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RISPARMIO. Tfa: Icsid registra ricorso depositato da 195mila investitori italiani contro Argentina

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Disco verde dall’Icsid per l’arbitrato internazionale. Per Stock è “un passaggio fondamentale. L’Argentina dovrà confrontarsi con gli obbligazionisti italiani nell’arbitrato. Andremo avanti con decisione, ma la porta per il dialogo con Buenos Aires resta aperta”.


La richiesta di arbitrato depositata contro l’Argentina dagli obbligazionisti italiani è stata registrata dall’Icsid (International Centre for Settlement of Investment Disputes), organismo che fa parte della Banca Mondiale a Washington. La registrazione del ricorso è stata notificata alle parti dal Segretario Generale dell’Icsid il 7 febbraio 2007. La Tfa riferisce che il caso è denominato Italian Holders of Argentine Sovereign Bonds v. Argentina Republic, Icsid, n° ARB/07/5.


Gli italiani che partecipano all’arbitrato sono circa 195.000 (tra persone fisiche e giuridiche) e detengono titoli della Repubblica Argentina pari a 4,4 miliardi di dollari. L’Argentina ha emesso a suo tempo le obbligazioni per finanziare spese governative, lavori pubblici ed altre iniziative statali. Successivamente lo Stato sudamericano ha alterato la cornice legale vigente al momento in cui gli obbligazionisti italiani investirono in Argentina causando, con ciò, drastiche perdite agli stessi. Con la richiesta di arbitrato gli investitori contestano all’Argentina l’inadempienza alle obbligazioni assunte in violazione del trattato bilaterale Italia-Argentina sulla protezione degli investimenti. Il prossimo passo procedurale sarà la nomina del tribunale arbitrale e la tempistica per il procedimento sarà conseguentemente stabilita.


Dopo il deposito di memorie e lo svolgimento di udienze il caso culminerà nel lodo arbitrale Icsid che è definitivo e vincolante. Infatti, ognuno dei Paesi aderenti alla Convenzione Icsid, inclusa l’Argentina, è obbligato a riconoscere il predetto lodo come fosse la sentenza finale del tribunale dello Stato. Il Presidente dell’Associazione, Nicola Stock, sottolinea che la registrazione è “un passo avanti fondamentale per la protezione dei diritti degli investitori italiani con cui l’Argentina dovrà confrontarsi nell’arbitrato”. Ricordando che nel passato l’Argentina ha rifiutato di negoziare, Stock dichiara “andremo avanti con decisione nella procedura, ma la porta per il dialogo con Buenos Aires resta aperta”.


In virtù del mandato conferito per il ricorso, Tfa si è attivata nei mesi scorsi per proteggere gli obbligazionisti italiani dal potenziale rischio di prescrizione che poteva decorrere, nel corso dell’arbitrato, secondo l’ordinamento delle principali giurisdizioni nazionali. Questa tutela riguarda tutte le emissioni obbligazionarie possedute dagli investitori che hanno aderito al ricorso, inclusi i titoli emessi sotto il diritto americano, argentino, inglese, italiano, spagnolo, svizzero e tedesco. Ogni obbligazionista che revoca il mandato mette a rischio questa forma di protezione dei propri diritti.


Come noto, i legali rappresentanti degli investitori italiani nel ricorso arbitrale, individuati dalla Task Force Argentina, associazione costituita per tutelare a titolo gratuito gli obbligazionisti, sono: White and Case LLP (Washington DC), Grimaldi e Associati (Roma) e Perez Alati, Grondona Benites, Arntsen & Martinez de Hoz, Jr. (Buenos Aires). Gli obbligazionisti italiani potranno avere informazioni sulla procedura in corso contattando la propria banca, trasmettendo le proprie richieste per posta elettronica a: info@tfargentina.it, o consultando il sito internet www.tfargentina.it.


 





 


RC AUTO. Indennizzo diretto, pro e contro della normativa. Confconsumatori organizza incontro







Il Consiglio confederale di Confconsumatori ha approvato un documento in cui evidenzia molte discrepanze e imprecisioni nella nuova normativa relativa al risarcimento diretto per l’Rc auto. Per discutere su questi temi, l’associazione ha programmato una tavola rotonda che si terrà a Milano il 20 febbraio. In particolare, Confconsumatori ritiene necessario escludere dal risarcimento diretto obbligatorio “tutti i sinistri con lesioni personali per i quali sembra ingiusto restringere il risarcimento dei danni con riferimento alle spese di assistenza legale, che si considerano necessarie per un’adeguata tutela dei consumatori, anche se quest’ultimo verrà liquidato dal proprio assicuratore”.


Secondo l’associazione, il punto di partenza di un ulteriore intervento legislativo sul risarcimento diretto dovrebbe essere il doppio rito: rito ordinario per i sinistri con danni materiali e rito speciale del lavoro per i sinistri con lesioni (legge 102/2006), per confermare la diversità delle due tipologie di sinistri.


“La procedura obbligatoria di risarcimento diretto dovrebbe valere – si legge nella nota di Confconsumatori – per i sinistri con danni materiali, che costituiscono oltre l’80% dei sinistri totali e i cui costi sono effettivamente controllabili dall’assicuratore (riparatori convenzionati e riduzione di speculazioni e frodi). Parallelamente al risarcimento diretto obbligatorio per i danni alle cose le compagnie potrebbero offrire agli assicurati una Convenzione per l’indennizzo diretto facoltativo per le lesioni personali di lieve o altra diversa entità. In questo modo – conclude l’associazione – essendo meno rilevante la quota dei sinistri rientranti nei criteri di risarcimento diretto e dei rimborsi standard, sarebbe meno violento l’impatto sulla struttura tutta da ridefinire delle tariffe RCA”.


Il convegno “Assicurazione RCA e risarcimento diretto: quale equilibrio tra i benefici per gli assicurati e le tutele per i danneggiati” di Confconsumatori avrà inizio alle ore 9.30 a Palazzo Besana, Piazza Belgioso 1, Milano. Ad aprire i lavori sarà Mara Colla, presidente dell’associazione; seguirà un dibattito on gli esperti.




                                                                        Michele De Lucia 



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