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INTERVISTE

La Musica è di casa al “Settimo Piano”
Una Rock Band nel cuore di Maiori

Volete far vibrare i vostri timpani ad un ritmo duro e aggressivo? Provare a scatenare dentro di voi una miscela di energie che vi portano inevitabilmente al movimento libero e progressivo del corpo?
Avete due possibilità: o ascoltare uno dei vostri cd preferiti di rock allo stato puro o passare verso le 20:00 nei pressi di Piazza Raffaele d’Amato.
Sì…avete capito bene…perché non so se vi è mai capitato di transitare da lì a quell’ora ma vi è un’alta probabilità di poter ascoltare gratuitamente una vera e propria rock band che, con una chitarra ed un basso elettrico,l’immancabile batteria e una voce profonda e metallica, si esibisce in un miniconcerto live di vera musica rock.
Per conoscerli più da vicino siamo andati ad intervistarli e, come tutte le band giovani di questo genere musicale, veniamo accolti in una specie di deposito improvvisato a palco per grandi eventi: tra sedie a sdraio e oggetti di vario tipo tipicamente balneari, infatti, notiamo ben presto gli strumenti musicali e tutta la strumentazione elettrica necessaria per amplificare i suoni.
I componenti attuali della band sono quattro: i maioresi Gennaro Crivelli (vocalist) e Giampaolo Cretella suonano rispettivamente la chitarra elettrica ed il basso, Emanuele Amatruda, da Pogerola, alla batteria e Brian Cowan, di Philadelphia, alla chitarra elettrica come solista.
E’ al leader del gruppo Gennaro che volgiamo le nostre domande il quale, con interesse e grande partecipazione, è felice di dare risposte ad alcune nostre curiosità:
Come e quando è nato il vostro gruppo musicale?
La band è nata circa due anni fa da un’idea semplice avuta dal nostro ex bassista che, in California, ebbe modo di ascoltare alcuni gruppi di musica rock. In quello stesso giorno mi chiamò ed insieme cominciammo a cercare ragazzi che come noi avessero una buona esperienza musicale alle spalle. Da quel momento tutti i componenti della nostra band hanno accettato una sfida: trasformare i propri sogni, i propri valori e ideali in musica da far ascoltare a chiunque volesse.
“7th Floor”…come mai avete scelto questo nome?
Anche se solo casualmente, siamo molto legati a questo numero:un ex componente della band abitava al settimo piano, il mio numero fortunato è il sette, molte volte siamo partiti o tornati da una manifestazione il sette del mese. Era inevitabile chiamare il gruppo “7th Floor”, cioè proprio il Settimo Piano.
Qual è il vostro genere di musica preferito e perché?
E’ un po’ difficile rispondere a questa domanda perché ognuno di noi ha una passione di base per un genere differente di musica: Brian, il chitarrista, ha una dedizione totale per il blues; Emanuele, il batterista, è un’amante sfegatato dell’ Heavy Metal; io adoro viaggiare tra percorsi musicali che vanno dal rock più duro alle sinfonie di Mozart e Paganini, senza, però, passare per Gigi d’Alessio; Giampaolo, il bassista, è totalmente versatile e può adattarsi a qualsiasi genere.
Vi ispirate a qualche band in particolare?
Non ci ispiriamo a nessun gruppo musicale in particolare ma, inevitabilmente, siamo influenzati da tutta la musica che, per passione o per casualità, capita di ascoltare durante una giornata qualsiasi. L’ispirazione nasce da dentro ed è unica ma le influenze esterne sono quasi impossibili da evitare: credo che capiti un po’ a tutti così.
Vi siete mai esibiti nel nostro paese?E altrove?
Paradossalmente non siamo riusciti mai a presentarci al pubblico maiorese: ci è risultato molto più facile esibirci in manifestazioni musicali di altri paesi quali Salerno, Pontecagnano, Sorrento, Caianello, Positano, Atrani e Amalfi. Inoltre abbiamo anche partecipato con immenso piacere al Festival di S. Marino, una possibilità come poche altre per farci conoscere anche a livello nazionale.
Come fate a conciliare i vostri diversi impegni di lavoro con la voglia di fare musica?
Quando la volontà di fare qualcosa è accompagnata dalla passione, sei disposto a superare qualsiasi tipo di ostacolo e ad affrontare anche dei piccoli sacrifici pur di vedere realizzato il tuo sogno. E’ vero… vedersi solo la sera per poche ore e qualche volta la domenica è molto limitativo, ma il desiderio di fare sempre meglio e di poter cantare nuovi pezzi ci porta continuamente a metterci in discussione, trovando nuovi stimoli ad andare avanti nel nostro progetto.
Avete mai pensato di incidere un cd?
Abbiamo inciso inizialmente una Demo nel 2005 per avere una visione generale dell’andamento del nostro lavoro e per verificare il livello di “sound” raggiunto dalla band.
Successivamente, nel febbraio del 2006, abbiamo inciso il nostro primo cd semiprofessionale che ha fatto un po’ il viaggio in tutte le case discografiche ed etichette indipendenti interessate al nostro genere musicale. Non abbiamo avuto dei buoni risultati ma sappiamo benissimo che per raggiungere determinati obiettivi sono necessari molti sacrifici e molta pazienza.
Un anteprima:il nostro prossimo cd tratterà argomenti attuali come il terrorismo e la religione e molto probabilmente sarà intitolato:”Dogma”.
Inoltre è possibile ascoltare alcuni nostri pezzi sul sito internet: www.myspace.com/7thfloor.

