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A Roma la mostra L’enigma degli avori medievali da Amalfi a Salerno

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Presentata la rassegna titolata “L’enigma degli avori medievali da Amalfi a Salerno”. curata dal profesor Ferdinando Bologna, nel salone del Ministro, al Ministero per i Beni Culturali, a Roma, con gli interventi di Danielle Gattegno Mazzonis, viceministro dei Beni culturali, Stefano De Caro direttore generale per i Beni archeologici, Bruno De Santis, Antonia Pasqua Recchia, Vittoria Garibaldi, Giuseppe Zampino, soprintendente ai Beni Artistici di Salerno e Marco Di Lello, responsabile dei Beni culturali campani. La mostra sarà vistabile sino al 30 aprile 2008 e proporrà oltre alle 67 tavolette eburnee, formate da 15 frammenti di cornici, 2 colonnine, 10 medaglioni di apostoli, 3 medaglioni quadrati di donatori, 2 simboli di evangelisti (San Matteo e San Giovanni), 37 formelle illustrate, di cui 18 raffiguranti episodi del Vecchio Testamento e 19 del Nuovo Testamento, anche 34 testimonianze medievali prestate dai musei di Boston, Budapest, Londra, Parigi, Vienna, Saragozza, Zurigo, San Pietroburgo, oltre a quelli italiani. Tra le tavolette proposte ci saranno anche i calchi di quelle che, nel tempo, non è stato possibile recuperare perché custodite all’estero. Dalle botteghe orafo – eboristiche che erano attive ad Amalfi nel XII secolo, difatti, uscivano, e ben numerosi, gli avori riccamente intagliati. I loro soggetti coprivano un poco tutti i segmenti che all’epoca potevano avere significato. Ovvero, proponevano scene religiose, di caccia, di competizione o erano elementi per i giochi di corte. Uno spazio particolare sarà riservato poi alla cassetta di Farfa, un’urna preziosa dove conservare reliquie di santi, altrettanto preziose. Il reperto ha quasi mille anni (925, a voler essere precisi) ed è il reliquiario che un ricco e devoto mercante d’Amalfi si fece costruire nel 1076 da un maestro orafo e poi volle regalare all’Abbazia di Farfa, il complesso religioso in provincia di Rieti, stimato come una delle più belle testimonianze del Medioevo europeo. Formato da dodici lamine d’avorio e di osso sbalzato, il contenitore aveva urgente bisogno di essere recuperato dagli improbabili interventi di restauro cui era stata sottoposto nella prima metà del secolo passato. Il restauro, ancora in corso, sarà terminato per la mostra degli avori.

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