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Maiori: Nel paese dei parcheggi

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Nel paese dei parcheggi     


Spazi rubati alla collettività


Negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, si è assistito a quello che definirei il primo sacco edilizio di Maiori, durante il quale venne divorata dal cemento la tipicità del nostro paese.
L’epiteto “primo” si aggiunge solo quando ne segue un secondo, infatti la Grande Guerra è diventata la “Prima Guerra Mondiale” allorquando è scoppiata la seconda.
In questo momento, a mio avviso, Maiori sta vivendo il suo secondo sacco edilizio, visibile nell’abnorme incremento del numero di parcheggi, costruzioni che, ora come allora, si inseriscono forzatamente nel territorio per soddisfare una crescente richiesta; costruzioni che, ora come allora, serviranno ad una ristretta elite.
Questo secondo tempo della distruzione urbanistica del nostro paese non ha , e non potrebbe avere, le dimensioni e le fattezze estetiche del precedente episodio, ma ha identiche ripercussioni sul piano culturale della comunità.
Partendo, infatti, dalla profonda convinzione che cancellare i lembi superstiti del nostro passato equivale a vietare l’accesso alla nostra tradizione culturale, assisto alla trasformazione delle vecchie chiazze in parcheggi; alla comparsa di posti auto che vanno a scalfire gli ultimi scorci urbani tipici; a linee blu (le bianche sono in via di estinzione) tracciate in luoghi che hanno una vocazione sicuramente diversa da quella di parcheggio.
Un episodio in particolare, in verità non recente, può offrire un esempio di questa situazione, mostrare come in alcuni casi l’occhio sembra essersi addirittura abituato alla vista di parcheggi sorti in posti che hanno una profonda importanza dal punto di vista storico-naturalistico e paesaggistico, e che, in effetti, hanno anche una grossa potenzialità di attrattiva turistica.
La grotta dell’Annunziata, oggi politicamente connessa al comune di Minori, ma storicamente e geograficamente da sempre legata al territorio maiorese, presenta una serie di non comuni evidenze umiliate dal suo attuale uso di parcheggio.
Gli storici ottocenteschi di Maiori, accanto alla fantasiosa notizia dell’apertura di questa cavità a seguito di un terremoto, riportano dell’esistenza, sin dal 1300, di una chiesa al suo interno detta della SS. Annunziata in Cripta ( o altrimenti de Grutta), e di una fiera che, sempre all’interno, si svolgeva sin dal tardo medioevo. Oggi è visibile solo lo scheletro di un’edicola votiva o, probabilmente, di una parete dell’edificio, da cui sono quasi definitivamente scomparsi gli affreschi che la decoravano; verso il fondo della grotta, sorpassato un piccolo cancello, vi è anche un laghetto di acqua dolce, che aumenta il pregio naturalistico di questo eccezionale sito.
Non si può oggi godere della bellezza di questo luogo perchè è oscurato da necessarie strutture protettive (per le macchine) e invaso, per molti mesi all’anno, da auto.
L’esempio ora descritto vuole sottolineare la tendenza che si coglie nella politica nostrana, a sottomettere la valenza culturale del nostro paesaggio alla valenza economica.
Fermare questo nuovo fenomeno “edilizio” significherebbe improntare una politica di tutela e di riguardo, non solo di sfruttamento, verso il nostro territorio.
Invertire la tendenza di questo fenomeno, cioè non cedere terreno alle esigenze edilizie ma recuperare alcuni degli spazi perduti, significherebbe improntare una politica di rivalutazione della nostra storia, ma significherebbe anche andare contro l’interesse di molti. Utopia ?


Luca Di Bianco

Associazione Askole di Maiori – Dalla pubblicazione Agorà ospitata su Positanonews

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