Qual è il vostro sogno da realizzare nel futuro?
Il sogno è quello di far arrivare il nostro messaggio di pace e di eguaglianza sociale nascosto tra le parole dei nostri testi a quante più persone possibili. Questa è la nostra missione: aprire gli occhi di una società ormai cieca e troppo abituata a reputare violenza e ingiustizia nella normalità delle cose.
Quali emozioni si provano mentre vi esibite su un palco?
All’inizio domina la tensione procurata dal fatto che non sai come può andare la serata e la preoccupazione di non riuscire a trasmettere qualcosa di positivo al pubblico è alta. Da quando, poi, suoni la prima nota fino all’ultima è tutto affidato alla reazione delle persone presenti allo spettacolo: dal calore che riescono a trasmetterti dipendono l’intera serata e la nostra soddisfazione personale.
Un momento, un ricordo da conservare per sempre nella memoria…
Un momento intenso e molto emozionante di sicuro è la sessione di registrazione dei nostri pezzi: ti senti soddisfatto anche perché sentirli da un cd mentre non stai suonando ha un effetto del tutto particolare che solo chi ha la possibilità di esibirsi in una band può provare.
Cosa consigliereste ad un giovane che ha la vostra stessa passione?
Il primo suggerimento è di continuare a credere in se stessi e di non crearsi dei limiti:a volte le passioni vengono confuse con il raggiungimento di un traguardo ma anche non raggiungerlo, per me, assume lo stesso significato se alla base vi è un sentimento forte che ti porta ad andare oltre e comunque,nonostante le possibili sconfitte in cui puoi imbatterti.
Avete avuto un “maestro” o avete fatto tutto da soli?
Non è un caso che tutti i componenti della band,all’età di 10 – 11 anni, hanno iniziato da soli a prendere confidenza con il proprio strumento. Arriva, però, il momento in cui senti dentro te stesso la necessità di dover far riferimento ad un “esperto” per raggiungere livelli più alti di totale coinvolgimento con la musica ed è stato indispensabile trovare, per ognuno di noi, la persona giusta che ti sappia indicare le nozioni tecniche essenziali da conoscere per ottenere tali obiettivi.
Chi scrive i testi e la musica?
Sia i testi che la musica sono un mio prodotto, ma cerco di prestare la dovuta attenzione a ciò che mi succede intorno, di tenere fortemente in considerazione gli umori e le idee di tutti i componenti del gruppo in modo da rappresentare nei pezzi realizzati l’intera anima della band.
Come mai la scelta di utilizzare solo la lingua inglese per i vostri testi?
Poiché riteniamo che il messaggio insito nei nostri testi sia universale, abbiamo pensato di utilizzare la lingua inglese che è divenuta la lingua ufficiale conosciuta dalla stragrande maggioranza delle persone. Ciò comporta uno studio approfondito della dizione e della particolare pronuncia della lingua, ma l’importante è utilizzare questo “mezzo veloce” per far giungere i nostri ideali a quante più persone possibili. Inoltre l’italiano è molto meno musicale e difficile da utilizzare per il nostro genere.
La nostra associazione ha intenzione di realizzare il “Maiori Rock Festival”. Cosa ne pensate?
E’ un’idea meravigliosa!E’ da troppo tempo, ormai, che nel nostro paese non si realizzano manifestazioni musicali di un certo livello utili anche per riunire giovani e meno giovani in una serata di sano divertimento all’insegna della musica rock. Sono eventi come questi che possono entrare a far parte dei piacevoli ricordi che un giorno potremmo rispolverare dai nostri pensieri: data la presenza di molti gruppi locali, perché non impegnarsi nel realizzare un festival anche nella nostra Divina Costiera?
Gianluca Scannapieco

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