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Ravello Omaggio ai Beatles con sorpresa grande evento mercoledì

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Andrea Santini A quarant’anni dall’uscita di «Sgt. Pepper’s lonely hearts club band», il loro album più famoso e significativo, i Beatles continuano a collezionare tributi e celebrazioni. Anche il «RAVELLO festival», già apertosi alla musica leggera con il recente successo di Mario Biondi accompagnato da un’orchestra, gli rende omaggio mercoledì (ore 21.45, belvedere di Villa Rufolo) proponendo «Across the universe of languages», spettacolo che riunisce tre fuoriclasse del pianeta della musica classica/crossover come Viktoria Mullova (violino), Katia Labèque (pianoforte) e Giovanni Sollima (violoncello). Accanto a loro uno stuolo nutrito di performer di diversa estrazione: da Nicola Tescari, direttore d’orchestra e arrangiatore, a Massimo Pupillo, bassista degli Zu, da David Chalmin fino a Meg, ex voce dei 99 Posse, qui impegnata – tra l’altro – in una rilettura originale e dirompente di «Lucy in the sky with diamonds». «Mc Cartney, Lennon, Harrison e Starr», spiega Giovanni Sollima, coautore (con Tescari e Chalmin) di molti arrangiamenti, «sono in questo caso uno spunto, un tema su cui variare, quasi uno standard di sapore jazzistico. Le loro idee melodiche restano forti e riconoscibili, pur in un contesto spesso deformante». E Meg aggiunge: «Ho sempre detestato quelle cover beatlesiane che, nel tentativo di risultare originali ad ogni costo, diventavano irrispettose nei confronti del modello. ”Across the universe of languages” è un’altra cosa: è un vero tributo ai Fab Four, reso attraverso stili musicali diversi e complementari. La Labeque e gli altri non mi hanno chiesto di rinunciare al mio stile, sono stata libera di portare il mio personale, per quanto piccolo, contributo alla leggenda dei baronetti di Liverpool. Lo splendido rapporto che si è creato con questi grandi musicisti mi ha evitato qualsiasi ansia da prestazione che stava nascendo in me quando mi hanno invitata». Oltre la musica, lo spettacolo – la cui regia è firmata da Fabio Massimo Iacquone – ha una componente visiva molto importante. «Le immagini», chiarisce Sollima, «hanno un effetto evocativo e non certamente didascalico. Spesso, Iacquone si diverte a portare in primo piano i volti dei musicisti e a deformarli, proprio come facciamo noi con i temi dei Beatles». Difficile, dunque, dare una definizione dello spettacolo: «Non sapremmo né vorremmo definirlo», taglia corto il violoncellista siciliano. «Nella scrittura altalenante, infatti, si alternano scrittura ed improvvisazione, jazz e rock, classica ed avanguardia. E, del resto, nessuno potrebbe racchiudere i Beatles in un concetto». «Across the universe of languages», che si innesta sulla scia di un esperimento varato al Massimo di Palermo l’anno scorso («Ma stavolta cambiano completamente i titoli, l’orchestrazione e l’approccio stesso degli interpreti», assicura Sollima), ha debuttato in Germania tre settimane fa, senza la Mullova. Quella di RAVELLO è la prima italiana, ma anche la prima assoluta con il tris d’assi in scena.

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