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SCALA: Asilo Radda Barnen
una questione ancora aperta


Il 18 Novembre 1947 intorno alle sedici del pomeriggio si abbatté sul Monte Carro un aeroplano dell’aeronautica militare svedese con a bordo 25 ufficiali. Provenienti dall’Africa, avevano appena venduto circa venti aerei e si apprestavano a ritornare in patria con il compenso di tale affare, ma le forti perturbazioni concentrate quel giorno sulle vette dei monti Lattari provocarono quella sciagura che ancora oggi molti scalesi ricordano.
Dopo lo schianto la tempestività e l’efficacia dei soccorsi rese possibile il salvataggio di quattro dei venticinque protagonisti della tragedia.
Le ventuno vittime furono trasportate al duomo di Scala dal luogo dell’incidente con barelle improvvisate costruite in loco. Furono celebrati i funerali a cui parteciparono, oltre ai loro familiari, una delegazione sia del governo italiano che di quello svedese.
Le istituzioni svedesi ricompensarono il gesto, sia a chi si prodigò personalmente (retribuendoli con la generosa somma di venticinquemila lire) sia verso l’intera comunità, donando all’Amministrazione comunale di Scala dei fondi per la costruzione di un edificio da destinare a centro di educazione e cura dei bambini, che assumerà la denominazione di “Casa dei Buoni Pastori” e, successivamente, “Asilo Italo-Svedese Radda Barnen”.
L’ asilo, simbolo di quel senso di fratellanza e di generosità tra uomini, rischia di essere oggi un altro esempio di speculazione: non solo edilizia, ma di ogni buon sentimento umano.
La gestione dell’edificio, giuridicamente vincolato per fini pubblici all’educazione e la cura dei bambini, ha visto negli anni un’alternanza di associazioni che non sempre hanno tutelato l’interesse della collettività.
Ma cominciamo dal principio:
Dagli atti in possesso del comune si legge che la somma devoluta dagli svedesi fu gestita dall’associazione assistenziale “Opera Beato Gerardo Sasso” e dalla signora Eleonora Mansi, presidente di tale associazione e proprietaria del terreno scelto per la costruzione dello stabile.
La maggior parte delle sovvenzioni furono devolute da parte di privati ed enti pubblici all’associazione della signora Mansi; un’altra fetta importante fu stanziata dal comune affinché nella costruzione dell’opera fosse organizzato un “cantiere scuola” che avrebbe dato una qualifica alla manodopera che avrebbe realizzato il manufatto.
Nel 1954, prima che l’edificio fosse completato, l’associazione della signora Mansi donò lo stabile all’Associazione Nazionale per gli interessi morali ed economici del Mezzogiorno d’Italia (A.N.I.M.I.) “con il preciso scopo di completare l’edificio da destinare a scuola materna ed assumere la gestione in conformità e secondo i principi della morale cattolica”.
I lavori si conclusero nel 1956 quando fu istituita la scuola materna. Nel 1976 l’A.N.I.M.I. cedette l’immobile all’ “Associazione Italiana Protezione Infanzia” (A.I.P.I.), un ente morale con le stesse finalità che amministrò la scuola fino al 1988 con sostegno continuativo del comune di Scala mediante contributi ordinari e straordinari e la fornitura di beni e servizi. A partire dall’anno 1989 il Comune di Scala assunse in proprio la gestione della scuola materna sottoscrivendo un contratto di locazione con l’associazione. Nel 1997 sull’immobile iniziarono, su richiesta dell’A.I.P.I., lavori di risanamento conservativo e adeguamento igienico con una regolare autorizzazione edilizia.
Da questo momento in poi, l’attività dell’asilo non è più ripresa: nel 2005 l’ente richiede al comune un’istanza “di rinnovo e di permesso in sanatoria di opere eseguite in variante” all’autorizzazione del 1997; nel gennaio del 2006, invece, perviene al comune un contratto di compravendita dell’immobile tra l’A.I.P.I. ed un privato cittadino.
Tale atto dimostra una palese intenzione di sovvertire le finalità per cui l’edificio è stato costruito ed alle quali è giuridicamente vincolato.
Il comune, per il ruolo avuto nella tutela di un bene di “incontrovertibile interesse pubblico”, nonché per le proprie competenze e responsabilità in materia di assistenza sociale e scolastica, ha intrapreso le relative azioni legali al fine di tutelare gli interessi pubblici implicati in tutta questa paradossale vicenda. Ora siamo in attesa di conoscerne gli esiti, forse ci vorranno mesi, o addirittura anni; intanto viene sottratto agli scalesi un bene che appartiene loro, che ha contribuito a costruire e che trova la ragione stessa di esistere nel suo essere pubblico.



Gerardo Apicella
Collaboratore de “Mentore”


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