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SANITA´. Si è dimesso il Ministro Storace

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Francesco Storace si è dimesso dall’incarico al ministero della salute. Il motivo è legato alla vicenda degli arresti ordinati dalla procura di Milano per l’attività spionistica messa in atto ai danni degli “avversari” alle elezioni regionali del Lazio del 2005, Piero Marrazzo del centrosinistra e Alessandra Mussolini di Alternativa sociale.


“Il semplice sospetto che io possa aver architettato una manovra politica contro i miei avversari politici mi addolora e mi indigna. Sento, più di chiunque altro, il diritto di conoscere in tempi brevissimi la verità, perché nulla è più importante del mio onore personale e politico. Ho il diritto di difendermi e avverto, parimenti, il dovere di sottrarre la mia comunità politica e il governo dalle strumentalizzazioni della sinistra. E’ quanto si legge nel comunicato diffuso per annunciare la decisione dell’onorevole.


Storace: «Contro di me dossier inesistente»


ROMA – Il dossier sulle operazioni di spionaggio politico «non esiste», non è altro che «una cantonata storica frutto di un’immonda campagna stampa». Nega ogni coinvolgimento il ministro della Sanità, Francesco Storace, nella vicenda di attività spionistiche contro Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo in occasione delle elezioni regionali dello scorso anno. «Da una parte ci sono i giornali, dall’altra la Procura di Milano, in mezzo c’è una calunnia grande quanto una casa» dice Storace. «Il calendario ci dice che mancano trenta giorni al voto – prosegue. E a ricordarlo sono gli schizzi di fango, i linciaggi, le falsitá di cui saranno chiamati a rispondere in tribunale tutti coloro che saranno ritenuti responsabili. Non tollererò demonizzazioni, per quel che mi riguarda. Sulla vicenda la Sinistra sta facendo la solita campagna, salvo dimenticare tutto quando il caso si sgonfierá come una bolla di sapone». Il ministro riceve la solidarietà di tutto il partito con il leader Fini in testa.:«Sono solidale con Storace e capisco la sua indignazione per il tentativo in atto di diffamarlo, montando un caso che non esiste» spiega il presidente di An. Prodi invece si dice «molto preoccupato» e rivolge un appello alla magistratura ad andare avanti per «chiarire tutto quanto».

LA MINACCIA DI QUERELE – Da parte sua il ministro Storace usa termini molto duri e passa al contrattacco: «Fanno schifo le reazioni a sinistra», si sta tentando «di gettare sterco sul mio staff». Poi si riferisce direttamente ai tre quotidiani che hanno pubblicato i servizi sull’inchuiesta: «Il Corriere della sera, la Repubblica e la Stampa devono stare attenti quando scrivono certi articoli, perchè poi si finisce in tribunale… Parliamo di un dossier che non esiste e per questo trascinerò in tribunale chi mi ha voluto trascinare in questa vicenda. Io non mi faccio intimidire». Per Storace: «se c’è una parte lesa in questa vicenda sono io, basti ricordare le firme false autenticate dalla Sinistra per la lista della Mussolini. La sinistra dovrebbe arrossire di vergogna per dichiarazioni che fanno schifo. Si getta sterco per sostenere che il mio staff avrebbe commissionato un dossier contro Marrazzo e contro la Mussolini. Ma parliamo di un dossier che non esiste. Io in campagna elettorale facevo i comizi, non i colpi di Stato».

I RAPPORTI CON L’AGENZIA – Ma i rapporti con l’agenzia che, secondo l’inchiesta, avrebbe spiato i suoi avversari ci sono stati. Come li spiega Storace?. «Fu il mio staff, ovviamente su mia indicazione, ad assoldare una ditta privata per bonificare i telefoni della Regione Lazio, ovviamente senza pesare sul bilancio regionale e del mio comitato elettorale, ai fini di evitare intercettazioni telefoniche contro di noi. E’ una prassi o comunque una scelta non inusuale in periodo di campagna elettorale. Diciamo che fummo mossi da ragioni di elementare prudenza… Alla fine, non trovarono nulla di anormale, nessuna cimice». Quanto alla societá SSI, «Pierpaolo Pasqua – dice Storace – è una persona conosciuta, è un giovane di destra anche se ora va con la lista Lega nord-Movimento per l’Autonomia. Insomma, di lui ci si può fidare in periodo di campagna elettorale. E a lui si è affidato Niccolò Accame, allora coordinatore della mia lista elettorale. Ma, ribadisco, solo per bonificare la Regione».

SUL CASO INTERVIENE CASINI – Sul caso, intanto, il presidente della Camera Casini ha convocato per martedì alle 13 la conferenza dei capigruppo che dovrà decidere su eventuali comunicazioni del governo sulla vicenda. Casini ha spiegato che «è prassi mai violata della Camera e del Parlamento che a Camere sciolte qualsiasi comunicazione del governo può essere fatta solo se decisa all’unanimità dalla conferenza dei capigruppo». Se ciò non dovesse avvenire, ha quindi concluso Casini, «io non ho alcun potere di violare la prassi, e il governo non potrà riferire». In caso affermativo, invece, «i ministri competenti dichiareranno in commissione». Quanto alle indagini, Casini ha detto «di rispettarle e di attendere l’esito delle indagini della magistratura».


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                                                                        Michele De Lucia

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