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Il prossimo appuntamento dell’iniziativa Le domeniche in Costa d’Amalfi rientra nella categoria:

I BENI CULTURALI

Il tessuto paesaggistico della costiera è estremamente ricco di testimonianze artistiche e culturali, dalle cappelle alle chiese, dai conventi ai chiostri, dai giardini amatoriali delle ville storiche agli insediamenti rupestri, dalle torri difensive ai castelli, dai siti archeologici ai materiali di spoglio di epoca romana, dagli opulenti corredi della liturgia a documentazioni uniche nella storia dell’umanità. Ogni testimonianza rappresenta un’opportunità per raccontare una storia millenaria, per rappresentare un sufficiente motivo di attrazione. Questi itinerari nascono con l’intento di diffondere la conoscenza dei giacimenti culturali meno conosciuti e di valorizzare quelli più famosi in termini di rilettura delle emergenze storico-artistiche del nostro territorio.

Domenica 3 settembre

L’aristocrazia imperiale e le ville marittime romane: Minori

A cura di M. Antonietta Iannelli della Soprintendenza Archeologica di SA-AV e BN e con Michela Traini archeologa collaboratrice

Raduno h. 17 presso gli scavi di Minori Percorso stanziale sull’area archeologica. Durata: due ore circa. Molteplici collegamenti via bus.

Il complesso archeologico più significativo della costiera, una straordinaria testimonianza di un’ antica tradizione di diffusi insediamenti di ville romane su tutto il territorio costiero.

Gli antichi erano consapevoli dello spettacolo incantevole offerto dal promontorio sorrentino-amalfitano. Con la sua costa scoscesa a picco sul mare, frastagliata da insenature fluviali, protette dai venti settentrionali, con facili marine di approdo e di ricovero e con sorgenti perenni, la penisola è stata uno dei tratti costieri piu’ suggestivi del mediterraneo, eletto dall’aristocrazia romana a luogo di villeggiatura e di otium durante la temporanea interruzione degli impegni ufficiali. Le altre emergenze archeologiche della penisola, da Amalfi, a Vietri, a Positano, a Polvica di Tramonti, a Sorrento, a Capri, agli isolotti Li Galli, eppoi sul versante sorrentino e stabiano, a Punta Campanella e ovviamente a Capri, testimoniano infatti una antica tradizione di diffusi insediamenti di ville romane su tutto il territorio costiero sia sul versante sorrentino che su quello amalfitano.

Le condizioni ambientali erano, infatti, idonee allo sviluppo dell’architettura residenziale di lusso: le ville marittime. Fatte costruire da rappresentanti dell’aristocrazia e dell’alta borghesia romana, tra l’età augustea e l’età giulio-claudia, esse si articolavano intorno a giardini e peristilii, con opere portuali e marittime di vivai e peschiere. La logica insediativa era volta a consentire margini di autonomia e autosufficienza. I proprietari delle ville affidavano a liberti e servi la manutenzione e la cura delle residenze durante l’anno, le quali spesso si sviluppavano in vere e proprie aziende con sfruttamento dei terrazzamenti per la coltivazione della vite nonché l’allevamento ittico in vivai e peschiere secondo la consuetudine invalsa sul litorale campano di cui resta traccia visibile nella Villa Romana di Minori ancora riconoscibile nel suo impianto complessivo con ambienti voltati ed affrescati, il peristilio, il Ninfeo con stucchi e mosaici e gli spazi esterni. Sorsero nel fondovalle delle principali insenature, adattandosi al pendio naturale con una disposizione con terrazze degradanti verso il mare. In particolare le dimore che qui si insediavano non avevano altri collegamenti col mondo che le vie del mare, per cui la logica insediativa era volta a consentire margini di autonomia e autosufficienza per regolarne la vita nel corso dell’anno. Infatti i proprietari delle ville affidavano a liberti e servi la manutenzione e la cura delle residenze durante l’anno, le quali spesso si sviluppavano in vere e proprie aziende con sfruttamento dei terrazzamenti per la coltivazione della vite nonché l’allevamento ittico in vivai e peschiere secondo la consuetudine invalsa sul litorale campano di cui resta traccia visibile nella Villa Romana di Minori. Le ville marittime ubicate sul versante meridionale dei Monti Lattari furono investite dai prodotti piroclastici dell’eruzione vesuviana del 79 d.C., quando Positano ed Amalfi vennero obliterate da una coltre di fango bollente, che, una volta raffreddato, si consolidò raggiungendo spessori superiori anche ai sei metri. Le modifiche indotte sul territorio dall’eruzione del 24 agosto del 79 d. C. furono profonde e tali da determinare l’abbandono della costa, almeno fino a Minori. La riappropriazione del territorio avviene nel corso del medioevo, quando si scavano cantine e depositi nel banco di piroclastite, volgarmente denominata durece, che viene estratta per essere impiegata nell’edilizia. Veri e propri cunicoli disegnano la maglia sotterranea delle tante cave aperte nel sottosuolo dei centri storici costieri. Su di esse si costruirà la monumentale bellezza delle città medievali, che si ornarono di prezioso materiale lapideo di epoca romana, trasportato via mare dai ricchi  mercanti di Amalfi, o strappato al locale sottosuolo, testimonianza viva e concreta di antiche nobili origini.

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