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DE VANNA IN MOSTRA A NAPOLI foto

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A Napoli, da sabato 1 dicembre 2007 e fino al giorno 21, la Galleria “Vincent” ospiterà una mostra antologica delle opere di Domenico De Vanna (Terlizzi 18.8.1892 – Napoli 9.11.1980), un artista che, uscito dal mercato dopo la morte, è rimasto pressoché ignorato dai critici. Eppure egli ha una storia che merita certamente di essere rivisitata. Formatosi alla scuola di Cammarano, si mise in luce già nel nel 1912 con la presentazione di un dipinto, Memento, alla Società Promotrice di Belle Arti “Salvator Rosa”, a Napoli. Iniziò allora una attività lunga e feconda, conclusasi nell’estate del 1979 con la XXVII edizione delle mostre al “Romitaggio” di Atrani, nella quale De Vanna, pur tirandosi fuori dalle nuove correnti, le cosiddette avanguardie, che cominciavano ad affermarsi, non mancò di prestare attenzione ai fermenti e alle spinte innovative che percorrevano il nostro continente, che egli cercò comunque di innestare «su quel tronco originario di formazione napoletana, che in parte consapevolmente e in parte inconsciamente si era sedimentata nella sua personalità», come nota Luigi Dello Russo nel volume Tradizione e modernità nella pittura di De Vanna.
Nell’attraversamento di quasi tutto il ventesimo secolo, il pittore napoletano, originario di Terlizzi, “ha espresso nella sua pittura le atmosfere di un mondo fatto di figure e di paesaggi per coglierne il soggetto e non il concetto, come particolarmente si avverte nelle sue opere dagli anni ‘50 in poi durante i quali trovò rifugio alla sua ansia creativa ad Atrani”. La mostra – accompagnata da un ricco catalogo, che riporta un mio testo, nel quale tento di ricostruirne la vicenda umana e artistica – consentirà di ammirare oltre sessanta dipinti del maestro e ciò rappresenta sicuramente un evento, visto che le sue tele sono introvabili.
Come scrive Michele Gargano in una monografia pubblicata nel 1990 a Terlizzi, Domenico De Vanna, nel 1953, «si scelse come posto di lotta Atrani, il candido paese della Costiera amalfitana sospeso fra la montagna e il mare». E qui «continuò ad esercitare serenamente la sua attività al servizio dell’arte, nella quale credeva con immutato amore, libero e non asservito a nessuna feudalità. Ebbe così inizio quella che egli chiamava ‘l’avventura del Romitaggio’, dal nome dato ad una casa di pochi vani, presa in fitto da tempo dal locale Conservatorio di S. Rosalia».
Ecco come De Vanna, vent’anni dopo, raccontò l’avvenimento: «Il 4 agosto 1953 in Atrani, in questa perla incastrata tra i monti e il mare della fiabesca contrada della costa amalfitana, sulla rampa del Platamone, in quell’epoca deserta e solitaria, in un modesto locale dalle bianche pareti, odorose di fresco bianco di calce, su cui erano state amorevolmente allineate 34 nostre pitture, con l’intervento del Sindaco pro-tempore, l’indimenticabile Gabriele di Benedetto, accompagnato da uno sparuto gruppo di suoi amici, a cui si accodava un altro esiguo gruppetto di curiosi locali, alle ore 11 precise, sotto un torrido e incombente solleone, innanzi al muto e solenne testimone, lo storico mare di queste leggendarie contrade, veniva inaugurata la nostra prima mostra ciclica in Atrani e nel piccolo summenzionato locale, che noi da quel momento denominammo col significativo nome de “Il Romitaggio”».
Prese il via, così, una serie ininterrotta di appuntamenti che fino al 1979, tra luglio e ottobre, richiamarono l’interesse sempre crescente di estimatori, collezionisti, ed anche quello dei tanti turisti presenti in Costiera. Insieme alla simpatia della gente: gli atranesi, in particolare, che andavano fieri del “professore”, innamorato del loro paese, del quale sapeva trasferire sulla tela non solo i volti delle persone, persino i loro sentimenti, oltre che suggestivi scorci di paesaggio, con una maestria che li lasciava incantati. Il decollo di Atrani nel firmamento turistico iniziò proprio con la presenza di Domenico de Vanna.
«Pittore versatile, complesso, non melodico» – come lo definisce Dino Fienga – con «una tecnica leggera, sicura, una naturale robustezza di colore che a volte fa ricordare Cézanne», De Vanna è «un solitario che accarezza la melanconia dei paesaggi vasti in cui è possibile dimostrare sentimento, abilità e un sintetismo pittorico assai pieno e virtuoso». Al “Romitaggio” di Atrani, tra il 1953 e il 1979, mise in mostra l’intera sua produzione, dagli anni giovanili a quelli della lucida e operosa senilità. «Un considerevole numero di opere – dichiarò poi il maestro –, tra quelle avvicendatesi nelle sale della mostra, sono state acquistate dai visitatori ed amatori. Ora sono sparse ovunque per il mondo». C’è ancora chi ricorda che le quotazioni erano addirittura superiori a quelle di molti protagonisti dell’Ottocento napoletano. Una cosa è certa: egli non era disponibile a svendere la propria arte. E quando portavano via un quadro si mostrava pure dispiaciuto, come se gli stesse venendo a mancare una persona cara.
Sigismondo Nastri

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