
Torre del Greco Boniello Ciaravolo
Si è tenuta ieri sera presso il Circolo Nautico di Torre del Greco la presentazione del libro“Lucio Battisti – Emozioni ischitane” di Anna Maria Chiariello - con la prefazione di Peppino Di Capri organizzata dal Sig. Angelo Ciaravolo e Francesco Torrese - che ha svelato a noi di Positano News i segreti della vita dell’artista quando ancora non era famoso per il grande pubblico.
Il maestro scomparso ormai molti anni fa, viene tutt’ora cantato, apprezzato e considerato attuale nel mondo non solo dai giovani dell’epoca ma anche dagli adolescenti di oggi.
La serata ha avuto inizio con l’accompagnamento degli Hora Nueva, un gruppo emergente già vincitore del premio 29 Settembre che ha interpretato molti dei più grandi successi dell’artista scomparso 11 anni fa a Milano.
Erano poco più delle sette di sera quando mi sono avvicinato all’autrice che sembrava accogliere tutti nella stanza con un sorriso genuino come quello di un bambino quando deve parlare del suo idolo.
- Anna Maria, tra le tante tematiche che possono essere affrontate nella stesura di un libro, com’è nata l’idea di scrivere questo libro proprio sul grande Battisti?
Preciso che ha risposto mostrandomi prima un sorriso a trentadue denti per poi parlare.
- Vedi Francesco, tutto è nato quasi per caso perché io sono un’appassionata di Lucio Battisti che grazie alle sue canzoni è stato anche colonna sonora del mio matrimonio e quando poi ne festeggiammo l’anniversario in compagnia di un gruppo di amici, c’era un gruppo di ragazzi di Roma che cantava e suonava i testi dell’artista. Qui una mia cara amica – che è stata anche la nostra testimone di nozze – ci raccontò che da ragazza conobbe un giovane Battisti.
La curiosità ovviamente era tanta e così le chiedo dove lo aveva conosciuto. Lei mi risponde che era il 1963 ed erano quelli gli anni ruggenti di Ischia, l'isola dei vip, il luogo in cui svernavano i protagonisti del jet set internazionale, dove era facile trovare nei locali più esclusivi come il Rangio Fellone, Mina, Peppino di Capri, Ornella Vanoni, Lola Falana, Rocky Roberts. Erano gli anni in cui Ischia era il set di film come Cleopatra, con Liz Taylor e Richard Burton o di produzioni italiane come “Diciottenni al sole” con Catherina Spaak e Lisa Gastoni. E c'era anche un ragazzo di 18 anni che suonava la chitarra e cantava per potersi pagare le vacanze.
Qui ho così iniziato a creare questo spaccato di quegli anni facendo così la cronista, quello che faccio in pratica ogni giorno per scrivere i miei articoli al meglio, andando di casa in casa per conoscere meglio un Battisti sconosciuto a molti e ricavandone poi ciò che è stato il prodotto finale, il libro che è stato frutto di tanto amore, dedizione e sacrificio.
Una gentilezza disarmante quella di Anna Maria, tanto che l’intervista, tra un sorriso e l’altro, proseguiva inaspettatamente da sola.
- Sembra quasi che la sua vita ruoti intorno alla scrittura da sempre ma quando è nata la passione di scrivere e di far conoscere agli altri ciò che Lei ha dentro?
- E’ molto semplice caro collega, la voglia di scrivere è nata fin da quando ero bambina. Da subito ho saputo che avrei voluto fare la giornalista ed è stato questo il mio obbiettivo; ricordo ancora il mio primo incarico per una rivista di motori. Ero giovanissima e inviai alla redazione una lettera - all’epoca le missive erano come le attuali mail – incrociando le dita per essere assunta da corrispondente. Era il mio sogno! Fortuna volle che il Direttore – ricordo ancora le parole esatte – mi rispose così: <>. Furono poche righe che iniziarono a cambiare la mia vita.
- Invece la voglia di scrivere un libro su Battisti, un proprio manoscritto, quando è arrivata? Si è fatta aiutare da suo marito o dall’amica di cui mi parlava prima?
- La voglia arriva proprio dallo scrivere tanti articoli giorno dopo giorno, arrivando quindi a desiderare ardentemente di scrivere qualcosa di proprio ma per scriverlo mi sono avvalsa di un metodo molto semplice: la curiosità.
Tutto nasce infatti grazie a questa curiosità scaturita anche da quello che mi raccontò la mia amica. Ho preso delle ferie ed ho passato lunghi periodi di soggiorno ad Ischia per conoscere e curiosare, per vivere quello che viveva l’artista quando era ragazzo. L’ospitalità non è mancata e la gente, le signore mi hanno raccontato dell’artista 18enne, delle sue amicizie, di quando si esibiva alle percussioni – all’epoca l’elettronica non c’era e lui provava a creare nuovi suoni con l’aiuto delle mani anche se il risultato era abbastanza meccanizzato – ed ancora non cantava, della sua amicizia con Tullio De Piscopo. Queste interviste mi hanno svelato segreti unici facendomi così scoprire lati di un giovane Battisti in erba sconosciuto ai più.
- L’amore nei riguardi di Battisti è immenso a quanto pare e penso sia un’idea e un’emozione condivisa da tantissimi altri ma se Lei dovesse scegliere una canzone fra tutto il repertorio dell’Artista, quale sentirebbe più sua?
- Qui rispondere diventa complicato. Non c’è una canzone che preferisco in generale ma credo che la mia preferenza vari dal momento e dalle emozioni che si possano provare in un determinato istante, in una determinata giornata. Battisti non era un cantante in voga in quel periodo ma è ancora oggi tanto attuale che molti giovani continuano a cantare le sue canzoni per strada, perciò, ogni sua canzone racchiude una situazione della vita di qualsiasi individuo facendo sì che tutti i suoi versi e tutte le sue melodie siano speciali.
Potrei citarne alcune ma sono tutte bellissime, davvero: non ne ho una in particolare ma grazie alle mie interviste ad Ischia ho scoperto che una delle canzoni a cui sono particolarmente legata del musicista, “La canzone del sole”, è stata scritta proprio per una mia amica – Antonia - che ricopre la descrizione e che conosceva e frequentava l’artista: Battisti la chiamava affettuosamente la “biondona ciribella”
- “La canzone del sole” la conosciamo tutti ed è forse la canzone che ci spinge quasi sempre ad accedere all’intero mondo di Battisti ma il motivo per il quale ha inserito una prefazione di Peppino di Capri in un libro che racconta la vita di un altro cantautore qual è?
- Ho scelto Peppino - un carissimo amico - perché nessuno meglio di lui poteva scriverla in quanto Battisti amava moltissimo la canzone napoletana al punto da imparare questo fantastico dialetto ed inoltre perché Peppino era l’unico che, interpretava la canzone napoletana con uno spirito americano; Lucio ha spesso fatto viaggi negli Stati uniti per conquistare quelle terre senza mai riuscirci e quindi questo mi è sembrato il connubio perfetto.
A questo punto il tempo a nostra disposizione era terminato ed io soddisfatto mi avviavo a sedere per godermi tutto il resto della serata.
Francesco Toto f.toto@email.it