«RIFLESSIONI SUL DECALOGO»
  Vorrei iniziare ribadendo il valore e  la portata dei 10 comandamenti, cavallo di battaglia  dei  corsi di  catechismo di intere generazioni:diciamo che  il suo spessore è illimitato e perciò non completamente afferrabile con la mente.  Esaminiamo il luogo in cui si è svolto l’episodio del Sinai: il deserto.  Esso non appartiene a nessuno per cui un oggetto trovato in mezzo ad aride pietre è di chiunque si dia al pena di chinarsi e di raccoglierlo .Nessun riferimento geografico, nessuna comunità ancora pronta ad accoglierlo . Mosè col  portare dal monte giù in pianura  il decalogo ricevuto direttamente da Dio,in realtà  si rivolge a tutta l’umanità per cui, come scrive Albert Cohen , “prima del dono della Torah ,l’uomo era una scimmia pelosa che ha avuto accesso all’umanità solo dopo la rivelazione delle 10 parole”. Gli uomini di ogni tempo che studiano e cercano di comprendere il senso nascosto  di queste 10 sacre Parole ,svelano il significato della voce di Dio come insegna un testo rabbinico:”Anche ciò che dirà un discepolo esperto di fronte al suo maestro , è stato già detto a Mosè sul Sinai”. Non per niente la parola Mosè, oltre che il significato di salvato dalle acque, ha anche il senso di tratto fuori: un fuori che ha il sapore di  una liberazione da gabbie che se anche dorate ,hanno comunque sempre delle sbarre che bloccano le uscite…. ” Non avrai altri Elohim di fronte a me” (letterale ebraico  panim , che significa viso è usato sempre al plurale, per cui la frase suona così:Non avrai altri Elohim,altri dei, sopra i miei volti). Il primo comandamento mira dunque a sradicare qualsiasi tendenza all’idolatria,consistente nell’elevare la parte di un tutto alla dignità di totalità, come già accadde ai piedi del monte Sinai , dove il popolo abbandonato a se stesso in attesa di Mosè ,si costruì un  vitello d’oro confondendolo con Dio ….. Il culto all’idolo in ogni tempo,diviene allora  icona del culto reso a se stessi, perché permette una facile identificazione nell’idolo che ci  andiamo a costruire . E ci fa sentire potenti….. Ed  ecco il peccato di sempre, il peccato di Adamo, il peccato nostro,lo stesso di  ieri  e di oggi …l’uomo non cambia! In fondo il solo grande precetto sottinteso ai singoli comandamenti sta tutto in quella prima  esortazione che fa Dio:“Ascolta Israele ( Shemà Israel) Il Signore Iddio nostro è l’unico Dio. Amerai dunque il Signore Iddio tuo con tutto il cuore, con tutto il tuo respiro e con tutte le tue forze” (Dt,6,4). IL verbo amare (ebraico ahab) rientra nella terminologia delle relazioni di alleanza, una forma che potremmo definire quasi giuridica. E’ un’alleanza che deve essere rispettata , bisogna essere fedeli all’alleato   e anche temerLo  , perchè questo Dio  è infinitamente superiore. II giudaismo  allora può essere definito a giusta ragione come una nomocrazia, perchè la legge è stata l’unica garante dell’eternità di questo popolo per secoli. Ma a noi è stato insegnato che dobbiamo superare la legge per.. l’amore!  Comunque anche festa più significativa del calendario ebraico è la Simhat Torah,che significa proprio gioia della Torah,:a voler sottolineare che la legge non è solamente quella data a Mosè sul monte Sinai, (in questo caso si tratterebbe solo di storia antica,) bensì è una   legge vista come la  fonte ininterrotta  di nutrimento spirituale, e quindi sempre viva e da ravvivare.  Infatti lo stesso Mosè aveva fatto distinzione tra le regole religiose che hanno forza di legge e quelle che entreranno in vigore quando gli ebrei entreranno nel paese di Canaan (Dt12,10): ecco spiegata la continua necessità di attualizzare una  Parola, che è passato, presente e futuro nello stesso momento . In questa linea continua senza il Sinai con il suo Decalogo , non c’è vera vita attiva nella fede. Ecco allora che si spiega  la figura di Mosè chiamato il liberatore: il liberatore di  un popolo , liberato a sua volta dalla  schiavitù della legge,e divenuto l’obbediente per amore della legge, ma che non vedrà come Abramo la terra promessa se non da lontano. Restano entrambi uomini dell’attesa anche se .Abramo  sarà chiamato l’obbediente per fede, pronto a sacrificare il suo unico figlio Isacco a  Dio  E voglio terminare , in questo  primo lunedì  post-pasquale, in una  maniera un po’ “forte”,con una rielaborazione della più pregata preghiera, il Padre Nostro, fatta  da un grande teologo, il gesuita Karl Rahner, in cui  l’autore esprime in tono orante, tutto il suo monoteismo e la sua fede in un Dio che liberamente ci libera, se lo vogliamo: “ Padre Nostro che sei nei cieli del nostro cuore, anche se esso sembra a volte un inferno. Sia santificato il Tuo nome, sia invocato nel silenzio mortale del mio perplesso ammutolire. Venga il Tuo regno a noi, quando tutto ci abbandona. Sia fatta la Tua volontà, anche se ci uccide, perché essa è la vita e ciò che in terra sembra la fine, in cielo invece è l’inizio della tua vita. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Facci pregare anche per questo, che non ci scambiamo mai con Te, neppure nell’ora in cui Tu ci sei vicino, e noi notiamo meno, nella nostra fame,  di essere povere ed insignificanti creature. Rimettici i nostri debiti e nella prova preservaci dalla colpa e dalla tentazione che in fondo è una sola: di non credere in Te e di non comprendere il Tuo amore. Ma liberaci da noi stessi, liberaci in Te, liberaci nella Tua libertà e nella Tua vita. Parliamo a Dio così, con molte meno parole e molto più cuore”.   Trudy Borriello e-mail :trudy.vitolo@fastwebnet.it   Tutti i contenuti presenti nella sezione e negli articoli sono da considerarsi di proprietà dell’autrice che se ne riserva tutti i diritti