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la scrittrice marocchina Rita El Khayat è in Costiera amalfitana

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Più abbiamo studiato più siamo indipendenti economicamente e meno siamo sotto il giogo degli uomini e della famiglia
Hanno attraversato i secoli viaggiando Tutto ciò rende oggi il Marocco il paese più moderno del mondo arabo e islamico Autrice di un best seller Feltrinelli, la scrittrice marocchina Rita El Khayat è in Costiera amalfitana per ritirare il premio Maiori Costa d´Amalfi che le ha attribuito il riconoscimento insieme con Guido Bertolaso e l´ecologista Elia Pegollo.
“Il Legame”, il suo romanzo stampato da Feltrinelli, è un libro sul rapporto uomo-donna. In Marocco, anche alla luce dell´episodio che la riguarda (la lettera inviata al giovane monarca che ha aiutato le donne a ottenere una serie di libertà rispetto alle restrizioni precedenti), nel rapporto tra uomo e donna, la ricaduta è reale?
«Credo che le condizioni del Marocco siano invidiabili, in questo momento, tra quelle dei paesi arabi e musulmani: anche se c´è resistenza a cedere il potere che viene esercitato sulle donne. Le leggi sono a loro favore, le proteggono insieme ai loro figli. Le classi disagiate non vogliono perdere il controllo delle figlie femmine e delle mogli, ma questo è fatale. E´ più un problema di classi sociali che di religione, di diritti o di mentalità. Più la donna ha studiato, più è indipendente economicamente e meno è sotto il giogo degli uomini della sua famiglia».
Il Marocco più di tanti altri è un paese affacciato sul Mediterraneo, che con stati di cultura diversa condivide il mare “chiuso”. Le sembra che stia cercando un dialogo, un´apertura maggiore rispetto ad altri in cui invece ritorna l´integralismo?
«Il mio paese è l´unico arabo e musulmano insieme Mediterraneo e Atlantico. Dista solo 15 chilometri dall´Europa, la sua storia racconta che è un paese disposto all´apertura, come anche la sua cultura, ma anche il suo presente, che è fatto di modernità più degli altri. D´altra parte un marocchino su dieci vive all´estero e ad esempio la più grande colonia di immigrati in Italia è quella marocchina. Nel mio libro, sulle donne magrebine e marocchine ho scritto: “Hanno attraversato i secoli viaggiando”. Tutto ciò rende oggi il Marocco il paese più moderno del mondo arabo e musulmano».
Lei è una etnopsichiatra: che vuol dire? Che si occupa di persone di etnie diverse? E questo che cosa comporta?
«L´etnopsichiatria è stata inventata dal mio maestro George Devereux, negli anni tra i Trenta e i Quaranta. Il suo fondatore è uno dei 30 allievi riconosciuti nel mondo da Freud. E´ una scienza che studia le differenze e le similitudini tra popoli e culture. Sono contraria alla definizione etnia, perché si ispira a un principio colonialista che ha a che vedere con la razza, gli indigeni e i primitivi, introducendo una differenza tra popoli progrediti, bianchi, scientificamente avanzati e tutti gli altri. Lo spiego nel mio libro “Georges Devereux, il mio maestro”, che sta per uscire in Italia dall´editore Armando».
Che ruolo svolge la donna nel suo paese? Lei è stata nominata Cavaliere, una carica in Italia che viene assegnata in genere agli uomini. Qual è la condizione delle donne in Marocco e come guardano al continuo stato di guerra dei paesi “fratelli”: Palestina, Iraq, Afghanistan?
«Le donne possono occuparsi della famiglia o essere donne attive e avere un ruolo trainante per la società. Il primo lavoro femminile in Marocco è aiuto-manager, poi albergatrici, segretarie, assistenti: se si fermassero tutte per un giorno, il paese si paralizzerebbe. Le donne si sono rese protagoniste del concetto di modernità e dell´urgenza del progresso. Io sono Cavaliere dell´Ordine del Trono per un merito che è tutto maschile. Me l´hanno conferito in quanto medico e psichiatra, per i miei studi, una professione che è difficile raggiungere, ci vogliono anni, ma questo ha formato il mio carattere per tutta la vita».(09 ottobre 2007)


Da Repubblica

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