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Imposimato a Maiori, corruzione ad alta velocità

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CORRUZIONE AD ALTA VELOCITA’, UN LIBRO INQUIETANTE DI FERDINANDO IMPOSIMATO (NE ABBIAMO DISCUSSO CON L’AUTORE A MAIORI)


Dopo Giuseppe Gargani (“La politica tradita”), Pino Pisicchio (“Onorevoli omicidi”), Salvo Andò (“La resa della Repubblica”) e il forfait di Marco Follini (“Uno contro tutti”), trattenuto da una votazione al Senato (dove una sola assenza può mandare a picco il governo Prodi), la rassegna delle “Penne onorevoli”, organizzata dal Comune di Maiori grazie all’impegno dell’assessore Lucia Mammato, ha visto alla ribalta un personaggio scomodo della magistratura e della politica, Ferdinando Imposimato.

Sì, personaggio scomodo, Imposimato, che è stato giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo (rapimento di Moro, attentato a Giovanni Paolo II, omicidio Bachelet, ecc.) e in parlamento (due volte senatore, una volta deputato) ha fatto parte della Commissione antimafia. Ancora più scomodo il suo libro che, tanto per evitare equivoci, s’intitola “Corruzione ad Alta Velocità”. E propone un “viaggio nel governo invisibile”, che non è quello “ufficiale”, legittimato dalla investitura del Capo dello Stato e dalla fiducia delle Camere, ma una sorta di governo ombra: formato da quelle che gli autori – insieme con Imposimato, Giuseppe Pisauro e Sandro Provvisionato – definiscono “oligarchie economiche e tecnocratiche”; da un vorace sottobosco della politica; da imprenditori e faccendieri, con tanto di invasione di campo da parte delle più agguerrite organizzazioni criminali. Già la lettura di questo libro, uscito nel 1999 (Koinè Nuove edizioni), è sconvolgente: se riesci ad arrivare all’ultima pagina – e ci si riesce, perché la narrazione è fluida come quella di un romanzo – ti prende la nausea e la prima cosa che fai giuri a te stesso che non più andrai alle urne. Temendo magari di poter essere determinante (qui in Italia si vince e si perde per pochi spiccioli) al mantenimento del sistema. Emanuele Macaluso, nella prefazione, raccomanda di non leggere “Corruzione ad alta velocità” come un ‘libello scandalistico’, ma “come un contributo alla ricerca di chiarezza su fatti di cui tanto si parla senza la necessaria documentazione e al lavoro di chi vuole sciogliere gli ‘equivoci’ e no, che sono al centro di questo grande affaire”. Già, ma se scandalistico il libro non è, fanno comunque scandalo i fatti che vi sono riportati. Con nomi, cognomi, circostanze. E sono nomi di tutto rispetto: uomini di stato e di governo, parlamentari, magistrati, imprenditori e così via.

Imposimato, nell’incontro con i giornalisti (a porgli le domande, Andrea Cinquegrani, direttore della Voce della Campania, Pasquale Petrillo, direttore dell’Unione, Alfonso Bottone, Gaetano e Luigi de Stefano, il sottoscritto), non ha avuto peli sulla lingua, è stato addirittura più esplicito. Il libro, dicevamo, è stato pubblicato nel 1999 e circola tuttora nelle librerie. Possibile che nessuno degli eccellenti signori tirati in ballo abbia reagito con una querela ad affermazioni (o illazioni, a seconda dei punti di vista) che a un lettore “normale” appaiono lesive della loro dignità? Anche questo è un mistero.

© MondoSigi





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