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Maiori – Festa dell´ Addolorata foto

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MAIORI – L’incendio della barca, sul corso Reginna, a conclusione dei festeggiamenti in onore della Madonna Addolorata, che si venera in una chiesetta al rione Casale dei Cicerali, ha richiamato, come sempre, una folla di curiosi. Tra questi, molti turisti, che non hanno taciuto il loro apprezzamento per il singolare e originale spettacolo. Che, quest’anno, riesumando la tradizione, opportunamente adattata ai nostri tempi, grazie a una felice intuizione di Peppino Di Lieto (l’ormai arcinoto poeta dialettale, voce critica della comunità maiorese, con i suoi pungenti versi, esposti al pubblico in una bacheca), ha legato lo scoppio dei petardi ad una sorta di oroscopo: “Si s’appiccia prima ‘o verde ci son limoni in abbondanza / si s’appiccia prima ‘o blu ci son pisci int’ ‘a paranza / si s’appiccia prima ‘o russo c’è nu poco ‘e male ‘e panza”. Con una postilla: “Ma non c’è da spaventarsi / se tenendoci per mano / nuje criammo fratellanza. / Ci facimmo n’ato giro e ci passa ‘o male ‘e panza”. E così la gente è stata invitata a un girotondo intorno alla barca – battezzata per l’occasione “arca della fratellanza” –, tenendosi per mano, mentre, sulle note della banda musicale, si ripeteva questa strofetta a mo’ di rap.


Ovvio, s’è trattato di un gioco collettivo (e m’è toccato pure di fare da speaker), niente di scaramantico o di blasfemo. Tanto più che è avvenuto al termine della processione, seguita con tanta devozione. La barca, che faceva bella mostra su un trespolo, proprio all’altezza di palazzo Mezzacapo, sede della municipalità, era stata realizzata da tre bravi artigiani: Vincenzo Marciano, Nazario Di Bianco e Salvatore Di Martino.


La festa dell’Addolorata ha seguito di poco quella del quartiere, che s’è svolta sotto l’attenta regia della dinamica Maria D’Acunto: due giorni, nel corso dei quali gli abitanti del Casale dei Cicerali hanno aperto i cortili delle case, trasformati in luoghi di spettacolo: canti, balli, tammurriate, e la proiezione di un bel documentario, realizzato da Giancarlo Barela, che, sulla voce recitante di Peppino Di Lieto, illustrava gli angoli suggestivi del rione e faceva rivivere personaggi consegnati ormai alla memoria collettiva. Mentre venivano distribuite ai visitatori specialità culinarie, molto gustose, di fattura domestica e perciò  genuine.


Il Casale dei Cicerali, dove una lapide testimonia il ricordo di un antico insediamento ebraico, è una lunga, tortuosa e aspra stradina, tutta protesa verso l’alto, che s’imbocca dalla piazza Citarella, caratterizzata da vecchie costruzioni e da luoghi emblematici, quali la chiesetta di san Nicola, la Taverna del Casale, Peppe “Pizze e sfizi”, la salumeria di Raimondo, già di Torquato, Maria ‘a fruttaiola. Poi, scavalcata la carreggiata della  via provinciale Nuova Chiunzi, prosegue in un contesto ancora più pittoresco caratterizzato dai cortili – quello di Puliste o di Forcellini, la schifa, ad esempio – fino alla chiesa dell’Addolorata. Dopo aver incontrato, lungo il percorso, un paio di edicole sacre: la più interessante, con un maestoso Crocifisso ottocentesco.


 


Sigismondo Nastri


 

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