Cetara, lettera di una biologa sulla vicenda dei tonni

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    Il “caso” Cetara : un’ opinione da biologa marina

    “Non è possibile!!”, risposi a chi m’informò di cosa stava succedendo a Cetara. Infatti era, per me, impossibile che qualcuno che non fosse economicamente interessato al progetto, quindi chiunque non facesse parte delle famiglie dei pescatori promotori, avesse dato il proprio assenso a questa forma di omicidio dell’economia di un magnifico territorio, invidiatoci da tutto il mondo. Come è possibile che il Sindaco e la giunta comunale abbiano approvato un progetto che non riportava CHIARAMENTE quale sarebbe stato l’impatto ambientale e, nello specifico:
    • valutazione del sito (idrodinamismo, profondità, biodiversità, ecc);
    • valutazione della ripercussione sull’economia legata al turismo: (hotel che perdono prenotazioni, lidi di balneazioni idem, ecc);
    • valutazione dell’impatto sull’economia immobiliare: (sito svalutato, crollo dei prezzi di mercato delle abitazioni), quindi chi vuole affittare una casa a dei villeggianti, dovrà chiedere due soldi e li dovrà pure pregare di rimanere!!;
    • valutazione della possibilità REALE di epidemie: derivanti dal cibo fornito agli animali all’ingrasso (non allevati!!!!) e dai loro escreti: infatti il tonno è un pesce che preda a vista quindi gran parte del cibo loro fornito viene disperso nell’ambiente, dove si degraderà e contaminerà le acque. Inoltre trattandosi di pesce azzurro non delle nostre zone potrebbe essere portatore di patogeni per le “nostre” popolazioni di pesce azzurro;
    • valutazione del rischio di contribuire all’estinzione della specie: questa modalità di pesca, perché di pesca si tratta e non di allevamento, sfrutta il momento della riproduzione della specie durante il quale gli animali sono più in superficie per meglio ossigenarsi e sono più voraci per poter acquistare peso che servirà loro per l’impegno richiesto dalla riproduzione. Il sistema è quindi quello di PESCARE pesci che vengono lasciati vivi, con reti che li circuiscono in modo da poterli “trascinare” nel sito dove, prima di ucciderli, li fanno ingrassare. E chi si riprodurrà se saranno tutti morti?
    D’altronde, usare la stessa tecnica con animali che si sono riprodotti non è remunerativo come con animali che stanno per riprodursi, eh!!
    Quindi, questi impianti, dopo aver arrecato tutti questi danni, chiuderanno per mancanza di tonni. Ma, a quel punto, cosa importa? Chi aveva lanciato e sfruttato il progetto, si sarà largamente arricchito e, vi assicuro, si parla di cifre che forse non tutti si rendono conto essere raggiungibili con questo progetto!
    Mi domando e vi domando: “Cari cittadini di Cetara ed il sig. Sindaco in primis,
    • siete voi disposti ad accettare che le vostre case vedano crollare il loro valore economico,
    • siete disposti a vivere con un turismo che sarà sempre più ridotto all’osso e quindi inevitabili fallimenti di bar-gelaterie, ristoranti, alberghi, mancate richieste di affitto di appartamenti uso estivo ;
    • siete disposti a vedere i vostri figli (e voi stessi) combattere contro nuove malattie?
    Se la vostra risposta è sì, vuol dire che siete votati al suicidio; ma se la vostra risposta è no…RIPRENDETEVI LA VOSTRA TERRA ED IL “VOSTRO” MARE, DIMOSTRATE CHE IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI NON HA PREZZO, TANTOMENO QUELLO OFFERTO DAL MERCATO GIAPPONESE!
    Vi faccio i miei più sinceri auguri affinché possiate mettere in atto azioni di difesa! Io sono per la vita e sono con tutti quelli che, come me, ritengono che non abbia prezzo!!!

    Aida Mancuso, biologa marina

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