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Amalfi si inaugura il fondo librario Andrea Di Benedetto

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Il 24 novembre, alle ore dieci del mattino, sarà inaugurata, presso la biblioteca del Centro di Cultura e Storia Amalfitana ad Amalfi, la sezione che raccoglie il fondo librario “Andrea Di Benedetto”: vale a dire quella raccolta di volumi – e sono ben 2365 – che il compianto preside ha voluto donare, prima di morire, perché siano messi a disposizione degli studiosi.

Andrea Di Benedetto è venuto a mancare, in veneranda età, nel novembre del 2004, ad Atrani, il suo paese, dal quale non s’era mai distaccato, neppure quando gli impegni professionali lo costringevano a un faticoso pendolarismo. Se n’è andato circondato dall’affetto della famiglia – numerosissima, sette figli, una schiera di nipoti -, dei concittadini, dei tanti allievi avuti nella sua lunga milizia scolastica, ai quali ha trasmesso non solo l’amore per la cultura, per gli studi classici, ma l’esempio di una vita integerrima, guidata da una profonda e sentita fede religiosa. Era particolarmente devoto della Madonna del Carmine, che si venera nella chiesa del rione omonimo ad Atrani.

Sono stato anch’io un suo alunno, limitatamente alle “ripetizioni” estive, ed ho sempre conservato nei suoi confronti un forte legame affettivo. Gli feci visita, l’ultima volta, il 6 dicembre 1995. Lo rilevo da due dediche: la prima su un lavoro scientifico (Modalità d’impiego e funzioni della parodia epica nelle satire di Orazio), l’altra su un’opera letteraria, che ha la forza e il pathos di un documento storico. La mia guerra (Joppolo editore, Milano, 1994, con prefazione di Gaetano Afeltra) è il resoconto della esperienza vissuta da combattente nel secondo conflitto mondiale. «L’eccezionalità del racconto – rileva Afeltra – sta proprio nell’avere ridotto la narrazione a misura d’uomo, a misura di se stesso, senza sete di gloria, senza echi di battaglie, senza alcuna epopea da vantare». La vicenda inizia dal pomeriggio dell’8 settembre 1943. Andrea Di Benedetto, sottotenente di fanteria, è assegnato dapprima alla divisione “Ravenna”, operante in Russia, quindi alla “Regina” nelle isole dell’Egeo. Dopo l’armistizio rimane prigioniero dei tedeschi a Rodi. Riesce, in modo avventuroso, ad evadere, rifugiandosi in Turchia e di qui in Palestina. Rientrato in Italia, partecipa alla guerra di liberazione. “La ‘mia’ guerra – osserva Afeltra – è «un libro di un neorealismo anticipatore che, apparso prima, avrebbe sicuramente dato occasione a un film». Per l’autore esso era solo una doverosa testimonianza, oltretutto stimolata da un episodio che gli piaceva raccontare: «Nel luglio del 1993 la professoressa Mimma Camelia mi disse che durante un viaggio in Grecia avrebbe visitato anche Lindo, la cittadina da cui, nel settembre del 1943, ero fuggito per raggiungere la Turchia. La pregai di darmi, possibilmente, notizie di Christos Pittichi, un abitante del luogo, che cinquant’anni prima mi aveva aiutato a sottrarmi alla cattura da parte dei tedeschi. Al suo ritorno, Mimma mi riferì cose sorprendenti: Christos era morto da quindici anni, ma un certo Miriallis Vasilios, che l’aveva conosciuto bene, le aveva raccontato tutti i particolari della mia fuga. Mimma mi diede anche l’indirizzo della vedova di Christos, alla quale telefonai. Eravamo molto commossi entrambi e le promisi di farle presto una visita per portarle questo mio libro, nel quale viene ricordato anche suo marito. Tutte le persone con le quali Mimma parlò in Grecia erano convinte che, date le difficoltà del viaggio che avevo intrapreso, io e i miei compagni fossimo periti in mare ed erano felici di apprendere che ci eravamo salvati tutti». Conclusasi l’epopea della guerra, per Andrea Di Benedetto si aprì la carriera di docente di lettere, poi di preside nei licei classici più prestigiosi della Campania. E, contestualmente, l’attività di studioso. Senza mai rinunciare a due forti passioni: la pesca subacquea, nella quale era abilissimo (era dotato di un fisico eccezionale, compiva immersioni da brivido, risalendo poi con grosse cernie infilate nell’arpione) e le lunghe sedute, nella piazzetta di Atrani, a giocare a tressette. Sfidava chiunque gli capitasse intorno. Per il solo piacere di stare insieme con la gente.

Andrea Di Benedetto è autore di numerosi articoli, recensioni e rassegne, apparsi tra il 1960 e il 1990 nei Rendiconti dell’Accademia di Archeologia e Belle lettere di Napoli, nei Quaderni di Scienza dell’Antichità dell’Università di Salerno e in riviste di filologia classica quali Elikon, Vichiana e il Bollettino di studi latini. Si è occupato soprattutto dei poeti Terenzio e Orazio, dedicando a quest’ultimo un importante saggio critico (“Studi su Orazio satiro”, Napoli, 1970). A tutto ciò ha unito l’impegno politico, come militante e dirigente della Dc, che lo ha portato a occupare per un lungo periodo la carica di sindaco di Atrani e, negli anni cinquanta, quella di consigliere e assessore provinciale.

© Sigismondo Nastri

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