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Il Santo del giorno 17 agosto

San Liberatore a Massalubrense, il 17 festa Liturgica e il 26 agosto Festa del patrocinio. Gli inviati di Positanonews hanno trasmesso in diretta la celebrazione liturgica di Don pasquale Ercolano e di Don Fabio Savarese, hanno raccolto immagini e video. La prima chiesa è sorta per il ritrovamento del volto dipinto su sasso. Don Fabio è anche rettore della chiesa di San Rocco a Maiano di Sant’Agnello, e con lui ci siamo piacevolmente meravigliati che nella pala d’altare a rendere omaggio al Padreteno, a sinistra San liberatore e a destra San Rocco con il cane. Il culto a questo santo, arriva dal golfo di Salerno, quando nel tardo medio evo, era molto più importante di quello di Napoli. Tra Cava dei tirreni e Salerno un monte ha sede Eremo di San Liberatore e ne prende nome, si ritiene che esso abbia svolto funzione di Santuario irradiante. Come anche per la serie di chiese dedicate a Sant’Andrea, santuario irradiate Amalfi, o San Vito, santuario irradiante la cittadella monastica di Positano, ora dedicata alla Madonna Nera.

Sorge su un ampio piazzale che domina la sottostante spiaggia di Fontanella e la Marina della Lobra con bella vista su Massa Lubrense ed in pittoresca posizione sulle rocce di Capo Corbo.

Sul luogo dove sorge la chiesa fu rinvenuta una effige dipinta su pietra alla quale il popolo attribuì poteri taumaturgici. Il Santo raffigurato fu ritenuto S. Liberato, l’abate martire di Cartagine ed invocato S. Liberatore per aver liberata Massa più volte dalle epidemie.

Il 10 aprile 1420 fu innalzata in suo onore la cappellina, ampliata nel 1526 per voto, dopo un’altra calamità. Fu riedificata in meliorem formam dopo la peste del 1656, essendo vescovo Mons. Vincenzo De Juliis, con un portico davanti l’ingresso e sull’altare fu posta una tela con la effige del SS. Salvatore tra i SS. Liberatore e Rocco.

Una nuova grave forma di epidemia nel 1854, in seguito alla quale fu fatto voto di ampliare la cappella il 10 agosto 1854. I lavori iniziarono due anni dopo e terminarono nel 1871. La nuova chiesa, nell’attuale stato, lasciava intatta l’antica cappella di forma quadrata, dove fu eretto un altare di marmo e fu riprodotto dal Moriani, nel 1896, il quadro antico e la pietra, su cui è dipinta l’effige del Santo, posta a lato sinistro dell’abside, presso la quale arde perennemente una lampada, è meta di innumerevoli folle che vengono a segnarsi con l’olio benedetto di San Liberatore.

La chiesa è ad una sola navata, assai spaziosa. Nelle pareti, in prossimità dell’ingresso alla chiesa, due lapidi ricordano l’ampliamento, per voto fatto dal Capitolo, Clero e popolo il 10.8.1854 e la liberazione dalla peste.

Divenuto il Santo molto popolare in Penisola Sorrentina, la domenica ultima di agosto si svolge la feste solenne. Punta S. Liberatore, in quella circostanza, con tutte le strade di accesso, è illuminata da una fantasmagoria di luci. Pellegrini da ogni dove si portano nella notte tra il sabato e la domenica alla Chiesetta. Una sagra, che ripete in piccolo, la Piedigrotta napoletana, ma con senso di devozione religiosa. L’apertura della nuova rotabile ha molto cambiato l’antica tradizione; i pellegrini preferiscono i mezzi di comunicazione più rapidi, anziché andare a piedi per l’antica via tra suoni e canti; colpi di salve ad ogni quarto d’ora, tengono desta la gente. La interrotta tradizione ha mutato l’aspetto esteriore della sagra, ma la devozione al Santo rivive intatta. In avvenimenti eccezionali la Statua viene portata in processione a Marina Lobra e alla Chiesa Cattedrale, ove sosta per alcuni giorni, e ove si svolgono solenni funzioni religiose. In Piazza Vescovado, festa popolare con concerti bandistici e gare sportive. Una fantasmagorica fiaccolata accompagna la statua del Santo al rientro della processione.

(da Massa Lubrense – Parco delle Sirene di Nino Coppola)

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San Liberatore e San Liberato. Due santi ed un solo culto a Massa Lubrense. Angelo Grieco

Con questo libro si rende noto quanto emerso dalle ricerche e dallo studio dei documenti storici di Don Angelo Grieco e, successivamente, da Antonino Fienga: una sintesi mirabile della vita del martire cartaginese presentata con cura e sapienza ai devoti fedeli, nonché uno sviluppo progressivo del suo culto da sempre confuso con quello di San Liberatore. Don Francesco Saverio Casa, sacerdote della Chiesa sorrentino-stabiese legato ad entrambi, in una terza battuta si è fatto carico dell’onere di portare a compimento l’opera per arrivare, finalmente, a questa edizione. A lui è toccato in sorte di essere, da ultimo e sacerdote, la terza mano che ha aggiunto ulteriori dettagli ad una storia ormai ben delineata e tratteggiata nei suoi molteplici aspetti.

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