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Ravello La Ribalta un fenomeno teatrale

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Si è chiuso con un successo lo spettacole E disgrazie e Pulecenella, che potrebbe essere replicato in questi giorni (bisogna chiedere all’Azienda di Soggiorno e Turismo di Ravello) della compagnia teatrale più consolidata della Costiera Amalfitana. Un successo straordinario che ha attirato turisti, ravellesi, cittadini della Costiera e oltre, di un gruppo che è arrivato ai trentun anni. Complimenti davvero. Abbiamo trovato un sito dove si possono anche vedere spezzoni dei loro spettacoli.


http://www.gtlaribaltaravello.it/


Riprendiamo qui il pezzo che ricorda i loro trenta anni fatti l’anno scorso


Michele Cinque


La Ribalta” compie trent’anni
E   IL  TEATRO  DIVENTA  STORIA



Ci sono giorni nella vita di ciascuno di noi che non si possono dimenticare. C’e una data nella nostra storia che e impressa indelebile nella  memoria: 4 gennaio 1976; e un luogo che ricordiamo con emozione: la chiesa di San Martino. Fu  li, quella sera, che il sipario si schiuse per la prima volta sulle scene de “La Ribalta”. Fu in quel luogo freddo e umido,  in quel rigido inverno che muovemmo i nostri primi, timidi passi. Niente e nulla lasciava presagire un cammino cosi lungo: trent’anni. Da quella sera non abbiamo lesinato sforzi; il nostro entusiasmo e divenuto mano a mano sempre piu contagioso. Lentamente, senza renderci conto, quello che era un semplice gioco, si e trasformato in un impegno al quale nessuno di noi, ora, puo e vuole piu sottrarsi. “La Ribalta” oramai  fa parte della storia recente di Ravello; e entrata nel tessuto sociale dal quale non puo piu prescindere. “La Ribalta” e una realta che non puo piu essere ignorata. Non vorremmo cadere nella sterile retorica autocelebrativa, ma ci sembra opportuno evidenziare: a Ravello, ma anche nei paesi limitrofi, non c’e altro sodalizio che abbia raggiunto un simile traguardo e abbia avuto un ruolo sociale cosi determinante. Nelle nostre file si sono avvicendati centinaia di giovani. Tanti hanno imparato a vincere la paura e hanno provato l’emozione di “calcare le scene”. Molti sono quelli che, almeno per un momento, si sono sentiti “attori”, “scenografi”, “tecnici delle luci”, “fonici”, “musicisti”, “compositori”, “attrezzisti”. Lo affermiamo con orgoglio: “La Ribalta” e entrata, anche se qualche volta solo indirettamente, in quasi tutte le famiglie di Ravello. La nostra storia e la storia di tutti; i nostri traguardi appartengono a Ravello. Come spesso accade, il cammino, in tutti questi anni, e stato costellato di momenti lieti e di vicende amare che ci hanno trascinato fino all’orlo dello sconforto piu completo, ma poi, proprio quando il baratro sembrava inevitabile, la voglia di andare avanti e prevalsa: in tutti noi e rinata la forza di lottare, ma, soprattutto, il desiderio di esistere. Abbiamo combattuto tante battaglie, molte volte abbiamo vinto, altre abbiamo perso. Abbiamo anche sbagliato, per questo non ce ne vogliate: non l’abbiamo fatto apposta. Nonostante tutte le difficolta, noi siamo qui, e siamo intenzionati a restarci ancora nei prossimi decenni, puntuali come lo siamo stati per trent’anni all’appuntamento teatrale di Natale, che e divenuto una tradizione irrinunciabile. A Pasqua, con la famosa Via Crucis, la cui fama ha valicato finanche i confini nazionali. E vogliamo esserci ancora per tante altre iniziative sociali e culturali, se ce ne darete la possibilita. In questo momento il nostro pensiero va a quanti, e non sono pochi, ci hanno sorretto nei momenti difficili; a quelli, e sono tanti, che hanno voluto vivere con noi i numerosi successi. A coloro che, in passato, hanno  condiviso il nostro impegno, e, poi, per un motivo o per un altro, hanno dovuto abbandonare. A quelli che non ci sono piu, perche un destino atroce li ha strappati alle loro famiglie e a noi . Infine, un pensiero particolare va al nostro pubblico. A voi che ci avete regalato l’unica vera ricompensa alle nostre fatiche, alle nostre ansie: il vostro applauso e stata la  forza che ci ha spinto ad andare avanti. Da parte nostra ve ne siamo grati. Vorremmo stringervi la mano ad uno ad uno, ma  possiamo soltanto cingervi   in un grande, affettuoso, simbolico abbraccio. Una cosa, pero, ci teniamo ad evidenziare: nel nostro impegno, nelle nostre fatiche, sempre, “ci abbiamo messo il cuore”, questo non va mai dimenticato.

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