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Andrea Di Consoli sabato 9 giugno a Positano

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Positano. Sabato 9 giugno incontro con lo scrittore Andrea Di Consoli con il libro “Il Padre degli Animali” presentato dal Vincello Aiello, giornalista del quotidiano Il Mattino e moderato da Angelo Ciaravolo, consigliere nazionale dell’ordine dei giornalisti, all’hotel Poseidon, ore 21, al quale interverranno il sindaco Domenico Marrone e il presidente dell’Azienda di Soggiorno e Turismo Benedetto Santangelo. Dopo il successo di Pietro Gargano e la “Napoli Criminale” di Bruno De Stefano per la rassegna letteraria “Domina-Royal” è la volta di Andrea di Consoli, giornalista, dal Messaggero all’Unità, e scrittore che si sta affermando sempre di più nel panorama nazionale. “È inutile avere paura, perché la vita è troppo breve per avere paura. Spingi in avanti tutta la vita, come i delfini quando vanno lontani nell’oceano, e vai sicuro, non farti mai toccare dalla paura.”
E’ una delle frasi toccanti che un padre può dire ad un figlio o cerca di dire, ma spesso non ha parole, ma solo il cuore. Una delle frasi che Andrea Di Consoli ha scritto ne Il Padre degli Animali, suo romanzo d’esordio, già autore della raccolta poetica Discoteca (2003) e del libro di racconti Lago Negro (2004). Il padre degli animali, narra la storia di un rapporto particolare tra un padre e un figlio.
Il padre è un uomo che dopo lunghi anni di emigrazione ha deciso di ritornare ai propri luoghi, di abbandonare l’efficiente, ma forse algida, Svizzera (Zurigo) per riabbracciare un Sud – epicamente raffigurato in una valle e una collina senza tempo – problematico, conflittuale, persino paradossale, ma al tempo stesso genuino e autentico.
Il figlio osserva il padre. Lo osserva e lo ascolta. O almeno tenta di ascoltarlo, perché dalla voce del padre attende risposte capaci di placare il proprio senso di smarrimento e in grado di esorcizzare le proprie paure. La paura della malattia, la paura della morte. La paura di non sopravvivere al proprio senso di inadeguatezza.
Il padre parla e tenta di indicare una strada al figlio, un percorso di vita, una strategia di sopravvivenza. Parla e a volte sbaglia, a volte si smarrisce.
Il figlio ascolta il padre, ma si dimentica – o forse non sa – che il padre è anche figlio e che anche lui, che ora è figlio, un giorno sarà padre. Non pensa, o forse si rifiuta di pensare, il figlio, che il padre è uomo e che in quanto tale è soggetto a errori e fallimenti.
Il rapporto padre/figlio, dunque, è il cuore del romanzo. Un rapporto di forza e debolezza, di amore e perplessità. Un rapporto destinato a essere imperfetto, eppure indispensabile.
Ma c’è dell’altro, in questo libro. C’è l’illusione del cambiamento di una società che, forse, è immutabile fino alle radici. C’è la speranza che sprofonda nel fallimento e un fallimento capace di generare speranza. E poi le storie: di zio Cotura, del barbiere-assessore, di don Eugenio, dello stesso Padre. E di Angela, unica figura femminile ad apparire in questo romanzo popolato da uomini.
Un romanzo lirico, questo; improntato alla poetica; che va controcorrente nella misura in cui segna il ritorno alla metafora e ai miti, forse eccessivamente – e indebitamente – allontanati dalla nostra letteratura, un po’ troppo adusa – negli ultimi tempi – a prestare orecchio, occhio e denaro a pornoromanticismi d’occasione e a storielle di stagione. C’è un brano che ci ha colpito. “Svegliarsi la mattina e lavarsi la faccia con l’acqua fredda; affacciarsi sulla strada deserta, ed essere soli, ma mai così soli da non sperare nel bene migliore; credere, mentre si beve il primo caffè del giorno, che tutto sarà migliore, che verrà l’amore a scacciare i brutti pensieri che bloccano la vita; godere del mattino che porta un po’ di dimenticanza del dolore, come un mare che si presenta calmo all’alba, col respiro quieto; infilarsi in uno spiraglio che un giorno ti offre, anche se niente cambia, e percorrere questo spiraglio tutt’intero, senza voltarsi; essere uomini fino in fondo, con le ginocchia salde anche quando il pavimento sembra muoversi; e imparare a dimenticare, a non pensare, a non vedere, anche quando la mente vuole ricordare, pensare, vedere; ignorare la nozione di futuro, perché tutto il dolore nasce dai ricatti del futuro.”
Ogni libro della rassegna sarà donato alla biblioteca comunale di Positano gestita dall’associazione Posidonia. Il prossimo appuntamento per sabato 16 giugno con Marco Travaglio presentato dal giornalista Vincenzo Iurillo.
Michele Cinque

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