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Positano mostra di Katinka Niederstrasser al Mediterraneo foto

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Inaugurazione della mostra questa sera di Katinka Niederstrasser al Mediterraneo. La straordinaria artista di origine tedesca che vive a Positano da oltre trenta anni è in mostra al ristorante Il Mediterraneo di Enzo Esposito a Fornillo.



Racconti delpaesaggio’


Massimo Bignardi


 


Sullo sfondo delle carte e dei dipinti che Kathinka ha realizzato in questi ultimi anni si accampa il paesaggio di Positano o, meglio, le sue case allineate sulla curvatura della scogliera, lungo le stradine che scivolano verso la marina, fino a posarsi sulla linea di un provvisorio orizzonte. L’artista sceglie un dettato semplice, un racconto elementare per costruire un registro sospeso tra immagini fatte affiorare dai ricordi e figure incontrate nell’attraversamento dei labirinti onirici. Figure perché i fiori, i gatti raggomitolati sul davanzale di casa, gli uccelli che disperdono il polline sono soggetti di un mondo che Kathinka cerca di racchiudere nella sua esperienza pittorica.


Ha individuato nella leggerezza di tinte luminose – viola quasi lilla, azzurro sfumato nel cielo, giallo che si stempera sino a diluirsi nei riflessi dello zolfo -l’incanto che la trattiene, sempre più a lungo, nella magia di Positano.


Se non si può disconoscere a queste opere una qualità formale, sia per il dettato compositivo, vale a dire la capacità del disegno di individuare lo spazio e farlo abitare da oggetti, da fiori, per l’appunto da figure, meno chiaro, al primo impatto, appare il testo narrativo, ricco di insorgenze surreali e di una certa allusività, proprio di un racconto che s’incunea nell’intimo, nel privato, insomma nelle relazioni che l’artista tesse con i ‘luoghi’.


Dicevo al primo impatto perché è il colore, certamente, a fare sull’immediato da sovversiva guida al nostro occhio; subito dopo, appena entrati nella trama del racconto, scorgiamo una linea d’ombra ove, pian piano, ci è offerta la possibilità di osservare l’artista ‘tendere’ ad una realtà che non è quella retinica, bensì già al di là della soglia del sogno, ove la densità della materia (si veda il corpo esile della foglia rossa che si allunga sulle pareti di calce delle case), assume un richiamo diverso che va oltre la realtà circoscritta delle cose.


Kathinka sa che la pittura ha la capacità di offrire un universo più ampio del visibile, di sondare le profondità dell’emozione e toccare le corde nascoste dei sentimenti: inquadra le figure nella scatola delpaesaggio’, dà ad esse un ruolo di richiamo obbligandoci a seguire il filo del racconto, conducendoci là dove il suo sguardo interiore vuole portarci. Lo fa con una grande semplicità narrativa, anche se la sua pittura è tutt’altro che semplice, nel senso, cioè, di immediata: anzi è raffinata, densa di una simbologia ‘privata’, segnalando una capacità di controllo dei registri cromatici, evitando l’impaginato espressivo in virtù di toni lievi, pacati, non urlati. Eppure la sua pittura così intimista, sospesa alla visibilità del racconto, ci inquieta, sobillando la fantasia: il paesaggio spinge in avanti, come se l’eterno scenario di Positano fosse l’unica immagine possibile. Su di esso scorrono figure che hanno abitato o abitano il tempo della sua esperienza, delle relazioni, confondendosi e sovrapponendosi ad altri ‘paesaggi’ ad altre ‘immagini’. Tutto avviene come in un racconto, ove la realtà per essere tale ha bisogno della fantasia e del sogno.

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