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Positano Trent´anni d foto di danza del fotografo del Premio Danza

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 Vittoria Ottolenghi Alessio Buccafusca e le sue foto che imprigionano in uno scatto trent’anni di danza, da Nureyev e Roberto Bolle e dintorni alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, dove è stata inauguratala sua mostra di foto e, per l’occasione sarà presentato anche il suo prezioso catalogo, edito dalla Fondazione Léonide Massine di Positano, con l’introduzione dell’Ambasciatore d’Italia a Madrid, Pasquale Terracciano, ed una prefazione del famoso critico de El País, Roger Salas. L’Ambasciata d’Italia a Madrid, infatti, ad aprile scorso ha voluto presentare in anteprima all’Istituto italiano di cultura questa esposizione, curata da Lorena Coppola, presidente della Fondazione Massine. Alessio Buccafusca deve gran parte della sua fama alla minuziosa e spesso geniale documentazione fotografica delle successive edizioni del Premio POSITANO per l’Arte della Danza (della cui commissione artistica egli è attualmente membro). Da POSITANO, però, egli ha poi fotografato la danza e i danzatori in tutti i loro maggiori «templi», in Italia e nel mondo, a cominciare, naturalmente, dal San Carlo. A lui si devono, come si vedrà nel suo libro-catalogo, «Trent’anni di foto di danza», i ritratti dei più grandi divi dell’ultimo secolo e di questo, da Rudolf Nureyev a Ekaterina Maximova, Vladimir Vassiliev, Carla Fracci, Paolo Bortoluzzi, Luciana Savignano, Vladimir Derevianko, Roberto Bolle, Giuseppe Picone, Ambra Vallo, Svetlana Zhakarova, Antonio Gades, Viviana Durante (nella foto), Lucia Lacarra e tanti altri. Le sue foto sono apparse sulle maggiori riviste internazionali, non soltanto di settore; ricordiamo anche i suoi volumi «Obiettivo su Béjart», «Luciana Savignano», «Parole di danza» (tradotto anche in Francia e in Inghilterra). Tutti sappiamo che quando è finita, la danza è finita per sempre. Tuttavia, la fotografia e il cinema ne fissano le immagini. Il cinema è in grado di riprendere un intero balletto in movimento. Ebbene, anche se ho passato gran parte della mia vita a scegliere per il pubblico televisivo i più bei balletti, filmati, spesso, da eccellenti registi, adesso che sono nel tempo dei bilanci, non sono più certa se sia meglio un film (che comunque schiaccia la danza, inevitabilmente, in due dimensioni), o una meravigliosa fotografia, che abbia saputo cogliere una vocazione interiore – proprio come molte quelle di Alessio Buccafusca – quasi una misteriosa visione fantastica, che si sta realizzando miracolosamente davanti a noi. Buccafusca, insomma, è un fotografo innamorato della danza e capace di analizzarla in profondità, con i suoi scatti. Nel guardare, ad esempio, la foto di Viviana Durante e Vladimir Derevianko nel «Rosso e il Nero» del coreografo Uwe Scholz (scattata dall’autore a Dresda, Semperoper, 2006), i due ballerini, ambedue fermi sulla punta di un piede, ma protesi col volto e ambedue le braccia verso qualcosa che è oltre loro – e tutti noi – ci accorgiamo che esa riassume una sorta di vocazione alla trascendenza. La vocazione verso un mondo – che magari esiste da qualche parte – dove è possibile amare e «vivere insieme felici e contenti per sempre».


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