesso ci penso io!” e scompare.


Così, mi trovo nuovamente da solo, ancora immerso in quella musica celestiale, in uno stato di perfetta beatitudine. Percepisco la presenza di una nebbia al di là della quale vedo una piccola salita. La musica cambia improvvisamente e si trasforma in un canto ritmico e salmodiante. Proviene da una teoria di anime che procedono assorte. Tra di loro scorgo mio fratello Anton Giulio, che in famiglia chiamavamo Ninì. Allora mi metto ad urlare:”Ninì! Ninìiii…”


Ma lui non sembra sentire la mia voce.


“Ninìii!Ninì! sono Carlo… sono arrivato!”


Anton Giulio si volta indispettito verso di me e mi fa cenno di tacere. Io continuo a chiamarlo, ma lui riprende a salmodiare insieme con le tante altre anime immerse in quella musica soave.


Non so più che cosa pensare, quando riappare Arturo tutto trafelato che si avvicina e mi dice:


“A’ Ca…! lo sai che c’è? C’è che se so’ sbagliati… Te tocca ritornà!”


E di colpo mi sono svegliato!


 


Di Giovanna Mangiaracina


 


Da ‘Bragaglia racconta Bragaglia’


Carosello di divagazioni, saggi e ricordi


Ed.ALL’INSEGNA DEL PESCE D’ORO


di Vanni Scheiwiller


Milano 1997


 


 


 


 

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