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Intervista al Maestro Vittorio Acabbo

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    I colori del mio paese

    Intervista al pittore Vittorio Acabbo

    Questo mese l’angolo che Agorà ad ogni numero dedica alle interviste è per uno dei personaggi storici di Maiori: il pittore Vittorio Acabbo. Egli è di certo uno dei più stimati rappresentanti di una vita culturale maiorese sempre più fioca, quindi fare una sua presentazione mi sembra superfluo. Acabbo è un artista vero, di gentilezza e di sincerità pura, che ha dedicato tutta la propria vita all’arte che ama. Ci accomodiamo nel suo studio nel cuore del Corso Reginna, dove fanno da scenario perfetto i suoi quadri, che a tratti mi raccontano di una Maiori antica che non ho mai conosciuto. Dopo più di settant’anni passati a dipingere ogni suo angolo, nelle parole del Maestro Acabbo ancora si legge il desiderio di conoscerla più a fondo, ancora è chiaro l’amore per il nostro paese. Lo capisco dall’entusiasmo con cui mi spiega e racconta ogni singola tela, dall’attenzione ai dettagli con cui risponde alle mie domande ma anche da piccole e grandi delusioni che durante i discorsi, ogni tanto affiorano.


    Come e quando è iniziata la sua passione per la pittura?

    Da giovanissimo, anzi da bambino. Fu mio padre, anche lui sensibile soprattutto alla pittura e alla musica, che, accortosi del mio interesse e di una certa inclinazione, mi avviò al disegno e mi spinse all’arte. Poi, prestissimo, entrai nello studio del Maestro Luca Albino uno dei maggiori esponenti dei Costaioli. Infatti il mio primo quadro (che conserva con sacro affetto nel suo studio, ndr) fu dipinto proprio usufruendo della tavolozza di Albino. Al termine delle scuole elementari stavo per iniziare il Ginnasio, ma mio padre dimenticò di farmi la tessera dei Balilla e quindi per legge dovetti perdere un anno. Al termine delle scuole fui accettato all’Accademia delle Belle Arti di Napoli per 5 anni, anche se ne considero 4, perché nell’ultimo combinammo poco in quanto già si respirava aria di guerra.


    Quindi la sua formazione artistica le fu data da Albino?
    Decisamente si, ma per un pittore la migliore maestra è sempre la natura.


    E cosa le diede Albino che altrimenti non avrebbe avuto?


    Albino mi diede l’indirizzo artistico che poi avrei seguito. Come Maestro è stato per me fondamentale, ma era come molti grandi artisti estroso e incostante, nel senso che lavorava sempre in attesa di un’ispirazione. Non gli piaceva dipingere per più di due o tre ore al giorno. Fu, però, onesto con me e sapendo che non avrebbe potuto darmi tutti gli insegnamenti di cui potevo aver bisogno, consigliò a mio padre di iscrivermi ad una scuola di pittura.


    Alcuni critici hanno provato a definire la pittura dei Costaioli, esaltandola per estro e tecnica, ma vedendo in essa un limite: l’eccessiva “facilità” e lo scarso spirito di indagine…
    Non sono affatto d’accordo! È dimostrabile infatti la grandezza di questi artisti dal successo che hanno avuto le loro opere. Tele dei Costaioli sono esposte a Capodimonte, a Roma, al Museo di San Paolo del Brasile e, ancora oggi, godono di quotazioni molto importanti. Chi ha la fortuna di possederne una se la tiene ben stretta. Inoltre lo stesso Albino partì per l’Argentina dove imparò nuove tecniche, ma un po’ tutti i Costaioli provarono ad ampliare la propria esperienza viaggiando molto. Dipingere sempre la loro costa fu per loro un atto di amore.


    Come si pone lei nei confronti del movimento artistico dei Costaioli?
    Credo che con me si esaurisca questo movimento. Io sono stato allievo di Luca Albino, prima e dopo l’Accademia. Ora, come ho detto prima, l’unica maestra che mi è rimasta è la natura. Ho sempre cercato di lavorare all’aria aperta. Mi sforzo di riportare sulla tela esattamente ciò che vedo, ma è impossibile! Come fare a rendere fedelmente su una tela le emozioni di un alba o di un tramonto in Costiera? Manca la materia.


    Io l’ho sempre vista come l’ultimo caposaldo di una vita culturale maiorese che si sta perdendo (mi anticipa dicendo:“È gia finita”).… Maiori in passato, è sempre stato il punto di maggior fermento artistico e culturale della Costiera amalfitana, una sorta di culla ispiratrice…
    Prima ancora dei Costaioli l’arte pittorica a Maiori era già ampiamente presente. Di quel movimento solo Scoppetta e qualche altro non erano maioresi, ma fu comunque qui che ricevettero la loro formazione. Ora è tutto finito! Nessun ragazzo è mai venuto a chiedermi di insegnargli qualcosa…e questo è testimonianza di un epilogo.

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