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BERLUSCONI CON L´ASCESSO PRODI CON I COMUNISTI

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L’intento è lodevole, ma i risultati sono un disastro. I giornali compiacenti annunciano trionfalisticamente: “Prodi avvia la rivoluzione; dai taxi ai farmaci, avanti con le liberalizzazioni”. E uno pensa, finalmente si sburocratizza la società. Poi guarda dentro al pacchetto dei provvedimenti e scopre un pasticcio dal sapore nauseabondo. Di liberale c’è solo uno spruzzo e non dico di che cosa. Facile prendersela con i tassisti e i farmacisti, come se possedere un’automobile e la licenza per trasportare persone fosse un gran privilegio. Capirai, la licenza è indispensabile anche per vendere sigarette e francobolli. Si impone una domanda: perché abolire la “casta” degli autisti povericristi e conservare gelosamente il Monopolio di Stato per sali e tabacchi? Quanto ai farmacisti, le disposizioni sono anche più ridicole. I prodotti da banco (quelli che non necessitano di ricetta medica) entrano nei supermercati, accanto a detersivi e salami. Bene, sai che progresso. Comunque accettiamo. Se però accettiamo questo, qualcuno dovrà spiegare perché in farmacia non è lecito vendere bottiglie di vino e di birra, cioccolato e penne stilografiche. Ancora. Le farmacie non avranno più vincoli territoriali (un punto vendita per tot abitanti); i tabaccai invece continueranno ad averne. Forse che un farmacista è più fesso di un tabaccaio? E con le edicole, come la mettiamo? Sono piccole per decreto, non riescono a esporre tutti i prodotti, però hanno vincolo territoriale.   continua…


Viva tassisti e farmacisti beffati dai finti liberali alla Mortadella


Sto con i tassisti. Persino con i farmacisti. Pur conoscendoli, sto anche con i giornalisti. A ciascuna delle tre categorie, il governo ne sta facendo o preparando di tutti i colori: in nome del liberismo, del liberalismo, della libertà insomma. Ho un’altra idea della società liberale e della libertà. Penso che essa debba essere al servizio della persona concreta e reale, e non dell’individuo astratto. Per non essere astratto pure io, incartandomi subito in una contraddizione, racconto dei tassisti. Ci parlo spesso, quando mi riconoscono come uno di Libero, si confidano, sanno che li ascoltiamo. Un po’ perché ci hanno sempre portato fortuna. Soprattutto perché hanno ragione. Il contenzioso è questo. Il governo, appoggiato da molti economisti di destra e di sinistra, teorizza che i taxi presenti nelle grandi e medie città sono troppo pochi e sono cari. La colpa è della scarsità di licenze per condurre le auto pubbliche. I cittadini lo sanno: in certe ore e se piove, quando cioè se ne ha bisogno, riuscire a saltare su una vettura gialla è come vincere un terno al lotto a Milano, una quaterna a Roma. Confermo: è difficile. Mi è capitato di dovermi mettere in ginocchio davanti a un tassista fuori servizio per indurlo ad accompagnarmi. Cose risapute. Il ministro Bersani allora ha deciso di allargare il parco macchine liberalizzando le licenze, concedendo cioè a chi detiene una licenza di moltiplicarla a volontà. Risultato: crollo del valore delle licenze, benefici per chi ha molti denari o molti santi in banca. Poca roba, si dirà. Ma è il primo passo, una breccia. Un paio d’anni – scommettiamo? – e arriveranno le multinazionali dei tassinari. Tassinari per modo di dire.   continua…


www.libero-news.com               M ichele De Lucia

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