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“Volere la luna” non è più una richiesta inesaudibile. Anzi. E’ persino a buon mercato, stando ai prezzi applicati dalla MoonEstates – letteralmente, Proprietà sulla Luna – società britannica con base in Cornovaglia. Sembra sulle prime un business degno di Totò impegnato a vedere la fontana di Trevi, ma in realtà è tutto legale: con 20 sterline (30 euro) si può acquistare un acro di terreno lunare, ovvero 4.000 metri quadri. Ma anche grandi appezzamenti su Venere e Marte.
Sono ormai 5 anni che i coniugi Williams, Sue e Francis, hanno messo in piedi la loro attività, arrivando ad assumere 10 dipendenti, compreso la figlia Angela, e a guadagnare la cifra astronomica, per davvero, di 4 milioni di sterline (6 milioni di euro). “Circolano storie così brutte riguardo l’effetto serra”, dice la signora Williams, “e nessuno può dirsi sicuro di cosa accadrà. Noi stiamo semplicemente offrendo la possibilità di vivere in un altro mondo. Crediamo che entro 15 anni sarà accessibile per tutti andare sulla luna”.

E aggiunge orgogliosa: “E’ meraviglioso che molta gente possa comprarsi il suo pezzo di terra, certamente preferibile ad una speculazione operata da una grande multinazionale”. I novelli possidenti ricevono, al momento dell’acquisto, un documento con l’indicazione precisa dell’appezzamento di terra – da scegliersi tra Luna, Marte e Venere – e garanzie che la transazione è legale a tutti gli effetti. Parola di Mr Williams, che si autodefinisce Ambasciatore Stellare in Gran Bretagna. “Certo”, spiega l’Ambasciatore del Firmamento, “sul proprio terreno non ci si può andare e non lo si può nemmeno recintare, ma è per questo che costa solo 20 sterline; non c’é verso sulla Terra di comprare un acro di terra a quel prezzo”.

La vicenda, più che un affare galattico, pare una fregatura terrestre. Eppure, forse non del tutto. Il diritto di vendere terreni in giro per il sistema solare si basa sull’intuizione di un californiano, tale Hope, che nel 1980 si accorse di una ‘svista’ nel Trattato Internazionale Spaziale: il documento infatti stabilisce che “nessun Governo può attribuirsi il possesso di territorio spaziale”, ma nulla vieta a un cittadino di farlo suo. Così Hope, usando lo stesso potere invocato dai coloni americani del vecchio West, ha stilato una dichiarazione di possesso. E ha dato il via al business. Williams ha a sua volta acquistato da Hope vasti appezzamenti di terreno lunare, marziano e venusiano e ha messo in piedi la MoonEstates.

“Noi pensavamo che sarebbe stato un passatempo, ma in realtà é diventata la nostra principale occupazione”, confessa Williams, che rivela “la maggior parte dei lotti vengono comprati per fare un regalo. Molti clienti sono nonni, che acquistano i terreni per donarli ai nipoti, per lasciare loro un qualcosa che gli sopravviva”. Idea che va forte, visto che in tutto la MoonEstates ha venduto 200.000 contratti. Non senza sollevare qualche critica.

L’astronomo Sir Patrick Moore ha definito la storia “assurda” e vari legali esperti nel settore immobiliare l’hanno liquidata come “una favola”. Roland Rowell, avvocato dello studio legale ‘Legaleyes’   f.t

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